Iniziative varie    vai a iniziative di lungo corso





NUOVA UDIENZA PER L’ASILO POLITICO PER AVNI ER

 

Il 10 giugno 2010 al Tribunale di Bari è in programma una nuova udienza di appello in cui viene discussa la richiesta di asilo politico in Italia di Avni Er, comunista turco che se espulso nel suo paese rischierebbe il carcere, la tortura e la morte, come è capitato a tanti altri suoi compagni che hanno avuto il coraggio di denunciare e combattere le violenze del regime turco, perpetrate in particolare nei confronti degli oppositori politici. Nella scorsa udienza del 18 maggio il giudice ha acquisito nuova documentazione presentata dai difensori di Avni, mentre d’altro canto l’Avvocatura dello Stato si è costituita parte avversa.

Il 28 maggio poi il governo italiano ha risposto all’interrogazione parlamentare presentata dal deputato Dario Ginefra del PD sulla richiesta di status di rifugiato politico presentata da Avni Er (consultabile insieme agli altri documenti sul sito www.avni-zeynep.net). In essa il sottosegretario all’Interno Michelino Davico afferma tra l’altro: “La competenza del Ministero dell’interno si esaurisce con la pronuncia della Commissione territoriale che - tengo a sottolinearlo - ha trattato l’istanza nel pieno rispetto dei termini. Ogni valutazione sulla legittimità della decisione adottata da quest’ultima è riservata alla competente Autorità giudiziaria, nei confronti delle cui decisioni il Governo non può esercitare alcuna forma di condizionamento, per rispetto ai principi di autonomia e indipendenza sanciti dalla Costituzione.”

Sappiamo tutti che questo corretto pronunciamento spesso rimane sulla carta in quanto le prese di posizione contro questo o quel giudice (nonché nei confronti della magistratura in generale) sono prassi frequente da parte di diversi esponenti della maggioranza di governo, e ciò è avvenuto anche riguardo al caso specifico di Avni Er.

Altra circostanza emblematica di quello che è il contesto nel quale si sta giocando questa partita è stata la pubblicazione del rapporto 2010 di Amnesty International, che contiene aspre critiche alla politica italiana nei confronti dell’immigrazione e all’operato della polizia in alcuni casi eclatanti (Emmanuel Bonsu, Stefano Cucchi); contro questo rapporto è insorto lo stesso ministro Frattini, definendolo “indegno”!

In sostanza quello di Avni può essere visto come un caso specifico di una lotta più generale per la difesa dei più elementari diritti umani, che in molte circostanze nel nostro paese vengono già apertamente violati, e per questo a maggior ragione invitiamo tutti gli individui, le associazioni, le forze politiche moralmente sensibili a prendere in vario modo posizione in suo favore.

 

Scarica doc

 

 


Sabato 5 giugno manifestazione a Modena

Concentramento alle ore 16 sotto la Prefettura

e corteo lungo le strade cittadine fino a piazzale Erri.

 

Sosteniamo la lotta del popolo palestinese!

L’embargo a Gaza deve cessare!

Condanniamo il massacro attuato dal governo sionista di Israele!

 

Nella notte tra il 30 e il 31 maggio il governo sionista di Israele ha attaccato militarmente la Freedom Flottilla: navi che da diversi paesi si dirigevano, con il loro carico di aiuti umanitari, verso il porto di Gaza per dare aiuto alla popolazione palestinese sotto embargo. Le cifre, nonostante siano passati alcuni giorni, sono ancora incerte, a dimostrazione dell’impudenza e della vigliaccheria del governo Israeliano. Si parla comunque di una ventina di morti e una cinquantina di feriti. Molti degli attivisti assassinati sono stati letteralmente giustiziati con colpi alla testa a bruciapelo.

L’attacco dell’esercito israeliano contro la Freedom Flottilla è stata una vera e propria aggressione di tipo nazi-fascista non solo contro il popolo palestinese, ma contro tutta la comunità mondiale; in spregio agli accordi internazionali, in violazione dei più elementari diritti umani: una vera e propria dichiarazione di guerra non solo contro i popoli che in diversi paesi difendono il diritto del popolo palestinese ad avere uno Stato e a vivere in pace, ma anche contro i popoli di tutto il mondo che ripudiano la guerra. Un’aggressione anche contro il popolo di Israele stesso.

I governi di diversi paesi hanno rilasciato dichiarazioni di condanna e richieste di chiarimenti. Alcuni di questi, invece, si limitano a chiedere che sulla vicenda “sia fatta più luce”.

L’attacco del governo sionista di Israele va invece condannato senza se e senza ma! Esso è la dimostrazione, l’ennesima dimostrazione, che questo governo persegue una politica di sterminio contro un popolo che da decenni difende il proprio diritto di esistere e di vivere in pace. Una politica di sterminio vergognosamente, vigliaccamente appoggiata dai principali governi imperialisti di mezzo mondo (tra i quali il governo italiano è sempre in prima fila!) e coraggiosamente combattuta dai popoli, dalle organizzazioni, dai partiti progressisti, democratici, pacifisti, rivoluzionari in ogni angolo del mondo.

Difendere il governo di Israele vuol dire schierarsi a favore dello sterminio di massa che esso attua da decenni contro il popolo palestinese e contro i popoli che dai paesi vicini sostengono la causa palestinese, anche per mezzo di iniziative coraggiose come quella della Freedom Flottilla.

Un’altra nave è partita dall’Irlanda per rompere l’assedio di Gaza. È la Rachel Corrie, così titolata in memoria dell’attivista statunitense schiacciata dal bulldozer israeliano il 16 marzo 2006 mentre protestava a Gaza contro l’occupazione israeliana. Anche questa missione di aiuti umanitari è stata bloccata dall’esercito israeliano, questa volta, pare, senza vittime. Questo dimostra ulteriormente che la strage sulla Freedom Flottilla è stato un atto di violenza ingiustificato e ingiustificabile. Quale pace possono mai perseguire quei governi che vanno a braccetto con simili assassini? Quali balle ci raccontano quando fianco a fianco si fanno filmare davanti agli altari della pace di mezzo mondo? Un’ipocrisia insopportabile!

Gli abitanti di Gaza vivono in una vera e propria prigione a cielo aperto. Questo assedio deve essere rotto immediatamente e il governo sionista di Israele deve essere chiamato a rispondere dei suoi crimini davanti all’umanità.

Invitiamo le masse popolari, i sinceri democratici, gli antifascisti, gli antimperialisti, i comunisti e tutti coloro che ripudiano la guerra che i padroni e i loro governi scatenano contro il popolo a mobilitarsi:

-    nella condanna pubblica e dispiegata della politica di sterminio che il governo di Israele conduce contro il popolo palestinese e in particolare nella condanna dell’attacco dell’esercito israeliano contro la Freedom flottilla e contro la Rachel Corrie;

-    nel sostegno al popolo palestinese attraverso le numerose iniziative che già sono in cantiere e che possono essere costruite: seguire il coraggioso esempio della Freedom Flottilla e della Rachel Corrie!

-    nel fare pressione in ogni modo verso il proprio governo affinché anch’esso condanni decisamente questo vergognoso attacco guerrafondaio del governo sionista di Israele e interrompa con esso i rapporti politici, economici e militari;

-    nell’esprimere la solidarietà alle vittime del brutale attacco israeliano.

 

Che il popolo israeliano abbatta il proprio governo,

dal quale non può ricevere altro che umiliazioni, miseria, fame e guerra!

Abbiamo cacciato il nazi-fascismo con la coraggiosa lotta del popolo.

Non permettiamo che esso risorga!

Il governo sionista di Israele se ne deve andare!

Libertà per il popolo palestinese! Rompere l’assedio di Gaza!

 

Collettivo Comunista Modenese – Via Cortese 64, - tel. 333 6411102 – collcommodena@tiscali.it

Aderente al   Coordinamento dei Collettivi Comunisti   -   www.coorcolcom.org

 



Assemblea contro la repressione

mercoledì 28 aprile alle ore 21,00

presso la sede di Rifondazione Comunista in via Bertodano 7, a Biella

 

APPELLO CONTRO LA REPRESSIONE

 

Al momento attuale l’Italia vive in un clima caratterizzato da costanti atti repressivi che hanno l’obiettivo di danneggiare e distruggere i diritti e le libertà fondamentali, questo è frutto di un lungo processo, portato avanti dal Governo,che mina sempre di più la libertà d’espressione e di manifestazione, insieme a molti dei principi democratici, frutto della resistenza al nazi-fascismo su cui si basa lo Stato italiano. Tutto questo è chiaramente lesivo nei confronti di gran parte delle persone che vivono all’interno del paese e giova unicamente al profitto e al potere di pochi, facendo sempre più somigliare l’Italia ad una dittatura. In questo contesto repressivo chi protesta viene subito castigato, e dissuaso dal ribellarsi.

A Biella, una realtà relativamente piccola, noi ragazzi del collettivo Stella Rossa siamo di continuo bersaglio delle misure restrittive della Questura e delle autorità comunali. È infatti in atto un vero e proprio tentativo di immobilizzare la nostra azione politica e la nostra agibilità. Questo processo è iniziato con una denuncia, arrivata a due militanti del collettivo. I due sono stati denunciati per aver partecipato ad una manifestazione non autorizzata (violazione art. 18) a seguito di un presidio davanti al palazzo della Provincia di Biella, organizzato dagli studenti dei professionali di Mosso contro l’accorpamento delle scuole professionali, a cui Stella Rossa ha dato il suo contributo. Non pensiamo però che sia casuale il fatto che tra tutti gli studenti di Mosso, siano stati denunciati proprio due studenti appartenenti al collettivo, come non pensiamo sia casuale il fatto che sempre più frequentemente la Questura ci neghi la possibilità di organizzare iniziative pubbliche, come ad esempio dei semplici banchetti informativi, utilizzando delle banali scuse. Altri tre militanti sono stati multati e denunciati perché attaccavano manifesti contro la repressione. Ci è stato inoltre vietato dal comune di Cossato di poter organizzare la festa di autofinanziamento che sarebbe servita per pagare le multe e le spese legali.

Pensiamo che questa manovra non si fermerà e che quello che è successo sia solo l’inizio di un lungo processo che si estende anche oltre il collettivo, per fermare ogni tipo di contestazione e ogni tipo di iniziativa libera e democratica. A questo proposito pensiamo che sia utile e doveroso costruire un comitato per combattere la repressione in tutte le sue forme, in difesa della libertà d’espressione e di manifestazione. Pensiamo sia utile aprire un dibattito per creare un confronto costruttivo su questo tema, che crei percorsi per difendere le garanzie democratiche e tutti quei diritti sanciti dalla Costituzione che stanno via via venendo accantonati nell’indifferenza generale.

Chiamiamo quindi a tutti gli studenti, gli amici, i parenti, i cittadini e alle organizzazioni che sentono il bisogno di lottare contro la repressione di aderire a questo appello e di costruire con noi un comitato contro la repressione per la difesa del diritto di espressione; partecipando all’assemblea indetta per il giorno mercoledì 28 Aprile alle ore 21.00 che si terrà presso la sede di Rifondazione Comunista in via Bertodano 7, a Biella.

Vi aspettiamo numerosi.

 

Collettivo Comunista “Stella Rossa”  di Biella

 















Collettivo Comunista Piemontese (Torino)

Collettivo Comunista Stella Rossa (Biella)

 

Manifestazione antifascista a Castellamonte



Collettivo Comunista Piemontese (Torino)

 

Report presidio per Maged Al Molki

 

Martedì 28 luglio, davanti alla sede del consiglio Regionale del Piemonte in via Alfieri 15 a Torino, si è tenuto il presidio promosso dal Collettivo Comunista Piemontese (CCP) e da altri compagni solidali con la causa palestinese  per Maged Al Molki 47enne palestinese che ha scontato 23 anni di carcere in Italia per il sequestro della nave da crociera Achille Lauro avvenuto nel 1985. Lo scorso 27 giugno Maged ha ricevuto un decreto di espulsione dall’Italia malgrado egli dovesse ancora scontare nel nostro Paese tre anni di libertà vigilata e attendesse l’esito del ricorso contro l’espulsione formulato dai suoi avvocati e nonostante egli sia sposato con una donna italiana. Dalla mattina del 28 giugno Maged è scomparso deportato dalla polizia italiana in Siria. Una quindicina di compagni e compagne (tra i quali rappresentanti del Comitato Antifascista 18 giugno, ISM-Italia e un rappresentante del PCL) hanno partecipato al presidio e sono stati esposti uno striscione con la scritta “Libertà per Maged Al Molki”, un tabellone che ricordava l’articolo 10 della Costituzione italiana, bandiere rosse e una bandiera palestinese. Sotto gli occhi di un nutrito schieramento di DIGOS e polizia in tenuta antisommossa, alcuni compagni hanno megafonato e diffuso volantini di denuncia fermando tutti i consiglieri all’entrata mentre si recavano in consiglio chiedendo a gran voce che una delegazione del presidio fosse ricevuta. La compagna Carla Biano, moglie di Maged Al Molki, ha rilasciato interviste e dichiarazioni ai giornalisti presenti.

Intorno alle 10 e 30 circa, alcuni consiglieri sono usciti dal palazzo e ci hanno comunicato che una delegazione del presidio sarebbe stata ricevuta immediatamente dai capigruppo dei partiti presenti al consiglio regionale. Mentre gli altri compagni rimanevano a diffondere volantini, una delegazione di cinque compagni della quale faceva parte anche la compagna di Maged, è entrata nella sala delle conferenze stampa del consiglio della regione dove, ad attenderli, vi erano rappresentanti di PD, PRC, IdV e il consigliere Chieppa del PdCI. Un compagno ha preso la parola e ha spiegato che il consiglio regionale era stato scelto in quanto, al suo interno, vi sono i rappresentanti delle Istituzioni insigniti anche del compito di fare rispettare la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista e che essi, quindi, hanno il dovere di prendere posizione pubblica sulle gravi violazioni dei diritti umani e della Costituzione che il governo italiano esercita impunemente. Carla Biano, la compagna di Maged, ha esposto nei particolari, sia tecnici che politici, la situazione rispondendo anche alle domande che alcuni consiglieri del PD facevano sul coinvolgimento del governo siriano nella questione. Abbiamo quindi chiesto che il consiglio regionale prenda una posizione pubblica netta sulle violazioni costituzionali operate dal governo italiano e ponga all’ordine del giorno del prossimo consiglio una mozione che chieda di fare luce sulla questione di Maged e che si opponga al tentativo del governo, di praticare tali violazioni anche nei confronti di altri, come ad esempio il compagno comunista turco Avni Er il quale presto finirà di scontare la pena nel nostro Paese e sarà soggetto anch’egli di un decreto di espulsione che se verrà attuato, lo consegnerà nelle braccia dei torturatori del regime fascista turco.

Chieppa del PdCI ha quindi proposto agli altri consiglieri di fare un documento comune sulle questioni riportate dalla nostra delegazione e di renderlo pubblico portandolo a dibattito nello stesso consiglio regionale. Gli altri consiglieri si sono detti favorevoli alla compilazione di tale documento. Il presidio è rimasto fuori ancora un ora a diffondere il materiale di denuncia informando con il megafono sugli esiti dell’incontro della delegazione con i consiglieri.

Ovviamente potremo ritenerci soddisfatti dell’incontro soltanto quando questa presa di posizione pubblica del consiglio verrà formulata e attuata: le dichiarazioni di intenti non sono sufficienti! Nell’augurarci, quindi, che tale mozione venga formulata e resa pubblica al più presto, continueremo a vigilare sull’operato del Consiglio Regionale del Piemonte ripromettendoci di propagandarne ad ampio raggio i risultati, siano essi negativi che positivi e di continuare a dare battaglia perché nessuno (anche e soprattutto tra chi rappresenta le Istituzioni) possa eludere le proprie responsabilità, soggettive o di partito che esse siano!!

Salvezza e libertà per Maged Al Molki compagno palestinese e Avni ER compagno turco!!!

Libertà per tutti i compagni prigionieri!!



Collettivo Comunista Piemontese (Torino)

Collettivo Comunista Stella Rossa (Biella)

 

Al colle del Lys (To) contro i revisionisti le bandiere rosse dei comunisti

 

 

Domenica 5 luglio al colle del Lys, in valle di Susa, si è tenuta la commemorazione dell’eccidio nazifascista del  2 di luglio del 1944.

Una rappresaglia di fascisti e tedeschi portò alla cattura di 26 partigiani che furono barbaramente torturati e poi uccisi. Agli occhi dei partigiani giunti sul posto dopo l’eccidio commesso da fascisti e nazisti, si presentava una terrificante scena che così viene raccontata dal partigiano Enrico Fogliazza (Ciro): “Trovammo Franco Scala (Franco) massacrato da diverse pugnalate al basso ventre e il medico della brigata con i genitali squarciati. Anche gli altri 24 partigiani erano stati torturati, massacrati in modo incredibile”. L’eccidio del Col del Lys, come tanti altri eccidi nazifascisti che hanno inondato di sangue il nostro Paese, ci rammenta la ferocia del fascismo e del nazismo ma, soprattutto, la determinazione e l’abnegazione con la quale migliaia di uomini e di donne, hanno offerto la loro vita per costruire la nostra. Essi sono i nostri genitori, la nostra storia.

Ma i valori di libertà e giustizia  che il  sacrificio di questi coraggiosi compagni rappresentano stanno stretti alla banda di mafiosi, fascisti, razzisti e speculatori che sono al governo e a chiunque tutela gli interessi della classe dominante del nostro paese. Infatti, con la collaborazione di qualche noto esponente della sinistra borghese e di qualche dirigente dell’ANPI legato al PD, proseguono nella loro infame opera di liquidazione e denigrazione di quel sacrificio cercando di ridurlo ad un evento paragonabile a qualsiasi altra guerra. La guerra partigiana era guerra di popolo diretta e combattuta da donne e uomini che non solo sognavano la liberazione dell’Italia dai nazisti e dai fascisti, ma anche  un mondo migliore, una società senza sfruttamento, guerra, dolore e morte, una società socialista.

Alla commemorazione del col del LYS, il comitato organizzatore, in accordo con dirigenti dell’ANPI e politici compiacenti, aveva vietato ai partiti (e quindi soltanto ai comunisti) di presenziare con le loro bandiere nel piazzale dove si erge il monumento in ricordo dei partigiani massacrati. I compagni del CCP di Torino e del Collettivo Stella Rossa di Biella, avevano raccolto l’appello lanciato dal compagno “Mao” Calliano del PdCI di Torino con cui venivano invitati tutti i comunisti a presenziare con le bandiere rosse con la falce e i martello per contrastare l’ennesima operazione liquidatoria dei valori della Resistenza.

La mattina del 5 luglio  erano presenti una decina di compagni del CCP e del Collettivo Stella Rossa di Biella e cinquanta altri compagni tra militanti del PdCI e dell’ERNESTO, tutti con le loro bandiere. Un compagno del Pdci, figlio di un partigiano, si è recato con la propria bandiera nei pressi del monumento, scatenando le critiche degli organizzatori che gli hanno intimato di allontanarsi. I compagni del CCP e del Collettivo Stella Rossa sono accorsi con le loro bandiere a dare man forte al compagno seguiti da tutti gli altri del PdCI e dell’ERNESTO. Abbiamo aperto immediatamente uno striscione con la scritta “NO AL REVISIONISMO, LA RESISTENZA CONTINUA” mentre il piazzale si riempiva di bandiere rosse. Gli organizzatori hanno tentato l’impossibile per farci arretrare ma la risposta dei compagni presenti è stata decisa e determinata: “dovete fare venire la celere da Torino e farci caricare perché noi non ci muoviamo!”.

Gli organizzatori motivavano il divieto con il  fatto che il picchetto d’onore degli alpini della brigata Taurinense, non avrebbe potuto essere fatto in presenza di bandiere di partiti politici. I compagni hanno immediatamente risposto che i partigiani uccisi al col del Lys non erano militari uccisi in una guerra imperialista ma comunisti e combattenti per la libertà! Dopo circa mezz’ora di polemiche e discussioni la cerimonia è ripresa e mentre il picchetto d’onore della Taurinense si allontanava dal piazzale dopo avere svolto il suo “compito”, dal folto numero di compagni con le bandiere rosse sono partite alcune contestazioni e qualche fischio al loro indirizzo.

Al passaggio del “corteo” di bandiere rosse di fronte al monumento dei gloriosi partigiani, al canto di “Bella ciao” la gente attorno applaudiva e alzava i pugni chiusi. Altro che picchetto d’onore della Taurinense!

Anche questo episodio dimostra che il piano di liquidazione della Resistenza partigiana in nome di una “memoria condivisa” che fa comodo soltanto ai padroni sta andando avanti e ci richiama ad elevare il livello di attenzione e di vigilanza intervenendo ogni qual volta sia possibile e necessario, nelle piazze, nei quartieri, sul posto di lavoro e presso le istanze elettive: circoscrizioni, comuni, province e regioni . La risposta positiva della gente presente al passaggio del corteo di bandiere rosse mostra ai revisionisti e ai liquidatori che non avranno vita facile se i comunisti e gli antifascisti saranno presenti.

E’ necessario che ogni comunista, ogni antifascista si unisca in un fronte comune per contrastare e fare fallire il piano liquidatorio dei padroni e dei loro servi della politica borghese che vorrebbero la riappacificazione del paese per delegittimare le sacrosante lotte che il proletariato e le masse popolari mettono in campo per non pagare la crisi dei padroni, per la tutela dei propri diritti, per una società giusta e senza sfruttamento!!

 

                                                           ORA E SEMPRE RESISTENZA!!!

 

 


29.06.09: presidio sotto il tribunale di Milano a partire dalle ore 9,30 contro la persecuzione del compagno Enrico Levoni (vedi comunicato)