28 gennaio 2010
Lettera aperta a Comunisti Uniti
Passi concreti del lavoro di Comunisti Uniti per il partito comunista
Ho letto lo scambio di riflessioni che nelle ultime settimane sono circolate nell’area Comunisti Uniti e intervengo a nome della mia organizzazione, il Coordinamento dei Collettivi Comunisti, poiché queste riflessioni sono il frutto di un dibattito comune che al nostro interno si è sviluppato da quando abbiamo deciso di aderire al progetto CU.
Il dibattito comune tra le diverse componenti del movimento comunista è un aspetto molto importante in questa fase, a patto che sia finalizzato a risolvere i problemi pratici e ideologici che oggi attraversano il movimento comunista. Ogni contributo al dibattito deve quindi, in una qualche misura, rispondere ad alcune domande fondamentali. Queste stesse domande fondamentali non fanno ancora parte di un patrimonio comune del movimento comunista del nostro paese, ma alcune di esse sì. Anche per questo abbiamo deciso che l’area CU fosse un ambito necessario per trovare le risposte. Partiamo quindi dagli elementi che ci accomunano.
D’ora in poi parlerò dei comunisti italiani (inteso non come PdCI, ma come comunisti di questo paese) intendendo per essi quei compagni che riconoscono coscientemente e decisamente che l’unica via di emancipazione della classe operaia (e quindi del resto del proletariato e delle masse popolari) dal giogo dell’imperialismo è la rivoluzione socialista: quel processo cioè in cui la lotta di classe condotta dalle classi sfruttate contro le classi sfruttatrici porta all’abbattimento dell’ordinamento sociale borghese e all’instaurazione di un nuovo ordinamento sociale, non più basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo per la valorizzazione del capitale, ma sul soddisfacimento dei bisogni materiali e spirituali delle masse e sullo sviluppo collettivo delle forze produttive a questo finalizzate. Questi in sintesi sono per noi i comunisti. Qui non parlo quindi di altri, cioè di quei tanti che oggi nutrono ancora una qualche fiducia nella possibilità di riformare, riadattare, adeguare, costringere la borghesia a fare gli interessi delle masse.
Indubbiamente tra noi comunisti esistono comunque notevoli divergenze sulla via della rivoluzione socialista, sulla via per la costruzione del nostro partito e anche sulle sue caratteristiche. Ma sui nostri obiettivi più strategici dobbiamo avere le idee chiare, per parlare la stessa lingua.
A mio avviso noi comunisti italiani (e quindi noi tutti aderenti a CU) siamo dunque di fronte ad un nodo fondamentale che ostacola il nostro sviluppo, cioè ostacola la riconquista, come abbiamo avuto nel passato, di un ruolo dirigente tra la classe operaia e le masse popolari. Questo nodo si compone di tre elementi tra loro strettamente connessi: 1. il rapporto debole con la classe operaia, 2. la frammentazione attuale del movimento comunista, 3. la mancanza di un vero partito comunista rivoluzionario.
Ma il dibattito su questi temi generali non porterà ad alcun risultato se le attuali componenti del movimento comunista non porteranno in esso la loro esperienza concreta, l’analisi, le valutazioni, il bilancio del loro lavoro volto alla costruzione e al rafforzamento del legame con la classe operaia e le masse popolari. Il dibattito è indispensabile per formare quell’unità ideologica che è il fondamento di un partito comunista. Ma se il dibattito resta (come in parte è ancora) slegato da questa esperienza concreta, non approderemo a nulla di utile al processo rivoluzionario, tanto meno alla costruzione di un partito rivoluzionario!
Alcune (quante? quali?) delle forze organizzate che oggi compongono l’area CU svolgo certamente un’attività rivolta direttamente alla classe operaia e al resto delle masse popolari che in qualche modo si mobilitano, anche spontaneamente, per resistere alla crisi imposta dal sistema capitalista. L’attività di queste componenti è preziosa non solo perché mantiene - e in qualche misura magari sviluppa - un legame con la classe che negli anni è andato via via dissolvendosi; la loro attività è importante anche perché può contribuire alla costruzione dell’unità ideologica di cui abbiamo bisogno.
Il progetto CU è nato ormai da un anno e mezzo. Io credo che ci stiamo attardando.
La maggior parte delle risorse che molti di noi (organizzazioni e singoli compagni) hanno dedicato a questo progetto è ruotata essenzialmente intorno al problema del ruolo del PRC/PdCI, al problema della critica degli errori dei dirigenti di questi partiti, al problema del rapporto o degli inciuci con il PD, al problema della Federazione. Di certo le riflessioni a carattere più generale non sono ancora approdate ad un confronto diretto sui problemi che, a differenza dei primi, sono stringenti, fanno la differenza tra l’avanzare con il nostro progetto e il soffermarci ancora sugli errori e i limiti degli opportunisti. Ovvero:
- quali difficoltà incontriamo noi comunisti nel costruire (o ricostruire) un legame con la classe operaia fin dall’inizio del processo di costruzione del partito di cui la classe stessa ha bisogno?
- come concretamente combattiamo la sfiducia di tanti operai e lavoratori che ancora non si mobilitano con forza per difendere le loro condizioni di vita e di lavoro?
- come concretamente combattiamo la sfiducia verso il movimento comunista che tanti operai nutrono, sebbene si mobilitino sempre più numerosi per difendere il posto di lavoro?
- come trattiamo e come sviluppiamo concretamente la questione sindacale?
- quale ruolo e quali strumenti portiamo noi comunisti nella lotta di classe?
- sulla base della reciproca esperienza, con quale forma organizzativa ognuno di noi pensa sia possibile andare verso il partito comunista?
- con quali mezzi e strumenti contrastiamo la repressione della borghesia contro il movimento comunista e anticapitalista che va sempre più intensificandosi?
Non è esaustiva questa lista, certamente altri compagni possono allungarla. Il nodo centrale però sta nel fatto che la nostra unità, o è unità costruita sul dibattito su temi come questi e soprattutto sull’attività concreta messa in campo da quelli tra noi che si mobilitano, oppure resta l’intento di un’unità di intenti!
Noi del Coordinamento dei Collettivi Comunisti riteniamo (e non siamo certo i soli), che la centralità della classe operaia nella lotta per la sua emancipazione oggi passa attraverso lo scontro che essa deve condurre contro gli effetti della crisi imposti dai padroni, che tentano di tenere a galla un ordinamento sociale obsoleto. La rinascita di una coscienza di classe, la costruzione dell’organizzazione della classe, passa necessariamente attraverso questa lotta. È la lotta contro i licenziamenti, è la lotta contro le ristrutturazioni, le esternalizzazioni, contro le migrazioni forzate. È la lotta contro il carovita, contro lo smantellamento delle condizioni relativamente dignitose di vita e di lavoro che il proletariato sì era conquistato con dure lotte negli anni passati. È in questa lotta che la classe operaia tornerà ad essere protagonista e dirigente non solo di se stessa, ma anche di tutte le altre classi proletarie. È nello stretto legame con questa lotta, ricavando da essa i migliori insegnamenti che noi comunisti troveremo la via per la ricostruzione del partito comunista. Ed è nel legame con un movimento comunista che si pone risolutamente su questo terreno che la classe operaia troverà la via per ricostruire il suo partito. È nel partito la sintesi superiore di ritrovata unità tra la coscienza (il movimento comunista) e la classe. Il partito sarà la sintesi di unità ideologica e organizzativa.
Nel nostro piccolo. In CU oggi non esiste nemmeno (o tanto meno) un’unità organizzativa. È ovvio! Ma la sua assenza costituisce anche un freno allo sviluppo del dibattito, all’unità ideologica, poiché senza attività concreta e senza dibattito basato sull’analisi concreta della situazione concreta, le concezioni hanno tutte pari dignità di esistere, siano esse giuste, cioè che favoriscono la classe operaia nella sua lotta contro la borghesia, o dannose, cioè che favoriscono invece la borghesia.
Io ritengo che la via concreta e più efficace per uscire dalla situazione di relativo immobilismo di CU (non delle sue singole componenti ognuna delle quali sviluppa già il suo lavoro) sia quella di iniziare un lavoro coordinato e organizzato mirante soprattutto a sostenere le lotte della classe operaia (in primis) e del resto delle masse popolari basato su un metodo di lavoro se segua indicativamente questo profilo.
progettare e costruire iniziative comuni tra i compagni e gli organismi aderenti a CU presenti nello stesso territorio;
far sì che in queste iniziative si adotti un metodo di lavoro
a. efficace alla riuscita delle iniziative (dibattito franco e aperto, divisione dei compiti, assunzione di responsabilità, definizione di tempi e modi, ecc.),
b. che produce strumenti utili al bilancio (rapporti, documenti, riflessioni, dati, inchiesta, ecc.);
coinvolgere in queste iniziative i contatti che i componenti di CU hanno già, in particolare gli operai;
usare quanto prodotto per fare bilanci quanto più oggettivi possibile (cioè basati sui fatti) del lavoro svolto a livello locale, coinvolgendo tutti i partecipanti, in particolare CU, ma anche quelli - soprattutto se operai - non aderenti a CU che hanno partecipato;
portare questi bilanci e le riflessioni (elaborazione) di essi in ambito CU a livello nazionale: cioè coinvolgere tutta CU nel metodo di lavoro;
dibattere e combattere per l’affermazione delle posizioni più avanzate sulla base dell’esperienza comune condotta col metodo comune: ruolo della classe operaia, ruolo dei comunisti, necessità del partito, rivoluzione socialista come unica via d’uscita, ecc.
Saluti a pugno chiuso e auguri di buon lavoro a tutti
Enrico Levoni del Coordinamento dei Collettivi Comunisti