Comunicati e volantini


Indice

27.07.10 - Luigi libero! (Collettivo Comunista Piemontese)

26.07.10 - Libertà per tutti i compagni! (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

17.07.10 - Il compagno Valter è tornato libero dopo un anno di restrizioni! (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

09.07.10 - Onoriamo il sacrificio dei sette eroi della Thyssen-Krupp! (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

26.06.10 - Solidarietà con i detenuti! Diritto ai colloqui per tutti! Basta sovraffollamento! (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

26.06.10 - La libertà dei lavoratori non si svende, la crisi la paghino i padroni! (Collettivo Comunista Romano - Collettivo CST deCOLLIamo) scarica

19.06.10 - Libertà per Luigi e Davide! (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

16.06.10 - L'attacco a Pomigliano d'Arco non deve passare! (Coordinamento dei Collettivi Comunisti) scarica

07.06.10 - Il processo Thyssen è il processo di tutti gli operai contro il sistema di sfruttamento e morte! (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

05.06.10 - Denunciamo gli abusi sui prigionieri e le violazioni dei loro diritti! (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

05.06.10 - Sosteniamo la lotta del popolo palestinese! (Collettivo Comunista Modenese) scarica

03.06.10 - Operai, lavoratori: prendiamo in mano il nostro destino! (Coordinamento dei Collettivi Comunisti) scarica

31.05.10 - Attacco militare del governo sionista israeliano agli aiuti umanitari (Coordinamento dei Collettivi Comunisti) scarica

18.05.10 - Messaggio di solidarietà della RSU FIAT Mirafiori agli operai Ferrari in lotta (RSU FIAT Mirafiori) scarica

12.05.10 - Perquisizioni e arresti a Torino (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

11.05.10 - Ulteriore diffida contro il compagno Valter (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

06.05.10 - Il popolo greco si sta ribellando! (Coordinamento dei Collettivi Comunisti) scarica

03.05.10 - Onoriamo le vittime del lavoro inasprendo le lotte (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

25.04.10 - Contro la repressione (Collettivo Comunista "Stella Rossa" Biella) scarica

25.04.10 - A Modena, città Medaglia d'Oro della Resistenza (Collettivo Comunista Modenese) scarica

25.04.10 - 25 Aprile: viva la Nuova Resistenza (Collettivo Comunista Romano) scarica

14.04.10 - Niente scarcerazione anticipata per il compagno Valter (Coordinamento dei Collettivi Comunisti) scarica

13.04.10 - FIAT (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

30.03.10 - Processo Thyssen Krupp: udienza del 26 marzo  (Collettivo Comunista Piemontese - Proletari Comunisti (TO)) scarica   scarica volantino

26.03.10 - Una piccola ma importante vittoria operaia (Collettivo Comunista Modenese) scarica

26.03.10 - Lo scaricabarile dei padroni della Thyssen Krupp (Collettivo Comunista Piemontese - Proletari Comunisti) scarica   scarica volantino

24.03.10 - Prosegue il processo contro i dirigenti stragisti della Thyssen Krupp (Collettivo Comunista Piemontese) scarica   scarica volantino

22.03.10 - Solidarietà a Eugenio, RSU Maserati (Collettivo Comunista Modenese) scarica

15.03.10 - Consiglio Comunale Torino (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

15.03.10 - Libertà per Avni Er! (Collettivo Comunista Piemontese e anifascisti torinesi) scarica

14.03.10 - Per un fronte comune contro la repressione (Coordinamento dei Collettivi Comunisti) scarica

12.03.10 - Solidarietà al Collettivo Stella Rossa (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

12.03.10 - Sciopero Generale (Coordinamento dei Collettivi Comunisti) scarica

12.03.10 - Aggiornamenti Thyssen-Krupp (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

12.03.10 - Su la testa (Collettivo Comunista Romano) scarica

02.03.10 - Umbe e Vale assolti subito (Coordinamento dei Collettivi Comunisti) scarica

07.02.10 - Polizia e carabinieri ancora una volta a difesa della feccia fascista (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

31.01.10 - No alla chiusura di Termini Imerese (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

23.01.10 - Processo breve (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

20.01.10 - Solidarietà di classe a Virgilio e Morlacchi (Collettivo Comunista "Congiura degli uguali") scarica

16.01.10 - No alla repressione dei comunisti e di chi lotta per un mondo migliore! (Coordinamento dei Collettivi Comunisti) scarica

15.01.10 - Comunicato antifascista (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

06.01.10 - Comunicato sul processo del 14.01.10 (Coordinamento dei Collettivi Comunisti) scarica

31.12.09 - Solidarietà agli operai della RSZ New Project (Coordinamento dei Collettivi Comunisti) scarica

31.12.09 - Solidarietà ai compagni del circolo "Che Guevara" (Collettivo Comunista Romano) scarica

17.12.09 - Thyssen Krupp - Udienza del 17.12.09 (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

13.12.09 - No alla via intitolata ad Almirante (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

11.12.09 - Solidarietà agli occupanti di case (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

08.12.09 - Corteo Nazionale contro le morti sul lavoro (Coordinamento dei Collettivi Comunisti) scarica

30.11.09 - Cacciamoli! - Partecipate al NO Berlusconi Day! (Coordinamento dei Collettivi Comunisti) scarica

21.11.09 - Nessuna sala pubblica ai fascisti (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

18.11.09 - Solo gli operai possono decidere del loro futuro (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

17.11.09 - L'unica giustizia è quella proletaria! (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

11.11.09 - Solidarietà ai lavoratori dell'Eutelia (Collettivo Comunista Romano) scarica

31.10.09 - Solidarietà al Centro Popolare Occupato Experia (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

31.10.09 - Nessuna agibilità politica né culturale per i fascisti (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

30.10.09 - Solidarietà al Centro Popolare Experia di Catania (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

25.10.09 - Solidarietà a Mao Calliano (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

24.10.09 - Contro i provvedimenti fascisti (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

21.10.09 - Ennesima provocazione contro i comunisti! (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

15.10.09 - Per l'agibilità politica dei comunisti! (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

15.10.09 - Thyssen-Krupp - Denunciamo i difensori mercenari dei padroni stragisti!  (Collettivo Comunista Piemontese) scarica

14.10.09 - Solidarietà ai compagni del GIAP  (Collettivo Comunista Romano) scarica

13.10.09 - No alla repressione degli antifascisti!  (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

11.10.09 - Sosteniamo la lotta degli operai della Nacco! (Collettivo Comunista Modenese)  scarica

05.10.09 - Nessun ponte sarà intitolato al fascista Almirante! (Collettivo Comunista Piemontese)  scarica

04.10.09 - Volantino nazionale sciopero metalmeccanici (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

03.10.09 - Manifestazione antifascista a Castellamonte (Collettivo Comunista Piemontese)  scarica

30.09.09 - Solidarietà al compagno Valter (Collettivo Comunista Piemontese)  -  scarica

23.09.09 - I nostri eroi sono i lavoratori (Collettivo Comunista Piemontese)  -  scarica

16.09.09 - A fianco degli occupanti, contro la repressione! (Collettivo Comunista Romano)  -  scarica

13.08.09 - Viva la vittoria degli operai della INNSE!  (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

03.08.09 - INNSE: La lotta paga!  (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

30.07.09 - Contro le Ronde della GNI: ronde antifasciste!  (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

21.07.09 - Un fantasma si aggira per l'Europa dei padroni  (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

14.07.09 - Lottiamo uniti contro la repressione!  (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

13.07.09 - Per il diritto alla casa! Basta con i privilegi e le speculazioni!  (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

07.07.09 - G8 - I potenti della terra portano solo miseria  (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

01.07.09 - Solidarietà ai compagni colpiti dalla repressione  (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

30.06.09 - No ai tribunali speciali!  (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

23.06.09 - Saluto all'Assemblea Nazionale della Rete dei Comunisti  (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

18.06.09 - Chi sono i veri amici degli operai e dei lavoratori?  (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica

16.06.09 - Contro la persecuzione dei comunisti  (Coordinamento Collettivi Comunisti) scarica


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27.07.10

 

Luigi libero!

 

Oggi è stato revocato il confino per il compagno Luigi e tramutato in obbligo di firma giornaliero. Luigi quindi può finalmente tornare a Torino dove abita, lavora e combatte.
Crediamo che la resistenza dei compagni incarcerati, la solidarietà e la mobilitazione espresse da molte parti del movimento torinese siano stati fattori molto importanti che hanno senza dubbio influito anche sulla decisione di revoca di un provvedimento di stampo fascista voluto da un PM piduista e intrallazzatore come il PM Rinaudo titolare dell'inchiesta contro i compagni accusati di avere difeso dall'arroganza dei padroni e dalla violenza della polizia, uno spazio di agibilità politica e sociale , come L'Ostile occupato. Ora è necessario proseguire la mobilitazione per ottenere la liberazione anhe di Davidino al quale non è stata revocata la misura degli arresti domiciliari.

FUORI I COMPAGNI DALLE GALERE!

NO AI MODERNI TRIBUNALI SPECIALI E AI PROVVEDIMENTI DI STAMPO FASCISTA!
 

Collettivo Comunista Piemontese

 


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26.07.10

 

LIBERTA' PER TUTTI I COMPAGNI

 

Il 12 maggio scorso, durante un operazione repressiva della polizia politica, venivano condotti al carcere delle Vallette i compagni Luigi, Davide e Luca, mentre altri 13 compagni venivano sottoposti a misure cautelari. Tutti sono accusati di aver partecipato agli scontri con le forze dell’ordine durante lo sgombero del centro sociale L’Ostile avvenuto il 10 dicembre 2009 a Torino. Dopo un periodo in carcere (quasi due mesi per Davide e Luigi, quest’ultimo in condizioni di semi-isolamento) sono stati posti agli arresti domiciliari fuori da Torino, Luigi nella bergamasca a casa di una compagna che si è resa disponibile ad ospitarlo, Davide a Giaveno e Luca a Bussoleno su imposizione del PM Rinaudo (che risulta iscritto nelle liste della P2 e amico intimo di Luciano Moggi) titolare dell’inchiesta.

Il compagno Moschino, altro fermato per gli scontri del 10 dicembre, ha avuto l’obbligo di dimora a Barge. Per Luigi, Davide, Luca e Moschino, il PM Rinaudo ha preteso un vero e proprio PROVVEDIMENTO DI CONFINO, come nel ventennio usavano fare i tribunali speciali fascisti per allontanare i comunisti, gli anarchici e gli antifascisti dal proprio luogo di origine, dai propri famigliari e dai propri compagni di lotta ed isolarli dal resto delle masse popolari. Nel caso del compagno Luigi l’accanimento del PM Rinaudo è stato ancora più grave perché teso a danneggiarlo anche economicamente, in quanto Luigi ha un’abitazione in affitto e il lavoro a Torino che chiaramente rischierebbe di perdere nel caso il provvedimento di confino dovesse protrarsi nel tempo.

Come è possibile che per difendere gli spazi di agibilità politica e sociale si debba essere malmenati, incarcerati, allontanati dalle proprie abitazioni e privati del proprio lavoro senza il quale un proletario non potrebbe vivere, oppure uccisi come nel caso del giovane compagno Carlo Giuliani durante le manifestazioni contro il G8 del luglio 2001 a Genova!?

Come è possibile che una Repubblica democratica possa permettere a Pubblici Ministeri piduisti di pretendere che vengano adottati provvedimenti di chiaro stampo fascista come il confino che oggi i nostri compagni stanno subendo con il rischio di perdere il lavoro e la casa!?

Questi provvedimenti sono gli stessi che venivano adottati dal regime fascista per isolare gli antifascisti dal resto delle masse popolari al fine di scongiurare la diffusione delle idee di libertà e giustizia sociale che essi sostenevano e propagandavano tra i lavoratori e la popolazione schiacciata da un regime infame.

I compagni Davide, Luca, Moschino e Luigi devono essere liberati e devono poter tornare alle loro case e al loro lavoro. Essi non hanno fatto altro che difendere uno spazio sociale ribellandosi alla violenza della polizia e al tentativo di soffocare un movimento di resistenza che nel nostro paese si sta sviluppando contro l’eliminazione dei diritti e delle conquiste che le masse popolari hanno acquisito a costo di dure lotte nelle strade, nelle piazze e nelle fabbriche del nostro Paese. Una repressione che si sviluppa a largo raggio attraverso il tentativo di colpire le avanguardie di lotta per INTIMORIRE, SPAVENTARE E “EDUCARE”il resto delle masse popolari e dei lavoratori. Del resto anche i padroni della FIAT stanno attuando la stessa forma di terrorismo licenziando senza giusta causa i sindacalisti come monito per tutti gli altri.

 

NO AI NUOVI TRIBUNALI SPECIALI

NO AI MODERNI PROVVEDIMENTI-CONFINO

LIBERTA' PER I COMPAGNI! SOLIDARIETA' A CHIUNQUE SI RIBELLA ALLE ANGHERIE

DEL PADRONE DI TURNO!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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17.07.10

 

IL COMPAGNO VALTER È TORNATO LIBERO DOPO UN ANNO DI RESTRIZIONI !

 

Il compagno Valter Ferrarato, ha scontato la sua pena ad un anno di reclusione, commutata in affidamento in prova ai servizi sociali (rientro a casa alle 23,00 e divieto di lasciare la provincia di Torino), comminata dal moderno tribunale speciale di Milano.

Valter era stato condannato, con altri 15 antifascisti, per avere “partecipato moralmente” alla manifestazione antifascista, (sfociata in dure cariche della polizia che diedero luogo alla legittima resistenza degli antifascisti) che l’11 marzo del 2006, a Milano, tentò di fermare la parata di Fiamma Tricolore e di altri topi di fogna fascisti, per le vie della Milano città medaglia d’oro per la Resistenza. La condanna del moderno tribunale speciale, fu di 4 anni di cui tre furono indultati. Allo scoccare della mezzanotte del 16 luglio, una decina di compagni armati di trombe da stadio, hanno accolto l’uscita di Valter dall’abitazione scandendo slogan per la liberazione di tutti i compagni prigionieri o soggetti a restrizioni penali.

Valter torna libero dopo un anno durante il quale non ha mai cessato la sua attività politica e per questo è stato oggetto di ripetute provocazioni poliziesche concretizzatesi nelle segnalazioni degli agenti della DIGOS che hanno portato a tre provvedimenti di diffida del Magistrato di Sorveglianza, con conseguente diniego dei 45 giorni di liberazione anticipata e l’ammonimento di revoca del provvedimento di affidamento tramutandolo in custodia in carcere.

Tre segnalazioni assurde e costruite di sana pianta dagli agenti della polizia politica torinese.

Tra qualche mese una camera di consiglio di giudici deciderà, sulla base della relazione dell’assistente sociale che seguiva l’affidamento del compagno e in base alle segnalazioni di polizia, se la misura di affidamento in prova a servizi sociali ha avuto esito positivo. In caso contrario il compagno Valter verrebbe arrestato e condotto in carcere per scontare l’intero anno di pena.

Quindi, malgrado Valter abbia scontato l’intera pena, per un periodo di tempo non meglio specificato, sarà soggetto al ricatto e all’intimidazione poliziesca alla quale il nostro compagno non ha alcuna intenzione di soggiacere. Valter continuerà a lottare, come ha sempre fatto, contro padroni, fascisti, razzisti, clericali e mafiosi, tutti molto ben rappresentati dal governo della banda Berlusconi e legittimati da un opposizione inesistente e complice. Il compagno Valter continuerà a lavorare per la ricostruzione del partito comunista e a combattere per il socialismo.

Un ringraziamento particolare va al compagno Marco che ha ospitato il nostro compagno per l’intero arco dell’affidamento e che senza il quale Valter non avrebbe nemmeno potuto eleggere domicilio. Ma un grazie altrettanto fraterno va a tutti i compagni, comunisti, anarchici e antifascisti che hanno contribuito economicamente, politicamente e moralmente a sostenere il nostro compagno. La solidarietà espressa nei suoi confronti è stata l’arma più efficace perché egli proseguisse a lottare malgrado le restrizioni e le ripetute provocazioni della polizia politica. La solidarietà con i compagni prigionieri o colpiti in qualsiasi modo dalla repressione degli sgherri della borghesia va oltre le differenti posizioni politiche degli organismi e dei gruppi antagonisti unifica le lotte e indebolisce il comune nemico!

 

Fuori i compagni dalle galere! LIBERTA’ per TUTTI i RIVOLUZIONARI PRIGIONIERI!

NO ai MODERNI TRIBUNALI SPECIALI e ai PROVEDDIMENTI CONFINO!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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09.07.10

 

Onoriamo il sacrificio dei sette eroi della Thyssen-Krupp

Inaspriamo la lotta di classe per il socialismo!

 

L’udienza del 30 Giugno prevedeva l’audizione dei consulenti tecnici nominati dalla difesa: il professor Betta, l’ing. Queto ed il prof. Cerri.

Betta, per oltre due ore, ha tentato di dimostrare come e quanto l’azienda sia stata attenta alle misure di sicurezza previste dalla legge. Il prof. Betta inoltre non ha mai rinunciato, durante la sua esposizione, di alludere, quando non di affermare direttamente, che la colpa della strage sarebbe stata degli stessi operai e che il disastro si sarebbe potuto evitare se avessero messo maggiore attenzione e rispettato le regole della sicurezza.

Per confermare la validità della sua relazione filo padronale e antioperaia l’esimio (sic!) professore ha fatto riferimento ai bilanci, (come dire che se i bilanci di una azienda sono positivi, anche le sue condizioni in materia di antinfortunistica e della sicurezza, devono essere per forza nella norma) dell’azienda. Il prof. Betta però dimentica che fu lo stesso Harald Espenhan, amministratore delegato della Thyssen, che dichiarò di avere bloccato i soldi destinati alla messa in sicurezza della linea dove avvenne la strage di operai e che quindi se i soldi non furono utilizzati, la messa in sicurezza della linea di produzione non fu effettuata!

Ma con quale coraggio questi signori possono prestarsi ad un gioco così atroce e completamente privo di rispetto per la vita umana!? I ricchi padroni possono pagare avvocati, testimoni, ispettori dell’INPS e consulenti vari, mentre le famiglie dei lavoratori morti nell’incendio e i loro compagni sopravvissuti, devono ogni giorno faticare per “mettere insieme il pranzo con la cena” ed affrontare le spese di una vita sempre più cara e sempre più ai limiti della più nera povertà.

Per questi mercenari, servi dei padroni e dei potenti, l’unica cosa che conta è il compenso che ricevono e l’impunità di cui godono in un paese come il nostro nel quale un pugno di ricchi parassiti la fanno da padrona dettando regole e tempi della politica e della società! La crisi del sistema che si basa sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo costringe i padroni a dimostrare il loro vero volto, il volto dell’arroganza, della prepotenza e della vile menzogna, violando impunemente le stesse leggi che i loro servi della politica hanno emanato su loro mandato.

Ma quando sono i lavoratori e i proletari ad alzare la testa e a violare le regole imposte dalla democrazia dei padroni, essi non disdegnano di fare uso della forza e della repressione mandando polizia e carabinieri a sgomberare picchetti, a caricare i manifestanti in corteo (come per i terremotati dell’Aquila) o a perquisire, arrestare e processare i compagni e i lavoratori che più di altri alzano la testa contro i soprusi e le angherie dei padroni e dei loro servi.

A chi giova questo tipo di democrazia basata su di un sistema che prevede lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo se non a quel pugno di parassiti ricchi sfondati che comprano per pochi euro la nostra forza lavoro e calpestano la nostra dignità? Una democrazia con la D minuscola che viene difesa a suon di manganellate, carcerazioni e uccisioni come per il giovane compagno Carlo Giuliani ammazzato come un cane dai carabinieri mentre manifestava, nel luglio 2001 a Genova, il suo sdegno contro il sistema di sfruttamento e morte al quale i padroni vorrebbero costringerci.

Il processo contro i padroni della Thyssen Krupp mostra evidentemente strutture e dinamiche di un sistema che deve essere abbattuto e sostituito con un sistema basato sul protagonismo e la partecipazione del proletariato e delle masse popolari. Un sistema dove non vi sarà alcuno spazio per padroni, sfruttatori e loro servi! Un sistema socialista!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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26.06.10

 

SOLIDARIETA’ CON I DETENUTI.

DIRITTO AI COLLOQUI PER TUTTI!

BASTA SOVRAFFOLLAMENTO!

 

Sono passati due mesi dall’arresto (12 maggio) dei compagni Luigi, Davide e Luca per gli scontri durante lo sgombero della casa occupata Lostile del dicembre scorso.

Il 28 maggio il tribunale del riesame al quale i tre arrestati si erano appellati (insieme ad altri 13 compagni colpiti da misure restrittive) ha dato responso negativo sulla scarcerazione dei tre, ponendo soltanto il compagno Luca agli arresti domiciliari. Luigi e Davide restano in carcere con l’accusa di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

Dopo più di due mesi dall’arresto di Luigi e malgrado le ripetute domande che i compagni hanno fatto al Tribunale per andare a visitarlo, il PM Rinaudo non ha concesso alcuna autorizzazione e non è stata nemmeno resa nota una motivazione del diniego. Nemmeno a suo fratello hanno autorizzato ancora i colloqui. Questa prassi sembra ripetersi di frequente per chi è detenuto nel carcere delle Vallette di Torino; a quanto ci risulta in altre città del Nord Italia il diritto ai colloqui dei detenuti è maggiormente tutelato. Infine, il compagno Luigi dopo più di un mese si trova ancora rinchiuso nel settore “nuovi giunti”, un settore del carcere dove i detenuti dovrebbero rimanere soltanto il tempo necessario per le visite mediche. Un settore sprovvisto di televisione e con limitatissime agibilità dei detenuti che vi si trovano. Perché il compagno Luigi Giani è ancora ai nuovi giunti in una situazione di semi isolamento? Perché non può ricevere colloqui? Eppure sui colloqui l’ordinamento carcerario parla abbastanza chiaro:

I detenuti possono avere colloqui e corrispondenza con i congiunti e con altre persone. Anzi particolare favore viene accordato ai colloqui con i familiari. I detenuti possono avere quotidiani, periodici, libri. Ciascun detenuto è fornito di biancheria, vestiario e di effetti di uso in quantità sufficiente. Il permesso per avere un colloquio con un imputato in attesa del giudizio di 1°grado viene concesso dal PM. Un appellante, ricorrente o definitivo ha il diritto di essere visitato dai familiari o dal convivente. I non familiari devono richiedere il permesso al PM nel primo caso e alla Direzione nel secondo caso. (Art. 18 OP) I detenuti usufruiscono di 6 colloqui al mese (4 per i detenuti dell'art. 4bis). Durata massima del colloquio, 1 ora. A ciascun colloquio possono partecipare non più di 3 persone. (Art. 37 Reg).

Quasi un anno è trascorso dalla sentenza della Corte europea dei Diritti umani (16 luglio 2009) che ha condannato l’Italia a risarcire un detenuto recluso per mesi in una cella in cui per sé disponeva di meno di tre metri quadri. Una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea, un’ipotesi di tortura o trattamento inumano o degradante.

Oggi la situazione è peggiore di allora: pressoché in tutte le carceri italiane si riscontra una cronica situazione di sovraffollamento, che si aggrava durante l’estate a causa del clima caldo.

I detenuti (quelli poveri, perché i ricchi o non finiscono in galera o ne escono immediatamente, o se ci restano hanno sempre un trattamento di riguardo) si trovano in spazi ristretti e nella sporcizia, come hanno denunciato gli stessi prigionieri delle Vallette in alcune recenti lettere ai giornali. Il prossimo 20 settembre saranno dieci anni dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento Penitenziario (varato appunto nel 2000), che guardava verso condizioni più dignitose di detenzione. In cinque anni era fissato il termine per adeguare le carceri ad alcuni parametri strutturali. Che ci fosse l’acqua calda, per fare solo un esempio. Ne sono passati dieci, di anni, e quasi ovunque gli edifici sono ancora inadeguati se non in condizioni peggiori.

Questa situazione carceraria sempre più insostenibile è causata dalla politica criminogena e repressiva attuata dalla classe dominante per arginare gli effetti della crisi di un sistema che produce soltanto miseria e morte per le masse popolari, mentre i ricchi si arricchiscono sempre di più.

Contro questa politica e gli effetti che ne derivano è necessario mobilitarsi in vario modo.

Siamo disposti a farlo con chiunque lo voglia, per sostenere le rivendicazioni dei detenuti e lottare con loro per condizioni di vita più dignitose.

 

Per contatti: colcompiemonte@libero.it 3476558445

 

Ascoltate radio blackout (105.250 fm), radio indipendente e anti-carceraria

in particolare la trasmissione “Bello come una prigione che brucia”, in onda il lunedì alle 10,30

 

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26.06.10

 

La dignità dei lavoratori non si svende, la crisi la paghino i padroni!

 

In queste ore, si sta giocando a Pomigliano una battaglia cruciale per i diritti degli operai e dei lavoratori. Il “rilancio aziendale” della FIAT voluto da Marchionne e perpetrato attraverso un bieco ricatto in nome del quale o si accetta un “modello di sviluppo” fondato sullo sfruttamento intensivo della classe operaia, privata dei suoi più elementari diritti sociali, oppure si cade nel baratro del licenziamento e della chiusura dello stabilimento, nasconde un disegno complessivo che il padronato, con la grave complicità di vasti segmenti di sindacati e con l’assenso esplicito di ampi settori della “sinistra” istituzionale, va attuando ormai da tempo.

 

Il referendum “farsa” a cui sono chiamati i lavoratori di Pomigliano non è altro che la cartina di tornasole attraverso cui si manifesta con chiarezza l’interesse di classe dei padroni (Confindustria e Governo Berlusconi in testa), i quali in tempi di crisi economica gettano la maschera democratica e si rendono responsabili di un ritorno a forme arcaiche di gestione del rapporto fra datore di lavoro e lavoratore. I diritti più elementari vengono calpestati: turni e straordinari obbligatori incrementati, malattia non pagata, drastica riduzione del diritto di sciopero. Questo dimostra che la lotta di classe non è affatto finita, a dispetto di quanto una certa sinistra continua ad affermare; la lotta di classe è quella che quotidianamente i poteri forti oppongono alla classe operaia, alle masse popolari, ai precari ed ai giovani privi di prospettive.

 

L’aumento scellerato della produttività in fabbrica espone inoltre la classe lavoratrice a rischi elevatissimi di incidenti sul lavoro; non ci bastano più le lacrime di coccodrillo che in troppe tragiche occasioni (si pensi alla drammatica strage della Thyssen Krupp) il politico di turno manifesta, per poi sostenere le aziende quando queste costringono i propri dipendenti a ritmi e condizioni tali da mettere a repentaglio la propria stessa esistenza per uno stipendio ai limiti della sussistenza.

 

E’ una battaglia complessiva, quella a cui siamo chiamati oggi, nel manifestare il nostro sostegno e la nostra solidarietà attiva agli operai FIAT. Accettare oggi un simile ricatto significa avallare domani l’abolizione dello Statuto dei Lavoratori, ma significa soprattutto legittimare il presunto diritto del padronato di poter disporre della forza-lavoro come dello strumento di risoluzione della crisi. Una crisi che è invece tutta interna al sistema capitalistico, ma le cui conseguenze gravano esclusivamente sulle spalle di tutti i soggetti sociali più deboli. E’ dunque in gioco, in questa vicenda, la tutela dei principi costituzionali, quegli stessi principi per la conquista dei quali migliaia di uomini e donne hanno dato la vita; ma non solo: è questa una battaglia di democrazia, una battaglia che se si concludesse con una sconfitta rischierebbe di aprire scenari ancor più drammatici, con un ritorno ad una dimensione post-feudale e semi-schiavistica, alla faccia della funzione progressiva del capitalismo, di cui tanti intellettuali si riempiono inutilmente la bocca.

 

Avvertiamo come urgente la necessità di una connessione delle lotte di tutti i soggetti sociali imbrigliati in questa crisi generale; l’unità di classe e l’organizzazione della mobilitazione e del conflitto sono aspetti imprescindibili per fronteggiare adeguatamente l’offensiva padronale. E’ quella stessa unità che oggi porta soggetti diversi come un collettivo comunista ed un gruppo di giovani studenti e lavoratori precari a sperimentare sul terreno della prassi una politica da fronte; solo la realizzazione di un intervento unitario caratterizzato da una dimensione antagonista e di classe  potrà dare a questa ed alle generazioni successive la possibilità di uscire dal pantano del capitalismo in crisi.

 

Solidarietà ai lavoratori di Pomigliano!

Nessuna azienda dev’essere chiusa!

Nessun operaio dev’essere licenziato!

 

Collettivo Comunista Romano

Aderente al Coordinamento dei Collettivi Comunisti

 

Collettivo CST deCOLLIamo

cst_decolliamo@hotmail.it

 

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19.06.10

 

LIBERTA’ PER LUIGI E DAVIDE! LIBERI TUTTI!

DIRITTO AI COLLOQUI PER I PRIGIONIERI!

 

È ormai passato un mese dall’arresto (12 maggio) dei compagni Luigi, Davide e Luca per gli scontri durante lo sgombero della casa occupata Lostile del dicembre scorso.

Il 28 maggio il tribunale del riesame al quale i tre arrestati si erano appellati (insieme ad altri 13 compagni colpiti da misure restrittive) ha dato responso negativo sulla scarcerazione dei tre, ponendo soltanto il compagno Luca agli arresti domiciliari. Luigi e Davide restano in carcere.

Ora a quanto pare il PM Antonio Rinaudo ha posto come condizioni per la concessione degli arresti domiciliari per Luigi e Davide l’allontanamento dalla città di Torino. Un vero e proprio “provvedimento di confino” come quelli che venivano applicati dai tribunali fascisti agli oppositori del regime. In questo caso, però, il provvedimento di confino verrebbe applicato “sotto banco”, perché altrimenti il PM Rinaudo dovrebbe renderne pubbliche le motivazioni confermando le sue tendenze fascistoidi.

Inoltre dopo più di un mese dall’arresto di Luigi e malgrado le ripetute domande che i compagni hanno fatto al Tribunale per andare a visitarlo, non è stata concessa dalla Procura alcuna autorizzazione e non è stata nemmeno resa nota una motivazione del diniego. Questa prassi sembra ripetersi di frequente per chi è detenuto nel carcere delle Vallette di Torino; a quanto ci risulta in altre città del Nord Italia il diritto ai colloqui dei detenuti è maggiormente tutelato.

Infine, il compagno Luigi dopo più di un mese si trova ancora rinchiuso nel settore “nuovi giunti”, un settore del carcere dove i detenuti dovrebbero rimanere soltanto il tempo necessario per le visite mediche. Un settore sprovvisto di televisione e con limitatissime agibilità dei detenuti che vi si trovano. Perché il compagno Luigi è ancora ai nuovi giunti in una situazione di semi isolamento? Perché non può ricevere colloqui? Per quale motivo la condizione per concedergli i domiciliari deve essere lasciare Torino dove il compagno ha una casa e un lavoro fisso?

Eppure l’ordinamento carcerario parla abbastanza chiaro:

I detenuti possono avere colloqui e corrispondenza con i congiunti e con altre persone. Anzi particolare favore viene accordato ai colloqui con i familiari. I detenuti possono avere quotidiani, periodici, libri. Ciascun detenuto è fornito di biancheria, vestiario e di effetti di uso in quantità sufficiente. Il permesso per avere un colloquio con un imputato in attesa del giudizio di 1°grado viene concesso dal PM. Un appellante, ricorrente o definitivo ha il diritto di essere visitato dai familiari o dal convivente. I non familiari devono richiedere il permesso al PM nel primo caso e alla Direzione nel secondo caso. (Art. 18 OP) I detenuti usufruiscono di 6 colloqui al mese (4 per i detenuti dell'art. 4bis). Durata massima del colloquio, 1 ora. A ciascun colloquio possono partecipare non più di 3 persone. (Art. 37 Reg)

Ma nel nostro “civilissimo” paese sono innumerevoli gli arbitrii attuati nei confronti dei detenuti poveri (perché quelli ricchi o non finiscono in galera o ne escono immediatamente) nelle carceri, i quali si trovano, anche a causa del sovraffollamento, in spazi ristretti e nella sporcizia, come hanno denunciato gli stessi prigionieri delle Vallette in alcune recenti lettere ai giornali. Serve a poco commuoversi quando giunge la notizia dell’ennesimo suicidio in carcere. Come i più riconoscono, da una simile situazione non possono che scaturire ribellioni, proteste e violenze. Una situazione carceraria che si fa ogni giorno sempre più insostenibile a causa della politica criminogena e repressiva attuata dalla classe dominante per arginare gli effetti della crisi di un sistema che produce soltanto miseria e morte per le masse popolari, mentre i ricchi si arricchiscono sempre di più. La situazione dei compagni Davide e Luigi ci permette anche di cercare di dare voce a tutti i proletari incarcerati e di sostenerli nella loro protesta per ottenere condizioni di vita dignitose! 

 

NO ALLA REPRESSIONE! BASTA ABUSI ED ARBITRII CONTRO I PRIGIONIERI!

PER IL LORO DIRITTO A CONDIZIONI DI VITA DIGNITOSE!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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16.06.10

 

L’ATTACCO A POMIGLIANO D'ARCO NON DEVE PASSARE!

 

Marchionne sta cercando di attuare il piano per il “rilancio della FIAT” che altro non è che il rilancio dei profitti a discapito della vita dei lavoratori, della loro dignità, dei loro diritti. A partire dalla chiusura di Termini Imerese e dal vergognoso e ignobile ricatto su Pomigliano D’Arco: “o accettate la cancellazione di tutti i vostri diritti o vi sbattiamo in mezzo a una strada”, la questione si lega strettamente al piano più generale, di Confindustria e governo, di abolire lo Statuto dei Lavoratori e il diritto di sciopero con la complicità dei dirigenti dei sindacati che si sono da subito resi disponibili e messi al loro servizio, come Angeletti e Bonanni.

Infatti, se i padroni fanno la loro parte cercando di ricattare gli operai e i sindacati, dall’altra il governo della banda Berlusconi fa la sua abolendo per decreto, pezzo dopo pezzo, gli articoli della Costituzione come l’ART.41, che limita ai padroni la possibilità di poter fare ciò che vogliono per logiche di mercato. Il capobanda Berlusconi del resto lo aveva detto pubblicamente qualche tempo fa di fronte all’assemblea degli industriali e poi a quella degli artigiani: “con questa Costituzione non è possibile governare”.

Ma per attuare il loro piano di lacrime e sangue contro i lavoratori, Marchionne, Marcegaglia e servi di governo devono ottenere il consenso più largo possibile che possa giustificare ogni azione anticostituzionale e antisindacale che i padroni intenderanno mettere in atto. Senza questo largo consenso, Marchionne e soci sanno bene che sarà per loro molto difficile riuscire a mettere in atto il loro piano contro la classe operaia. E’ per questo motivo che sono stati costretti a giocarsi la carta del ricatto di Pomigliano (per poi riuscire ad estenderlo agli altri stabilimenti) al fine di costringere la FIOM a legittimare, firmando l’accordo, le angherie padronali.

FIM e UILM, insieme, contano meno iscritti della sola FIOM e senza il benestare della FIOM diventerebbe impossibile qualsiasi tipo di manovra antioperaia. I padroni oggi hanno provato con il ricatto di Pomigliano, ma hanno trovato sulla loro strada il NO secco della più grande organizzazione sindacale dei metalmeccanici italiana. Il NO della FIOM all’accordo con Marchionne ha un significato molto più grande e più generale che va oltre la semplice contrattazione aziendale. Il NO della FIOM è un NO in difesa dello Statuto dei Lavoratori e della Costituzione italiana per la quale hanno dato la vita migliaia e migliaia di giovani, donne e  uomini durante la Resistenza e la lotta di liberazione dal nazifascismo! La FIOM diventa quindi lo scoglio contro il quale si infrange l’arroganza dei padroni e dell’intera classe dominante. Un NO condiviso dalla maggior parte dei lavoratori i quali, al di la della loro appartenenza sindacale, hanno apportato la loro firma sull’appello per un assemblea generale lanciato dalla FIOM: 2500 firme e la FIOM conta 600 iscritti circa a Mirafiori. Sostenere la FIOM nella sua lotta è necessario ed è dovere di tutti i lavoratori e di tutti gli organismi politici che, in qualche misura, si rifanno agli interessi della classe operaia e delle masse popolari.

È interesse di tutti gli operai e di tutti i lavoratori che il piano FIAT per Pomigliano non passi. È interesse dei padroni farlo passare a tutti i costi. Non sarà facile quindi vincere la battaglia, ma perdere questa battaglia significa far retrocedere gravemente la posizione dei lavoratori. La fiducia che essi ancora accordano alla FIOM è oggi, ancora una volta, alla prova dei fatti. La FIOM questa volta deve quindi andare fino in fondo!

Usare ogni risorsa per mobilitare tutti gli operai e i lavoratori contro il piano FIAT.

 

Sotto la direzione del partito comunista, il più grande sindacato dei lavoratori italiani ha vinto grandi battaglie e ha strappato grandi conquiste. Oggi non esiste in Italia un partito comunista all’altezza del ruolo che ad esso compete. Ma la classe operaia può ricostruirlo anche a partire dalle lotte che oggi deve combattere e sulla base delle organizzazioni che oggi ha in mano.

 

La FIOM non deve retrocedere di un passo!

La crisi la devono pagare i padroni!

Nessun lavoratore deve essere licenziato!

Nessuna azienda deve essere chiusa!

 

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07.06.10

 

IL PROCESSO THYSSEN E' IL PROCESSO DI TUTTI GLI OPERAI CONTRO IL SISTEMA DI SFRUTTAMENTO E MORTE!

 

L’ultima udienza del processo per omicidio volontario, contro i dirigenti stragisti della Thyssen Krupp ha ribadito, con l’ultimo testimone della difesa, le corresponsabilità generali per la strage dei sette operai di Torino. Corresponsabilità di Istituzioni ed Enti istituzionali (commissioni regionali e comunali, ispettori del lavoro, tecnici e consulenti, Ministeri, ecc…) con i dirigenti della multinazionale tedesca. Da questo processo emergono palesemente i meccanismi economici, politici, giuridici e sociali di un sistema basato sul profitto e sullo sfruttamento di un pugno di ricchi ed opulenti parassiti ai danni di milioni di lavoratori e proletari e delle loro famiglie. Anche la Giustizia è parte integrante di questo sistema perché rappresenta l’apparato giudicante in merito all’applicazione o alla violazione delle leggi e dei regolamenti che reggono il sistema stesso. Il processo contro i dirigenti stragisti della Thyssen Krupp rappresenta, da questo punto di vista, un caso emblematico.

La Dott.ssa Di Bitonto, ultimo testimone della difesa e membro della commissione del Ministero dell’Ambiente che ispezionò la Thyssen nel giugno 2006 per conto del Ministero, non ha fatto altro che proseguire con il metodo della “mera lettura” delle risposte, che altri testi della difesa, prima di lei, avevano utilizzato ampiamente ma che, per ragioni a noi sconosciute, non era stato ravvisato ne dal PM Guariniello, ne dagli avvocati di parte civile e nemmeno dal Presidente della Corte Anna Iannibelli. Per rendere meglio l’idea dell’utilizzo improprio di documenti da parte dei testimoni, riportiamo  stralci di un articolo apparso il 12 maggio 2010, sulle pagine web di Zipnews, A firma dell’Avv. Roberto Codebò, dal titolo “Thyssenkrupp: tra supporti alla memoria e deposizioni svuotate

 (…) , la dott.ssa Di Bitonto si è troppo spesso trincerata dietro i “non ricordo”, ricorrendo così ai numerosi documenti che teneva con sé. Sul punto, si entra in una questione assai delicata del processo penale. Recitano infatti i sacri principi del dibattimento che il testimone deve parlare sulla scorta della sua memoria (insomma, raccontare senza leggere); tali principi sono però temperati dalla possibilità che il teste stesso tenga con sé taluni documenti “in supporto alla memoria”. (…) Un tale supporto alla memoria, però non può né deve trasformarsi nella mera lettura delle risposte. Proprio ciò che è accaduto stamattina, con una teste impacciata, trincerata per l’appunto dietro la scarsa memoria dei fatti, intenta a frugare tra le carte in suo possesso dopo ogni domanda rivoltale da pubblici ministeri e avvocati. Scontate le obiezioni dell’accusa. (…) Sul piano tecnico, il peggio che possa accadere in un caso del genere è la sostanziale irrilevanza della deposizione. Dal punto di vista di chi commenta, e vorrebbe suggerire un rimedio, ancora una volta balza agli occhi l’impossibilità di tracciare i confini precisi di una regola: in quale punto finisce il supporto alla memoria, e comincia la mera lettura? In materia, una sola certezza: stamattina, quel punto è stato abbondantemente superato.

Tra regolamenti processuali e loro interpretazioni, tattiche ostruzionistiche degli avvocati, arroganti e offensivi atteggiamenti degli “imputati eccellenti”, falsi testimoni e compiacenti rappresentanti degli Enti istituzionali, sta per concludersi il primo grado di un processo che viene definito“complesso”da PM, avvocati, parti civili, sindacalisti e giornalisti ma che dal punto di vista di noi lavoratori, è di una mostruosa e inconfutabile semplicità. Si tratta del processo contro la classe di sfruttatori e il loro sistema di sfruttamento, miseria e morte e contro chi, nascondendosi dietro alle leggi e ai regolamenti commissionati dai padroni, ne sancisce la legittimità bollando poi, come illegale, qualsiasi tentativo di contrastarlo e di abbatterlo! Per questo motivo, i proletari invece rivendicano, a fronte della legalità sancita dalle leggi borghesi, la legittimità della loro lotta contro questo sistema e contro chi lo sostiene e lo legittima!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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05.06.10

 

DENUNCIAMO GLI ABUSI SUI PRIGIONIERI E LE VIOLAZIONI DEI LORO DIRITTI!

 

È ormai passato un mese dall’arresto dei compagni Luigi, Davide e Luca, per gli scontri durante lo sgombero de L’Ostile del dicembre scorso. Il tribunale del riesame al quale i tre arrestati si erano appellati, con altri 13 compagni denunciati, chi ai domiciliari, chi a piede libero, ha dato responso negativo sulla scarcerazione dei tre, ponendo soltanto il compagno Luca agli arresti domiciliari. Luigi e Davide restano in carcere.

Dopo più di un mese dal suo arresto e malgrado le ripetute domande che i compagni del nostro collettivo hanno fatto al Tribunale di Sorveglianza per andare a visitarlo, non è stata concessa, dal Tribunale, alcuna autorizzazione e non è stata nemmeno resa nota alcuna motivazione del diniego.

Di Davide non abbiamo ancora informazioni certe, ma crediamo si trovi nelle stesse condizioni del compagno Luigi.

È inaccettabile che dopo quasi un mese dal suo arresto, il compagno Luigi non possa ricevere le visite dei compagni che ne fanno richiesta. Il Tribunale di Sorveglianza di Torino deve rendere note le motivazioni del diniego e definire quale è la posizione carceraria del compagno Luigi il quale, per altro, ufficialmente, non si trova nemmeno in isolamento!

Quindi di che si tratterebbe? Il compagno Luigi è sottoposto ad “isolamento non dichiarato”, impedendo che riceva le visite alle quali egli ha diritto? In questo caso si tratterebbe di un abuso gravissimo che non può certo passare sotto silenzio. Ma anche se si trattasse di questioni legate alla burocrazia del Tribunale, si tratterebbe comunque di una grave violazione dei diritti fondamentali del prigioniero!

I servi della dittatura democratica dello Stato borghese intendono, forse, farla pagare comunque al compagno Luigi, anche a costo di violare le loro stesse regole e leggi? Noi crediamo di sì e non intendiamo fare passare sotto silenzio nemmeno una delle violazioni (palesi o mascherate da impedimenti burocratici) dei diritti umani, civili e politici, che questo governo parafascista, per mano dei suoi servitori, tenta di sopprimere.

Pretendiamo che venga fatta chiarezza sulla condizione di prigioniero del compagno Luigi e che vengano rese note le motivazioni del diniego alle ripetute richieste di colloquio che i nostri compagni hanno inoltrato al Tribunale!

Non è ammissibile che dopo un mese di carcerazione preventiva un prigioniero non abbia ancora avuto la possibilità di un colloquio!

 

LIBERTA’ PER I COMPAGNI PRIGIONIERI! ESTENDIAMO LA SOLIDARIETA’ NEI LORO CONFRONTI!

CONTRO LA REPRESSIONE NON SI TACE, NESSUNA GIUSTIZIA NESSUNA PACE!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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05.06.10

 

Sosteniamo la lotta del popolo palestinese!

L’embargo a Gaza deve cessare!

Condanniamo il massacro attuato dal governo sionista di Israele!

 

Nella notte tra il 30 e il 31 maggio il governo sionista di Israele ha attaccato militarmente la Freedom Flottilla: navi che da diversi paesi si dirigevano, con il loro carico di aiuti umanitari, verso il porto di Gaza per dare aiuto alla popolazione palestinese sotto embargo. Le cifre, nonostante siano passati alcuni giorni, sono ancora incerte, a dimostrazione dell’impudenza e della vigliaccheria del governo Israeliano. Si parla comunque di una ventina di morti e una cinquantina di feriti. Molti degli attivisti assassinati sono stati letteralmente giustiziati con colpi alla testa a bruciapelo.

L’attacco dell’esercito israeliano contro la Freedom Flottilla è stata una vera e propria aggressione di tipo nazi-fascista non solo contro il popolo palestinese, ma contro tutta la comunità mondiale; in spregio agli accordi internazionali, in violazione dei più elementari diritti umani: una vera e propria dichiarazione di guerra non solo contro i popoli che in diversi paesi difendono il diritto del popolo palestinese ad avere uno Stato e a vivere in pace, ma anche contro i popoli di tutto il mondo che ripudiano la guerra. Un’aggressione anche contro il popolo di Israele stesso.

I governi di diversi paesi hanno rilasciato dichiarazioni di condanna e richieste di chiarimenti. Alcuni di questi, invece, si limitano a chiedere che sulla vicenda “sia fatta più luce”.

L’attacco del governo sionista di Israele va invece condannato senza se e senza ma! Esso è la dimostrazione, l’ennesima dimostrazione, che questo governo persegue una politica di sterminio contro un popolo che da decenni difende il proprio diritto di esistere e di vivere in pace. Una politica di sterminio vergognosamente, vigliaccamente appoggiata dai principali governi imperialisti di mezzo mondo (tra i quali il governo italiano è sempre in prima fila!) e coraggiosamente combattuta dai popoli, dalle organizzazioni, dai partiti progressisti, democratici, pacifisti, rivoluzionari in ogni angolo del mondo.

Difendere il governo di Israele vuol dire schierarsi a favore dello sterminio di massa che esso attua da decenni contro il popolo palestinese e contro i popoli che dai paesi vicini sostengono la causa palestinese, anche per mezzo di iniziative coraggiose come quella della Freedom Flottilla.

Un’altra nave è partita dall’Irlanda per rompere l’assedio di Gaza. È la Rachel Corrie, così titolata in memoria dell’attivista statunitense schiacciata dal bulldozer israeliano il 16 marzo 2006 mentre protestava a Gaza contro l’occupazione israeliana. Anche questa missione di aiuti umanitari è stata bloccata dall’esercito israeliano, questa volta, pare, senza vittime. Questo dimostra ulteriormente che la strage sulla Freedom Flottilla è stato un atto di violenza ingiustificato e ingiustificabile. Quale pace possono mai perseguire quei governi che vanno a braccetto con simili assassini? Quali balle ci raccontano quando fianco a fianco si fanno filmare davanti agli altari della pace di mezzo mondo? Un’ipocrisia insopportabile!

Gli abitanti di Gaza vivono in una vera e propria prigione a cielo aperto. Questo assedio deve essere rotto immediatamente e il governo sionista di Israele deve essere chiamato a rispondere dei suoi crimini davanti all’umanità.

Invitiamo le masse popolari, i sinceri democratici, gli antifascisti, gli antimperialisti, i comunisti e tutti coloro che ripudiano la guerra che i padroni e i loro governi scatenano contro il popolo a mobilitarsi:

-        nella condanna pubblica e dispiegata della politica di sterminio che il governo di Israele conduce contro il popolo palestinese e in particolare nella condanna dell’attacco dell’esercito israeliano contro la Freedom flottilla e contro la Rachel Corrie;

-        nel sostegno al popolo palestinese attraverso le numerose iniziative che già sono in cantiere e che possono essere costruite: seguire il coraggioso esempio della Freedom Flottilla e della Rachel Corrie!

-        nel fare pressione in ogni modo verso il proprio governo affinché anch’esso condanni decisamente questo vergognoso attacco guerrafondaio del governo sionista di Israele e interrompa con esso i rapporti politici, economici e militari;

-        nell’esprimere la solidarietà alle vittime del brutale attacco israeliano.

 

Che il popolo israeliano abbatta il proprio governo,

dal quale non può ricevere altro che umiliazioni, miseria, fame e guerra!

Abbiamo cacciato il nazi-fascismo con la coraggiosa lotta del popolo.

Non permettiamo che esso risorga!

Il governo sionista di Israele se ne deve andare!

Libertà per il popolo palestinese! Rompere l’assedio di Gaza!

 

Collettivo Comunista Modenese

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03.06.10

 

Operai, lavoratori: prendiamo in mano il nostro destino!

 

Tutti noi operai sappiamo in cosa consiste il piano Marchionne, amministratore delegato della  FIAT, ma è sempre bene ripeterlo:

-         chiudere Termini Imerese

-         inserire i 18 turni, applicando il WCM

-         tagliare le pause da 40 a 30 minuti

-         spostare la pausa pranzo alla fine dei turni di lavoro

-         inserire la mobilità interna durante i turni

-         eliminare il disagio linea, il premio mansione e i premi speciali

Tutti noi operai ci rendiamo ben conto di cosa significhi tutto ciò e di quanto andrà ad incidere sulla nostra busta paga, ma anche sulla nostra vita di tutti i giorni in quanto, oltre a fare sempre più fatica a pagare l’affitto, le bollette e la spesa, ci troveremo ad avere sempre meno tempo per noi stessi e per le nostre famiglie. Ci ritroveremo a dovere sottostare completamente ai tempi e alle esigenze dei signori della FIAT, i quali non si fanno certo alcuno scrupolo nel toglierci anche quel poco di relazioni famigliari e sociali che ci rimangono. E’ per tutti questi motivi che è necessario pretendere che il piano Marchionne venga spiegato e messo in discussione con tutti gli operai!

Per ottenere un’assemblea degli operai, che i dirigenti degli altri sindacati non vogliono perché favorevoli ad un piano di ulteriore sfruttamento e povertà, la FIOM ha già raccolto circa 2500 firme a Mirafiori. Considerando che a Mirafiori la FIOM conta 600 iscritti, le 1900 firme (e non è poco!) che rimangono, sono quelle di operai iscritti ad altri sindacati. Ciò significa che i dirigenti degli altri sindacati, volenti o nolenti, devono accettare che l’assemblea di tutti i lavoratori si faccia, perché i lavoratori devono decidere il proprio destino; i sindacati devono essere uno strumento nelle mani dei lavoratori!

Prima di sedersi al tavolo della trattativa, i dirigenti dei sindacati devono consultare noi lavoratori e soltanto dopo avere avuto il nostro mandato possono andare al tavolo delle trattative portando le nostre richieste, non il contrario, come succede sistematicamente! Ma l’assemblea deve essere un momento in cui si tratta non solo dei problemi specifici interni alla fabbrica, ma anche delle condizioni di vita in generale dei lavoratori e si decide insieme di mobilitarsi per difenderle e migliorarle!

Molte delle nostre famiglie sono ormai “alla canna del GAS”: i salari al minimo e il costo della vita insopportabile. Spese mediche, scuola, casa e mezzi pubblici sono sempre più costosi mentre padroni (sempre più ricchi) e governo (di imbroglioni e mafiosi) vogliono farci fare ulteriori sacrifici. Chiedono sacrifici alle masse popolari e intanto si comprano gli yachts di lusso come ha fatto il figlio di Berlusconi o i parlamentari si danno stipendi di 20.000 € al mese. Quanto potremo ancora andare avanti?

E’ necessario organizzarci e ribellarci allo sfruttamento e all’impoverimento mettendo in campo forme di lotta adeguate ad ottenere ciò che ci spetta: disobbedienza civile, autoriduzione delle tariffe, degli affitti, delle spese ospedaliere o scolastiche, dei biglietti dei mezzi pubblici, ecc. Ma più di ogni altra cosa dobbiamo organizzarci ed unire le nostre forze.

Già in mille modi ogni proletario cerca di saltarci fuori come può. Ma contro ogni proletario isolato si schierano compatte le autorità, i controllori, i poliziotti e ogni servo dei padroni.

L’unità dei proletari contro i soprusi, in difesa del diritto di ogni lavoratore ad avere quanto gli serve per una vita dignitosa per sé e per la sua famiglia; l’unità per opporsi con forza e con successo all’ingiustizia di chi ci sfrutta e ci opprime è l‘unità nella lotta e l’unità nel partito e a fianco del partito.

Oggi questo tipo di unità è tutta da costruire, dopo che i partiti che si dichiaravano paladini dei lavoratori si sono svenduti ai padroni. L’unità nella lotta e l’unità nel partito è il compito che noi operai più decisi dobbiamo assumerci in prima persona.

Dobbiamo riprendere in mano il nostro destino imponendo di ottenere quello che ci spetta. Noi siamo il motore e la benzina dell’intera società: diventiamone anche il pilota!

Operai, lavoratori: lottiamo con determinazione per difendere i nostri diritti e uniamoci nella ricostruzione del partito comunista!

 

Coordinamento dei Collettivi Comunisti

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31.05.10

 

Coordinamento dei Collettivi Comunisti

Comunicato del 31.05.10

 

Sosteniamo la causa palestinese!

Condanniamo il massacro attuato dal governo sionista di Israele!

 

Questa notte il governo sionista di Israele ha attaccato militarmente le navi che da diversi paesi si dirigevano, con il loro carico di aiuti umanitari (medicinali, viveri, alimenti, ecc.) verso il porto di Gaza per dare aiuto alla popolazione palestinese sotto embargo.

Al momento si parla di una ventina di morti e una cinquantina di feriti, ma le cifre potrebbero aumentare.

È stata una vera e propria aggressione di tipo nazi-fascista non solo contro il popolo palestinese, ma contro tutta la comunità mondiale; i spregio degli accordi internazionali, in violazione dei più elementari diritti umani: una vera e propria dichiarazione di guerra non solo contro i popoli che in diversi paesi difendono il diritto del popolo palestinese ad avere uno Stato e a vivere in pace, ma anche contro i popoli di tutto il mondo che ripudiano la guerra. Un’aggressione anche contro il popolo di Israele stesso.

I governi di diversi paesi hanno rilasciato dichiarazioni di condanna e richieste di chiarimenti. Alcuni di questi si limitano a chiedere che sulla vicenda “sia fatta più luce”: più dei colpi esplosi dall’esercito fascista del governo israeliano?!

L’attacco del governo sionista di Israele va condannato senza se e senza ma. Esso è la dimostrazione, l’ennesima dimostrazione, che questo governo persegue una politica di sterminio contro un popolo che da decenni difende il proprio diritto di esistere e di vivere in pace. Una politica di sterminio vergognosamente, vigliaccamente appoggiata dai principali governi imperialisti di mezzo mondo e coraggiosamente combattuta dai popoli, dalle organizzazioni, dai partiti progressisti, democratici, pacifisti, rivoluzionari in ogni angolo del mondo.

Difendere il governo di Israele vuol dire schierarsi a favore dello sterminio di massa che esso attua da decenni contro il popolo palestinese e contro i popoli che dai paesi vicino sostengono la causa palestinese. Oggi, difendere il governo sionista di Israele vuol dire ancor più difendere la sua brutale aggressione militare contro i popoli i cui rappresentanti si sono imbarcati per dare aiuto al popolo palestinese assediato nella striscia di Gaza.

Quale pace possono mai perseguire quei governi che vanno a braccetto con simili assassini? Quali balle ci raccontano quando fianco a fianco si fanno filmare davanti agli altari della pace di mezzo mondo? Un’ipocrisia insopportabile!

Invitiamo le masse popolari, i sinceri democratici, gli antifascisti, gli antimperialisti, i comunisti e tutti coloro che ripudiano la guerra che i padroni e i loro governi scatenano contro il popolo a mobilitarsi

-  nella condanna pubblica e dispiegata della politica di sterminio che il governo di Israele conduce contro il popolo palestinese e in particolare nella condanna dell’attacco dell’esercito israeliano contro la “Freedom flottilla”,

-  nel sostegno al popolo palestinese attraverso le numerose iniziative che già sono in cantiere e che possono essere costruite,

-  nel fare pressione in ogni modo verso il proprio governo affinché anch’esso condanni decisamente questo vergognoso attacco guerrafondaio del governo sionista di Israele.

 

Che il popolo israeliano abbatta il proprio governo, dal quale non può ricevere altro che umiliazioni, miseria, fame e guerra!

Abbiamo cacciato il nazi-fascismo con la coraggiosa lotta del popolo. Non permettiamo che esso risorga!

Il governo sionista di Israele se ne deve andare!

Libertà per il popolo palestinese!

 

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18.05.10

 

Solidarietà agli operai della Ferrari

 

Cari compagni/e, questa volta tocca agli stabilimenti di Maranello della Ferrari di Modena e della Maserati. A questi lavoratori è stato chiesto di accettare un piano industriale che prevede 270 esuberi (120 impiegati, di cui 30 all’estero e centocinquanta “tute blu”, rosse per voi). A queste tensioni si aggiungono le voci del trasferimento della produzione della Maserati di Modena agli stabilimenti piemontesi della Bertone, acquistati dalla FIAT.

Ma la manovra aziendale che riduce i posti di lavoro, risponde all’esigenza del padronato che, sotto la spinta della crisi di un sistema ormai agli sgoccioli, usa il ricatto occupazionale (Piano Marchionne: “o fate come vi diciamo o vi mettiamo in mezzo ad una strada”) al fine di indebolire l’unità e la capacità di lotta della classe operaia.

A Maranello i padroni stanno mettendo in atto già da subito la ricetta Marchionne, che in pratica si basa sulla richiesta di maggiore flessibilità in cambio del premio di risultato e della salvaguardia degli altri posti di lavoro, sulla minaccia della delocalizzazione con il trasferimento della produzione a Grugliasco (Torino) dove altri operai in “bilico” attendono una risposta sul loro futuro e sulla riduzione e divisione della forza lavoro per cercare di scatenare una guerra tra poveri.

La risposta all’ennesimo tentativo di disarticolazione dei lavoratori, non può che essere la ricerca di una concreta unità.

Il collegare tutte le nostre energie e le nostre lotte, insieme agli immigrati, ai precari e agli studenti, è l’unico modo per evitare che la nostra attuale debolezza si tramuti in fattore mortale. È necessario ribaltare gli attuali rapporti di forza lottando unitariamente contro i piani dei padroni e dei loro servi e complici politici e sindacali.

Si rende soprattutto necessario disinnescare, andando oltre agli apparenti opposti interessi, il tentativo di contrapporre gli operai della Maserati ad altri operai come ad esempio quelli della Bertone o di Mirafiori in una guerra tra poveri che favorisce solo i padroni.

Ai lavoratori della Ferrari deve andare quindi la nostra solidarietà e il nostro sostegno per aiutarli a non cedere di un solo passo, per dimostrare ai padroni che non è facile battere la resistenza degli operai di uno stabilimento quando la loro lotta si unisce a quella di tutta la classe lavoratrice contro padroni e governo!

 

Solidarietà agli operai della Ferrari!

 

Angelo Sito, delegato esperto FIOM Mirafiori verniciatura

18 maggio 2010

 

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12.05.10

 

TORINO: NUOVE PERQUISIZIONI, ARRESTI E MISURE CAUTELARI!


All’alba di martedì 12 maggio il Pubblico Ministero Antonio Rinaudo, ha fatto scattare un operazione (in grande stile) di polizia che ha effettuato una serie di perquisizioni nelle case occupate (Asilo, Barrocchio e Mezcal) nel centro sociale Askatasuna e presso alcune abitazioni di singoli compagni tra i quali Lorenzo del CCP, al quale è stata applicata la misura cautelare dell’obbligo di firma, ed un nostro simpatizzante Luigi, arrestato e condotto al carcere delle Vallette a Torino insieme ad altri due compagni del movimento antagonista torinese. L’operazione di Polizia Politica ha riguardato in tutto 16 persone ed è legata alla resistenza attiva che molti compagni di varie aree del movimento, avevano offerto contro lo sgombero del posto occupato L’Ostile, avvenuto nel dicembre scorso. Le accuse varierebbero dalla resistenza e oltraggio, a lesioni aggravate, al lancio di oggetti contro le forze dell’ordine, al rovesciamento e all’incendio di cassonetti della spazzatura, sino al danneggiamento di scudi e altro materiale in dotazione della polizia e dei carabinieri intenti ad attuare lo sgombero de L’Ostile. Ai compagni sarebbero stati sequestrati capi di abbigliamento ed altro materiale.

Non abbiamo ancora sufficienti e particolari notizie che riguardano i compagni arrestati ma domattina partiranno il vaglia e i telegrammi in loro sostegno e appena avremo notizie più dettagliate in relazione alla loro situazione lo comunicheremo tempestivamente.

Al compagno Lorenzo, Luigi e agli altri compagni colpiti da questo ulteriore atto repressivo vanno la nostra più sentita e attiva solidarietà!


Collettivo Comunista Piemontese

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11.05.10

 

Il magistrato di sorveglianza di Torino emette ulteriore diffida contro il compagno del CCP Valter Ferrarato

 

Martedì 11 maggio il commissariato di Corso Spezia di Torino ha notificato un ulteriore diffida nei confronti del compagno Valter in affidamento ai servizi sociali in seguito alla condanna di 4 anni (3 indultati) per i fatti relativi alla manifestazione antifascista dell'11 marzo 2006 a Milano.

Il Magistrato di sorveglianza di Torino "diffida severamente l'affidato ad una più attenta osservanza degli obblighi imposti (...) e avvisa che qualunque ulteriore violazione di tali obblighi comporterà la sospensione e la revoca della misura in corso".

I fatti riguarderebbero la solidarietà che Valter, con compagni di altre aree, ha espresso, recandosi in Tribunale ad assistere all'udienza nei confronti del compagno che il Primo Maggio 2010 è stato arrestato per "resistenza e oltraggio" durante un tafferuglio scoppiato in occasione della manifestazione della festa dei lavoratori. Secondo il Magistrato di Sorveglianza di Torino, informato zelantemente dagli agenti della DIGOS presenti all'udienza, il compagno Valter si sarebbe accompagnato a persone pregiudicate violando gli obblighi ai quali è sottoposto.

Durante la notifica della diffida gli agenti dell'ufficio prevenzione crimine hanno consigliato al nostro compagno di tenersi fuori dalle manifestazioni sino a che la sua pena non venga definitivamente espiata, altrimenti, un ulteriore violazione delle prescrizioni, li avrebbe visti costretti ad accompagnarlo in carcere.

Valter ha risposto che, anche volendo, non potrebbe conoscere lo stato della fedina penale di tutti quanti e che, comunque, non sarebbe stato certo lui a richiederla a chicchessia, ne tanto meno nessun altro sarebbe costretto ad esibirla. Se ne deduce quindi che il Magistrato di Sorveglianza di Torino, "consigliato opportunamente"dagli agenti della Polizia Politica, abbia interpretato la misura cautelare che intima a Valter di non frequentare pregiudicati e/o ambienti frequentati da essi, in maniera "piuttosto ampia" ritenendo che la sua presenza in qualsiasi luogo pubblico, debba essere cautelativamente preceduta da un inchiesta penale su tutte le persone presenti in quel luogo, piazza o Tribunale che sia.

Ma frequentare persone pregiudicate presuppone un consapevole e perpetrato rapporto con esse, a meno che le parole abbiano diversi significati secondo i punti di vista. E allora, considerato che più volte e da più parti ci viene ripetuto che "la legge non ammette ignoranza", ci viene da supporre che gli agenti della Polizia Politica intendano utilizzare come deterrente lo stato di affidamento in prova del compagno Valter, ai fini di scoraggiarne (e nel caso punirne)l'attività politica nella quale la solidarietà proletaria, ha un importanza strategica!

 

Esprimiamo quindi piena e incondizionata solidarietà al nostro compagno e a tutti i compagni colpiti dalla repressione!

Invitiamo tutti i compagni a non fare passare sotto silenzio nessun tentativo o atto repressivo anche se minimo o marginale!

Stiamo con il fiato sul collo dei nostri repressori! Rendiamo loro la vita difficile!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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06.05.10

 

Comunicato del 6 maggio 2010

 

Il popolo greco si sta ribellando!

Il suo esempio illumina la strada delle masse popolari di ogni paese imperialista!

 

Sotto la direzione dei servi dei padroni, dei manutengoli dei capitalisti, cioè del governo di Papandreou, la situazione economica greca sta saltando in aria. L’attuale governo greco non ha però fatto nulla di significativamente diverso da ciò che hanno fatto i governi che lo hanno preceduto (per ultimo Karamanlis): tutti hanno servito gli interessi dei padroni. Il debito che i governi greci hanno contratto con capitalisti, banchieri, finanzieri e speculatori vari è arrivato a scadenza e ora gli aguzzini vogliono incassare. Per pagare il suo debito lo Stato greco ricorre alla riduzione della spesa pubblica e all’aumento delle tasse. La riduzione della spesa pubblica vuol dire sostanzialmente tagli ai servizi (sanità, trasporti, istruzione, ecc.). L’aumento delle tasse vuol dire sostanzialmente aumento dei prezzi per quei servizi. I governi degli altri paesi imperialisti europei, “bontà loro”, sono disponibili a concedere altri prestiti alla Grecia, naturalmente da restituire con relativi interessi. In sostanza sono disponibili ad indebitare ulteriormente il governo greco, a costringerlo cioè a proseguire sulla stessa rovinosa strada. D’altra parte le masse popolari greche ne vedranno ben pochi dei soldi che gli altri governi imperialisti presteranno al governo greco: quei soldi andranno nelle mani degli speculatori e non serviranno a risolvere uno solo dei problemi che oggi attanagliano le masse, anzi: semmai peggioreranno ulteriormente la dipendenza e l’indebitamento della Grecia agli altri paesi imperialisti.

Le masse popolari greche sono quelle che stanno pagando il prezzo più alto per la difesa degli interessi del capitalismo e le condizioni a cui sono stati costretti fino ad oggi hanno raggiunto un limite oltre il quale il popolo greco non è più disposto ad andare. Per questo si sta sollevando in rivolta.

Il sistema economico greco è del tutto identico a quello di tutti i paesi imperialisti e tutto il mondo è sconvolto da una crisi che non si risolverà con “aggiustamenti di tiro”. Tutto il sistema capitalista si basa sulla speculazione finanziaria: il capitale finanziario è il motore principale di questo sistema. Per i capitalisti ogni attività produttiva deve tradursi in possibilità di fare profitti e di speculare su titoli ed azioni. Senza questa prospettiva i capitalisti non investono e non sviluppano la produzione. Poco importa se ciò significa la distruzione delle condizioni di vita dignitose per milioni di persone e la distruzione dell’ambiente.

Le attuali condizioni a cui sono giunte le masse popolari greche non sono molto distanti da quelle alle quali probabilmente giungeranno le masse popolari di ogni altro paese imperialista: prima o poi saremo costretti a far fronte ad un precipitare delle condizioni di vita attuali ben più rapido di quello a cui comunque stiamo facendo fronte da circa 40 anni. Non importa quale governo borghese dovrà assumersi l’onere di trattare la patata bollente, ogni governo borghese si muoverà in modo analogo a quanto sta facendo quello greco: usando misure più o meno drastiche da imporre alle masse e usando più o meno forza per reprimere la loro inevitabile e sacrosanta protesta. Quello che potrà dare un corso diverso alla rovinosa caduta a cui i padroni ci costringono è solo la mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari e la loro capacità di liberarsi dai vincoli che i governi dei padroni impongono ad esse. Quello che farà la differenza sarà la volontà e la capacità della classe operaia e delle masse di prendere in mano il loro destino e dare ad esso un corso favorevole ai loro interessi. La rabbia e la legittima violenza con cui la classe operai e le masse popolari greche si stanno ribellando sarà sufficiente a far sì che prendano in mano il loro destino? No, occorre che i comunisti, gli elementi più avanzati tra gli operai,  i lavoratori e le masse popolari si uniscano e si organizzino sia per combattere più efficacemente contro il governo e i suoi apparati repressivi, sia per gestire l’attività produttiva del paese diversamente da come l’hanno gestita fino a ora i governi dei padroni. Occorre che l’attività produttiva gestita dalla classe operaia e dal resto delle masse popolari sia finalizzata al soddisfacimento dei loro bisogni e non più alla produzione di profitto. Questo significa socialismo!

La storia ci ha mostrato che la via del socialismo è possibile. Non è una via facile, ma è possibile. La prima esperienza fatta dalle masse popolari di un terzo dell’umanità ci permette oggi di capire più a fondo le potenzialità, le risorse, i limiti e i possibili errori che il percorre questa via comporta. Oggi, ricchi di quell’esperienza, possiamo portare ad un livello superiore la costruzione del mondo nuovo di cui sempre più le masse popolari di tutto il mondo hanno bisogno.

L’insegnamento particolarmente importante per la fase attuale che ricaviamo dall’esperienza dei primi paesi socialisti è che la classe operaia può dirigere il resto delle masse popolari a strappare il potere alla borghesia e prenderlo nelle proprie mani solo se si organizza in un partito che sa conquistare la fiducia delle masse, imparando e mostrando di essere capace di organizzarle e mobilitarle nella lotta contro i loro oppressori.

I comunisti greci stanno lavorando per mettersi alla testa della rivolta delle masse popolari del loro paese. Se lavoreranno bene verranno riconosciuti come coloro che meglio di altri rappresentano la soluzione strategica, duratura dei loro problemi.

Oggi probabilmente, come avviene per ogni altro paese imperialista, anche i comunisti greci sono divisi in più organizzazioni e partiti. Questa frammentazione è un prodotto della storia del movimento comunista ed un problema che può essere superato da quei comunisti che scoprono la via per unire le forze in vista dell’obiettivo strategico comune, nell’interesse delle masse popolari. Anche il primo grande partito comunista, il Partito Comunista bolscevico, ha saputo dividere o unire le forze del movimento comunista nel suo insieme quando la lotta di classe in corso lo richiedeva.

Noi ci auguriamo e auguriamo ai comunisti greci di trovare la via per svolgere quel ruolo dirigente che compete loro. Auguriamo alle masse popolari greche di resistere alla repressione e alle dure condizioni che il governo vuole imporre loro e di trovare la forza e la strada sia per prendere nelle proprie mani la gestione del loro paese: per quanti errori potranno commettere (stante l’inesperienza e le mille difficoltà), non faranno mai peggio di quanto hanno fatto e stanno facendo gli aguzzini e i loro lacchè che oggi le opprimono e che le stanno portando alla miseria e alla guerra.

 

 Contro il potere della borghesia e per il socialismo!

Impariamo dalla giusta lotta della classe operaia e delle masse popolari della Grecia!

 

 

Coordinamento dei Collettivi Comunisti

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03.05.10

 

ONORIAMO LE VITTIME DEL LAVORO INASPRENDO LE LOTTE

 

SESSANTA sono oramai le udienze del processo per OMICIDIO VOLONTARIO contro i dirigenti stragisti della Thyssen Krupp. Sessanta udienze durante le quali gli avvocati della difesa hanno cercato di dare il peggio di loro stessi nel tentativo:

SESSANTA udienze che hanno mostrato pienamente la responsabilità dolosa dei dirigenti (arroganti e spocchiosi anche di fronte ad un Tribunale della Repubblica) della Thyssen e quindi la volontarietà di non investire sulla sicurezza, mettendo a rischio gli operai rimasti a terminare le commesse di un azienda che si stava smantellando. I testimoni citati dagli avvocati della difesa, dopo che alcuni di essi sono stati denunciati per falsa testimonianza, hanno rilasciato dichiarazioni pressoché inutili e in alcuni casi dannose e controproducenti per la difesa stessa. SESSANTA udienze che hanno fatto emergere la responsabilità indiretta di alcuni rappresentanti delle istituzioni come Regione, Comune e ispettori dell’ASL.

OMICIDIO VOLONTARIO rimane comunque l’accusa che per la prima volta, in un Tribunale della Repubblica borghese, si formula contro la classe padronale. A breve si darà spazio alle arringhe di accusa e avvocati e in seguito, forse per quest’autunno, la Corte emetterà la sentenza.

SESSANTA udienze delle quali soltanto le prime, sull’onda della commozione generale per la strage dei sette operai, vedevano la partecipazione di un folto pubblico in aula e di presidi partecipati all’esterno del Tribunale. Ma, trascorsi quei mesi “appassionati”, l’aula del tribunale rimaneva pressoché deserta e all’esterno, ad ogni udienza dall’ottobre 2009 a questa parte, soltanto un piccolo gruppo di comunisti ha mantenuto il presidio e assistito alle audizioni producendo e diffondendo ogni volta, come la Rete Nazionale per la Sicurezza sui Posti di Lavoro, la sintesi delle udienze. A dimostrazione di quanto anche i dirigenti dei partiti che nei loro simboli si rifanno ancora alle ragioni della classe operaia e i dirigenti dei sindacati, abbiano una loro parte di responsabilità non avendo fatto un gran che per mantenere alta la tensione e l’attenzione attorno ad una vicenda che vede per la prima volta i padroni imputati di omicidio volontario e che quindi mette in discussione l’intero sistema di sfruttamento al quale sono soggetti i lavoratori. In questi giorni nelle aule del Tribunale di Torino si sta svolgendo un altro grande processo contro i padroni di ETERNIT responsabili di un ecatombe di operai e cittadini esposti alle fibre di amianto. Questi due processi, oltre che auspicare siano risolti con una condanna del Tribunale della Repubblica e che siano occasione di risarcimento morale (oltre che materiale) per i parenti delle vittime, rappresentano una grande occasione di mobilitazione, agitazione e organizzazione attorno alla questione più generale della lotta contro i padroni assetati di profitto e i loro servi della politica e delle istituzioni. Il sacrificio dei sette operai morti a Torino, come tutti quelli che ogni giorno perdono la vita sul lavoro o per il lavoro, deve essere onorato con l’estensione e l’inasprimento delle lotte contro il sistema di sfruttamento e morte alla quale i padroni vorrebbero costringerci!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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25.04.10

 

APPELLO CONTRO LA REPRESSIONE

 

Al momento attuale l’Italia vive in un clima caratterizzato da costanti atti repressivi che hanno l’obiettivo di danneggiare e distruggere i diritti e le libertà fondamentali, questo è frutto di un lungo processo, portato avanti dal Governo,che mina sempre di più la libertà d’espressione e di manifestazione, insieme a molti dei principi democratici, frutto della resistenza al nazi-fascismo su cui si basa lo Stato italiano. Tutto questo è chiaramente lesivo nei confronti di gran parte delle persone che vivono all’interno del paese e giova unicamente al profitto e al potere di pochi, facendo sempre più somigliare l’Italia ad una dittatura. In questo contesto repressivo chi protesta viene subito castigato, e dissuaso dal ribellarsi.

A Biella, una realtà relativamente piccola, noi ragazzi del collettivo Stella Rossa siamo di continuo bersaglio delle misure restrittive della Questura e delle autorità comunali. È infatti in atto un vero e proprio tentativo di immobilizzare la nostra azione politica e la nostra agibilità. Questo processo è iniziato con una denuncia, arrivata a due militanti del collettivo. I due sono stati denunciati per aver partecipato ad una manifestazione non autorizzata (violazione art. 18) a seguito di un presidio davanti al palazzo della Provincia di Biella, organizzato dagli studenti dei professionali di Mosso contro l’accorpamento delle scuole professionali, a cui Stella Rossa ha dato il suo contributo. Non pensiamo però che sia casuale il fatto che tra tutti gli studenti di Mosso, siano stati denunciati proprio due studenti appartenenti al collettivo, come non pensiamo sia casuale il fatto che sempre più frequentemente la Questura ci neghi la possibilità di organizzare iniziative pubbliche, come ad esempio dei semplici banchetti informativi, utilizzando delle banali scuse. Altri tre militanti sono stati multati e denunciati perché attaccavano manifesti contro la repressione. Ci è stato inoltre vietato dal comune di Cossato di poter organizzare la festa di autofinanziamento che sarebbe servita per pagare le multe e le spese legali.

Pensiamo che questa manovra non si fermerà e che quello che è successo sia solo l’indice di un lungo processo che si estende anche oltre il collettivo, per fermare ogni tipo di contestazione e ogni tipo di iniziativa libera e democratica. A questo proposito pensiamo che sia utile e doveroso costruire un comitato per combattere la repressione in tutte le sue forme, in difesa della libertà d’espressione e di manifestazione. Pensiamo sia utile aprire un dibattito per creare un confronto costruttivo su questo tema, che crei percorsi per difendere le garanzie democratiche e tutti quei diritti sanciti dalla Costituzione che stanno via via venendo accantonati nell’indifferenza generale.

Chiamiamo quindi a tutti gli studenti, gli amici, i parenti, i cittadini e alle organizzazioni che sentono il bisogno di lottare contro la repressione di aderire a questo appello e di costruire con noi un comitato contro la repressione per la difesa del diritto di espressione; partecipando all’assemblea indetta per il giorno mercoledì 28 Aprile alle ore 21.00 che si terrà presso la sede di Rifondazione Comunista in via Bertodano 7, a Biella.

Vi aspettiamo numerosi.

 

Collettivo Comunista “Stella Rossa”  di Biella

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25.04.10

 

A Modena, città medaglia d’oro alla Resistenza

25 Aprile 1945 - 25 Aprile 2010

 

Onoriamo, ricordiamo i partigiani caduti combattendo contro il fascismo. Onoriamo e ricordiamo tutti coloro, nostri nonni, nostri genitori che coraggiosamente decisero di rischiare e donare la loro vita per liberarsi e liberarci dalla schiavitù fascista, che decisero coraggiosamente di non trasformarsi in ciò in cui voleva trasformarli il fascismo: uomini e donne misere che si accanivano contro altri esseri umani. Onoriamo e ricordiamo tutti coloro che non sono andati dove voleva trascinarli il fascismo: verso una guerra tra poveri. No, questi uomini e queste donne, grazie alla Resistenza che è esistita sin dal nascere del fascismo, dopo anni di tirannia fascista, hanno ritrovato, la loro umanità e invece di puntare le armi contro altri loro fratelli le hanno rivoltate contro i loro veri nemici: i padroni che li sfruttavano e i fascisti che li sostenevano. I partigiani e le partigiane hanno lottato per ritrovare la loro dignità di proletari e per costruire un mondo migliore, un mondo di giustizia e libertà.

Dalla sua fondazione nel 1921, seguendo la direzione dell’Internazionale Comunista, il Partito Comunista Italiano ha saputo raccogliere ed unire i comunisti italiani, gli operai, i lavoratori e gli antifascisti. Con questo grande partito centinaia di migliaia di proletari hanno opposto per vent’anni un’eroica resistenza, hanno tenuto testa al regime repressivo e guerrafondaio diretto da Mussolini e appoggiato da tutti i principali caporioni della borghesia nazionale e mondiale. I nostri eroi che oggi onoriamo e ricordiamo hanno infine abbattuto questo regime con la Resistenza del ’43-’45.

Nelle aspirazioni e negli interessi materiali e spirituali di quelle donne e di quegli uomini c’era una società diversa da quella che poi è scaturita dalla vittoria sul nazi-fascismo: c’era una società socialista, in cui il lavoro dei proletari è finalizzato al soddisfacimento dei bisogni delle masse, in cui come, cosa e quanto produrre lo decidono i lavoratori stessi. Una società guidata dalla classe operaia in cui i padroni non comandano più e devono andare a lavorare. Una società in cammino verso il comunismo, dove l’oppressione di classe viene eliminata definitivamente.

Oggi più che mai i fatti di ogni giorno dimostrano che chi dirige la società attuale, oltre ad aver eliminato gran parte delle conquiste strappate allora con la Resistenza, non è nemmeno in grado di garantire i più elementari diritti di milioni e milioni di proletari. Oggi più che mai il socialismo è l’unica via possibile per la salvaguardia dell’umanità e del suo ambiente.

Ogni anno, da 65 anni, ci ritroviamo non solo per ricordare e onorare, ma per ribadire che il proletariato italiano è antifascista, e che il proletariato italiano ha donato il suo sangue migliore per combattere contro la dittatura e per costruire il socialismo.

Negli anni, man mano che il movimento comunista si indeboliva, il partito comunista si trasformava in un partito borghese e man mano che la destra si rafforzava, il 25 Aprile si annacquava, perdeva i suoi contenuti storici, prima per diventare una ricorrenza antifascista (e non più proletaria e socialista) e poi per arrivare a fare una festa di pacificazione. Così le piazze di molte città italiane si riempiranno quest’anno di fascisti che pretendono di farla diventare una festa in onore dei torturatori, dittatori e feccia di ogni tipo.

Il fascismo avanza e lo vediamo non solo dal fatto che deturpano il significato del 25 Aprile, dal fatto che riaprono le sedi fasciste, che i fascisti rialzano la testa con la loro arroganza e prepotenza. Lo vediamo principalmente dal fatto che la borghesia sta spingendo le masse popolari ad una guerra tra poveri: a vedere il nemico nel proprio vicino di casa, nel collega che ci lavora accanto. I padroni e i borghesi vogliono che le masse pensino che la soluzione dei problemi procurati dalla crisi stia nel levare all’altro; vogliono che le masse pensino che il problema è il lavoratore autonomo che non paga le tasse e che non vedano che i padroni straricchi evadono tasse e portano milioni di euro nei paradisi fiscali, vogliono che le masse pensino che i loro bambini non hanno più il diritto alla scuola pubblica e gratuita per colpa dei bambini degli immigrati invece di chiedersi a chi giova la privatizzazione dei servizi, vogliono che le masse pensino che il loro stipendio da fame sia dovuto al fatto che gli immigrati ti levano il lavoro invece di pensare che i ricchi diventano ogni giorno più ricchi perché sfruttano il tuo lavoro quotidiano, che le fabbriche chiudono per la concorrenza dei cinesi e non perché i padroni per aumentare i loro profitti vanno ad aprire in paesi dove possono sfruttare ancora di più i lavoratori; vogliono che le masse pensino che il capitalismo (cioè un mondo di sfruttati e sfruttatori) sia inevitabile e che non possa esistere invece una società diversa fatta di giustizia e libertà. Convincerci di questo, mobilitare le masse contro altre masse è la base del fascismo. È il terreno su cui poi il fascismo può ricostruirsi e trionfare.

La resistenza oggi è prima di tutto questo: lottare contro il fatto che ci trasformano in esseri abbrutiti che si fanno la guerra tra loro, lottare contro tutto questo è lottare per rimanere capaci di vedere chi e cosa è il nostro problema, chi e cosa va combattuto. Lottare non contro, ma assieme agli altri lavoratori per eliminare lo sfruttamento, la miseria, l’ingiustizia. Questo è oggi il 25 Aprile!

Oggi onoriamo quindi i nostri caduti per dirgli che non alzeremo un dito contro i nostri fratelli lavoratori, che loro, i nostri partigiani, ci hanno indicato chi è il nemico comune, ci hanno indicato per cosa può valere la pena di dare la propria vita.

 

No al fascismo di ieri, no al fascismo di oggi! Ora e sempre Resistenza!

 

Collettivo Comunista Modenese

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25.04.10

 

25 Aprile: Viva la Nuova Resistenza!

 

“Aldo dice: 26x1”; con queste parole, un telegramma del CLNAI lanciava a tutti i Comitati di Liberazione presenti sul territorio italiano l’indicazione dell’ora X; il nemico era vinto, la Resistenza stava per sferrare l’ultimo, decisivo assalto alle forze della reazione, atto finale della guerra partigiana. L’Insurrezione del 25 Aprile 1945 resta a tutt’oggi, sessantacinque anni dopo, il punto più alto della mobilitazione delle masse popolari nella storia del nostro Paese.

Da quello straordinario impulso di popolo, da quell’afflato collettivo che determinò la fine di un’epoca e la sconfitta di un regime tirannico sorse, meno di tre anni dopo, la Carta Costituzionale più avanzata d’occidente. Fu in nome di molte delle libertà proclamate nei 139 articoli della nostra Costituzione che migliaia di giovani e meno giovani, uomini e donne, immolarono la propria esistenza, pagando lo scotto più severo per non aver chinato il capo di fronte alle nefandezze del nazifascismo.

Furono i fazzoletti rossi delle Brigate Garibaldi, legate al PCI, l’avanguardia di quel meraviglioso e tremendo “assalto al cielo” che fu la Resistenza. La Liberazione dell’Italia dalla guerra e dalla dittatura era per ogni comunista, per ogni rivoluzionario, una condizione necessaria, ma non sufficiente, per spezzare le catene dell’oppressione di classe. La fine dei fascismi non avrebbe coinciso con la fine della lotta per l’acquisizione di diritti sempre più avanzati, per la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, per la sconfitta del sistema capitalistico, in qualunque forma esso si manifestasse. La lotta rivoluzionaria dei comunisti sarebbe continuata anche dopo la fine della guerra e si sarebbe considerata conclusa soltanto con la realizzazione del socialismo.

Oggi il governo del nostro Paese è nelle mani di una banda di mafiosi, criminali, razzisti e fascisti. Ai lavoratori ed alla classe operaia si chiedono nuovi sacrifici e si promette un’illusoria fuoriuscita dalla devastante crisi economica. Parallelamente, lo spettro della mobilitazione reazionaria si fa sempre più manifesto; l’attacco ai residui delle conquiste ottenute dalle masse popolari con le dure e sanguinose lotte degli anni ’60 e ’70, le pulsioni xenofobe della Lega Nord, l’esecutivizzazione e la svolta autoritaria promossa dal Presidente del Consiglio, la criminalizzazione del dissenso sociale sono soltanto alcuni tra i più evidenti aspetti di questa fase, in cui il capitalismo si libera dei fronzoli democratici esprimendosi limpidamente come dominio di classe.

Si impone più che mai la tessitura di un filo rosso. Occorre legare la lotta partigiana ad una nuova Resistenza che, forte di una rinnovata memoria storica, esprima un conflitto di classe diffuso sul territorio, a partire dai posti di lavoro, rompendo lo schema della pacificazione sostenuto dalle opposizioni istituzionali, ma rivendicando la sola parola d’ordine che il proletariato e la classe operaia possono far propria nella lotta contro la borghesia: non c’è antifascismo senza anticapitalismo.

Il solo strumento che può garantire organicità e direzione al movimento rivoluzionario è il Partito Comunista. Un partito che rivendichi apertamente l’obiettivo della costruzione del Socialismo, che rappresenta l’unica prospettiva in grado di consentire alle centinaia di milioni di proletari che popolano il pianeta di uscire dal pantano del capitalismo in crisi. Solo un partito comunista forte, combattivo e direttamente legato alla classe potrà costruire una opposizione reale alle politiche dominanti e rendere vivo ed attuale il messaggio della Resistenza partigiana.

Contro il fascismo, in qualunque forma esso si manifesti!

Onore ai partigiani caduti per la libertà e per il comunismo!

Costruire il Partito Comunista Rivoluzionario!

 

Collettivo Comunista Romano

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14.04.10

 

NIENTE SCARCERAZIONE ANTICIPATA PER VALTER

 

Il Tribunale di Sorveglianza di Torino rigetta l’istanza di scarcerazione anticipata per l’antifascista Valter Ferrarato. Il compagno Valter si trova da Agosto 2009 in regime di affidamento in prova ai servizi sociali (non può lasciare la provincia di Torino e deve rientrare in casa alle 23,00) e sta scontando la pena residua di un anno (ne erano stati inflitti 4 di cui 3 indultati) per la manifestazione antifascista dell’11 marzo 2006 a Milano, durante la quale la polizia, per difendere la parata dei fascisti, caricò i manifestanti che si difesero rispondendo egregiamente, considerata la disparità di forze in campo tra gli antifascisti e le forze dell’ordine.

Il compagno Valter, ha continuato a svolgere la sua attività politica sul territorio della provincia di Torino, senza mai cedere alle intimidazioni e ai ricatti dovuti alla sua condizione di affidato in prova. La Questura ha più volte segnalato l’attività del compagno del CCP al Magistrato di Sorveglianza il quale, considerando tale attività non consona al “reinserimento sociale” del compagno, non gli ha concesso il beneficio della scarcerazione anticipata (45 giorni all’anno).

Il Magistrato di sorveglianza di Torino ha senza dubbio un criterio diverso per definire quali attività possano essere socialmente utili. Il Collettivo Comunista Piemontese ritiene invece che l’attività politica del compagno Valter e di tutti i compagni che lavorano alla ricostruzione del partito, che svolgono concretamente la militanza antifascista, che si preoccupano dello stato dei lavoratori e dei diritti delle masse popolari, sia un attività di alto valore morale e sociale che il compagno Valter non ha alcuna intenzione di interrompere, anzi. La negazione del beneficio dei 45 giorni di scarcerazione anticipata è da considerare la conferma che il compagno Valter svolge effettivamente attività di alto valore sociale e morale e che questa attività è efficace e viene riconosciuta anche dal nemico di classe.

 

W L’ANTIFASCISMO MILITANTE!

 

SOLIDARIETA’ CON IL COMPAGNO VALTER E CON TUTTI I COMPAGNI COLPITI DALLA REPRESSIONE!

 

Coordinamento Collettivi Comunisti

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13.04.10

 

Le “opportunità” che il capitalismo ci offre:

milioni di euro nelle tasche dei padroni e per gli operai licenziamenti di massa!

 

Molto probabilmente, entro la fine di Aprile la FIAT, per bocca di Marchionne, annuncerà il proprio “piano industriale”. In realtà dovremo parlare di “PIANO LICENZIAMENTI” in quanto, con tutta probabilità, si tratterà di una devastante ristrutturazione che prevede 5000 esuberi in tutta Italia e 2500 soltanto a Mirafiori. E’ la solita storia! Per i padroni i piani industriali riguardano soltanto il mantenimento e l’aumento dei loro profitti sulle spalle e sulla pelle dei lavoratori. Anche le stragi di operai, come quella della Thyssen Krupp di Torino, fanno parte dei “piani industriali”: risparmiare ovunque è possibile, anche sulle misure di sicurezza!! Gli operai che prima della crisi del sistema capitalistico avevano, con il loro lavoro, fatto la fortuna degli Agnelli, dei Krupp e dei Falk (per citare alcuni tra il pugno di padroni parassiti che decidono della vita e della morte di noi operai) oggi, nel pieno della crisi per sovrapproduzione di capitali e merci, diventano un peso, una spesa da eliminare (anche fisicamente). Non è vero che i padroni si darebbero da fare per superare la crisi! La crisi per i padroni rappresenta un occasione per giustificare tutta una serie di angherie e di malefatte che altrimenti non potrebbero in alcun modo giustificare perché colpiscono proprio il centro della produzione industriale e del consumo di massa, gli OPERAI E LE LORO FAMIGLIE!

Ma come si fa a lasciare che questi “signori”aumentino la loro ricchezza sulle disgrazie di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie!? Il mese scorso si è tenuta al Lingotto l’assemblea degli azionisti FIAT che, approvando il bilancio 2009, ha deliberato il pagamento dei dividendi pari a 244 MILIONI di EURO! Montezemolo, durante l’assemblea ha affermato che il gruppo FIAT è in buone condizioni e quindi, ai TOP MANAGER dell’azienda andranno altri 8 Milioni oltre ai 4 Milioni già deliberati. I PADRONI E I DIRIGENTI quindi non sarebbero responsabili dei settori in crisi dell’azienda, anzi, a loro dovrebbe andare tutto il merito (meglio se in fiumi di denaro) per i settori in sviluppo. Per i PADRONI e i MANAGER, il problema sarebbero gli OPERAI e i loro DIRITTI, come ad esempio quello dell’ART.18, per citarne uno tra tutti quelli conquistati con le dure lotte del passato.

Marchionne quindi, gonfio di profitti milionari, entro aprile annuncerà “lacrime e sangue”per gli operai della FIAT e tra i 2500 licenziati a Mirafiori potresti esserci anche tu, un tuo famigliare o i tuoi compagni di lavoro più cari, quelli con i quali, anche “grazie” alla condivisione della  fatica quotidiana, si è istaurato un rapporto umano e di amicizia che va oltre i confini delle mura del reparto di fabbrica, della mensa o dello spogliatoio! E’ necessario organizzarsi e mobilitarsi uniti, al di là delle rispettive sigle sindacali alle quali molti di noi aderiscono proprio perché comprendiamo che  è l’organizzazione lo strumento con il quale gli operai possono respingere gli attacchi del pugno di padroni parassiti che si arricchiscono sulla nostra pelle! Però, combattere per difendere il posto di lavoro e i diritti conquistati nei decenni passati, vuol dire anche combattere contro il sistema che permette l’assurdo arricchimento dei padroni a fronte della miseria dei lavoratori. Vuol dire combattere per sostituire questo sistema malato con un sistema diretto dai lavoratori, un sistema socialista nel quale non vi sarà spazio per i borghesi parassiti. Un sistema che garantisca salute, istruzione, lavoro e servizi. Se pensiamo soltanto ai miliardi di Euro (soldi nostri) che lo Stato riversa ogni anno, o per la cassa integrazione o per gli incentivi, nelle tasche dei padroni che ne fanno richiesta, ci viene facile immaginare a come e quanto sia possibile stare tutti molto meglio se questo denaro venisse utilizzato per garantire un lavoro socialmente utile a tutti quanti e quindi un esistenza degna di essere vissuta! Ma per proseguire nella lotta per il socialismo è necessario che gli operai comunisti si uniscano al lavoro per la ricostruzione del loro partito comunista rivoluzionario! Questa lotta passa anche attraverso la propaganda del socialismo che gli operai comunisti possono e devono svolgere nelle officine e sui loro posti di lavoro!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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30.03.10

 

Processo contro i dirigenti stragisti della Thyssen Krupp, udienza del 26.03

 

Il collegio difensivo, nella seduta di mercoledì 26, era formato da Audisio, Anglesio, Zaccone (difensore dei dirigenti della Juventus in “Calciopoli”) e Andrea Garaventa che porta in dote anche la difesa  di Impregilo/FIBE (impresa notoriamente legata alla FIAT e alla famiglia Agnelli) sulla vicenda degli impianti (CDR) di smaltimento rifiuti in Campania e nei quali ci finiva dentro di tutto. Insomma un pool di “assoluto rispetto” e competenza in materia di difesa di padroni, speculatori, faccendieri e politici in odor di mafia, al quale dobbiamo aggiungere l’Avv. Coppi, assente all’udienza scorsa, difensore di Andreotti.

Sono stati ascoltati alcuni testimoni sempre citati dalla difesa tra i quali il Dottor Alleante, dirigente membro del Consiglio di Amministrazione (CDA) della Thyssen che si occupa degli affari societari e del patrimonio industriale!? A cosa serve la deposizione di questo signore che non conosce minimamente l’azienda per cui lavora, ne tantomeno la linea 5, dove è scoppiato l’incendio? Si tratta soltanto di un altro teste chiamato lì per fare numero e per perdere tempo. Il PM Guariniello infatti “liquida” questo teste facendogli notare proprio la sua scarsa conoscenza dello stabilimento.

Nelle aule del Tribunale il processo segue il suo iter, ma all’esterno di quelle mura sembra sia calato il silenzio su una delle più aberranti stragi di operai degli ultimi decenni. Sì, perché al di la delle responsabilità dei dirigenti dell’azienda, da questo processo emergono anche responsabilità soggettive che riguardano enti ed organismi istituzionali (ispettori dell’INPS, membri delle commissioni preposte al controllo della prevenzione incendi e della sicurezza sul lavoro, responsabili degli enti locali in materia di ambiente, ecc.) e quindi responsabilità dei politici asserviti agli interessi degli industriali i quali ricambiano anche con il sostegno economico alle campagne elettorali.

E che dire dei dirigenti dei partiti e dei sindacati che si rifanno alle ragioni della classe operaia e che, di fronte ad uno stabilimento in dismissione che faceva ancora fare agli operai straordinari e i doppi turni, si sono limitati alla denuncia o hanno “semplicemente”  rinunciato ad organizzare gli operai alla lotta perché ottenessero la certezza della salvaguardia del loro posto di lavoro e non le briciole da raccogliere con il sangue in uno stabilimento privo di misure di sicurezza adeguate ed aggiornate? Il misero 2.64% raccolto da PRC e PdCI alle ultime elezioni regionali, è la conseguenza di una politica che mano a mano si è allontanata dagli interessi dei lavoratori!

Tutti possono comprendere quanto sia “scomodo” per i politici di turno e i dirigenti sindacali, occuparsi più a fondo delle vicende che riguardano la strage dei sette operai della Thyssen e che, per ragioni “tecniche”, non vengono sollevate nelle aule dei tribunali ma che, proprio in quelle aule, dove si tocca ancora con mano la tragedia del 6 dicembre 2007, si riaffacciano alla mente di chiunque abbia una coscienza e senta l’appartenenza alla stessa classe sociale dei sette eroi operai bruciati vivi nello stabilimento di Torino.

È scomodo ma è necessario! Perché non ci debbano più essere operai che muoiono per lavorare e perché chi dovrebbe essere punto di riferimento per i lavoratori li difenda e li sostenga veramente!

 

Collettivo Comunista Piemontese - Proletari Comunisti (TO)

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26.03.10

 

Una piccola vittoria operaia

 

Il compagno Eugenio Scognamiglio è stato reintegrato sul posto di lavoro alla Maserati.

Grazie alla sua determinazione il giudice ha costretto l’azienda a reintegrarlo in vista del processo, motivando la decisione con il fatto che Eugenio ha una famiglia da mantenere.

I dirigenti Maserati forse non lo sapevano? Forse pensano di averla vinta nel processo contro Eugenio e che quindi lo potranno lasciare a casa domani (nonostante lui e la sua famiglia debbano mangiare anche dopo il processo)?

Per i 15 mesi da quando Eugenio è stato cacciato dalla Maserati, lui e la sua famiglia hanno comunque dovuto arrangiarsi per campare. Di tutto questo i padroni se ne fregano!

Eugenio è un operaio attivo che difende il posto di lavoro suo e dei suoi compagni. Per questo è in prima fila nelle lotte. Di operai come lui i padroni hanno paura, perché questi operai sono quelli da cui altri operai possono prendere l’esempio e lottare ancora più efficacemente contro gli attacchi dei padroni.

Per questo i padroni attaccano gli operai come Eugenio e per questo gli operai come Eugenio meritano tutta la solidarietà e il sostegno dei compagni e degli altri operai. Bisogna continuare a sostenere Eugenio fino al processo e al reintegro definitivo!

La vittoria di questa battaglia è una vittoria che rafforza tutti gli operai e tutti i compagni e le organizzazioni che lottano per difendere gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari.

Ma questa è la vittoria di una singola battaglia. Altre ne verranno.

Oggi festeggiamo questa vittoria e ci prepariamo per le prossime battaglie.

 

Le battaglie che ci aspettano saranno via via più dure e noi comunisti, e con noi tutta la classe operaia, siamo ancora impreparati a condurre con efficacia gran parte delle battaglie future. In particolare non abbiamo ancora un partito comunista in cui siano raccolti gli elementi migliori che lottano per la conquista del potere della classe operaia e per porre fine una volta per tutte allo sfruttamento dei padroni.

Noi comunisti dobbiamo lavorare affinché ogni battaglia sia un terreno ed un’esperienza utile alla ricostruzione di quel partito comunista.

 

Collettivo Comunista Modenese

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26.03.10

 

L’udienza di mercoledì 24 marzo al processo contro i padroni stragisti della Thyssen Krupp ha visto “sfilare” ancora testimoni (otto) della difesa tra cui dirigenti dei Vigili del Fuoco e funzionari regionali del Dipartimento Ambiente settore grandi rischi. Le domande dell’avvocato Audisio erano le stesse poste ai testimoni dell’udienza precedente, anch’essi appartenenti ai Vigili del Fuoco: “come erano composte le commissioni, che mansioni svolgevano” etc, etc. È evidente il tentativo degli avvocati mercenari di voler spostare l’attenzione sulle eventuali responsabilità degli organismi e degli enti che facevano parte del Comitato Tecnico Regionale e delle apposite commissioni che dovevano accertare l’idoneità dell’azienda in relazione alle misure di prevenzione incendi. Uno scaricabarile reso possibile proprio da quel sistema, tanto caro ai padroni, che permette loro di corrompere, ricattare e fare pressioni sugli enti preposti al fine di renderli compiacenti e complici delle aziende. Il caso degli ispettori dell’INPS, indagati dal PM Guariniello, è emblematico.

I padroni, tramite i loro avvocati, perdono tempo e scaricano le responsabilità della strage sui loro servi, funzionari e delegati dei vari settori ed enti istituzionali. Così facendo tentano di arrivare alla sentenza con la derubricazione del reato per il quale sono accusati: da omicidio volontario ad omicidio colposo. Il decreto legge sul processo breve e la riforma della giustizia annunciata dal mafioso Berlusconi faranno il resto! Ma questo processo mette in luce anche l’estrema difficoltà dei padroni di fronte alla crisi del loro sistema, una crisi economica, politica e sociale alla quale sono costretti a far fronte con imbrogli, raggiri, censure e repressione. Per tutti i proletari questo è il processo contro tutti i padroni e contro il loro sistema di fame, miseria, sfruttamento e morte!

- Perché i padroni continuano a far morire operai nelle fabbriche e sui cantieri

- Perché non si debba più andare al lavoro come se si andasse in guerra rischiando di non rientrare più a casa e non poter riabbracciare i propri famigliari!

Tutti sanno perfettamente che la giustizia borghese è parte integrante del sistema diretto da un pugno di parassiti che con la loro disponibilità economica decidono il bello e il cattivo tempo. Tutti si rendono anche conto che in un sistema del genere, anche i magistrati onesti e sinceramente democratici, non potranno certo superare i limiti consentiti dalla legge. Malgrado ciò questo processo rappresenta un precedente importante perché, per la prima volta nel nostro Paese, i padroni responsabili della morte di operai, sono alla sbarra per rispondere di omicidio volontario. È un fatto importante che il proletariato deve valorizzare con la mobilitazione e la controinformazione! Non possiamo lasciare completamente nelle mani della borghesia e dei suoi servi delle istituzioni e della carta stampata la gestione di una vicenda che riguarda tutti gli operai, i lavoratori e le loro famiglie!

Se i dirigenti dei sindacati di regime e i partiti che fanno riferimento al mondo del lavoro non si muovono, dobbiamo essere noi lavoratori a farlo! Ma anche questa battaglia fa parte della lotta più generale per abbattere il sistema di fame, miseria, morte, corruzione, arroganze e sfruttamento al quale la classe dominante vuole costringere le masse popolari.

Per porre fine definitivamente a questo sporco sistema è necessario che la classe operaia si organizzi legandosi alle organizzazioni che lavorano alla ricostruzione del Partito Comunista, strumento necessario per l’abbattimento del sistema capitalista e per la costruzione di una società superiore, il socialismo!

 

Collettivo Comunista Piemontese - Proletari Comunisti (TO)

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24.03.10

 

Prosegue il processo contro i dirigenti stragisti della Thyssen Krupp. Durante la seduta del 16 marzo scorso sono stati ascoltati altri testimoni citati dalla difesa. I primi sono stati gli ingegneri Ferraro e Polito, comandanti provinciale e regionale dei vigili del fuoco. Il primo era anche presidente del Comitato tecnico regionale (Ctr), mentre il secondo era capo della Commissione ispettiva del Ctr, quella che aveva il compito di verificare la conformità del sistema di gestione sicurezza (Sgs) alle linee guida del ministero dell’Ambiente. L’Avv. Audisio, difensore dei dirigenti della Thyssen, ha chiesto se si sapesse chi fosse il membro della commissione Tecnico Regionale che rappresentava l’azienda, ma l’ing. Ferraro non se lo ricordava cosicché, l’avvocato gli ha consegnato un incartamento pregandolo di vedere se in quelle vi fosse quel nominativo. La ricerca, nel silenzio totale dell’aula, è durata parecchi minuti sino a che il povero ingegnere dei pompieri ha trovato il nominativo che rispondeva al dirigente Thyssen (guarda un po’) Cafueri. Al di la di queste nauseabonde manfrine dei difensori della Thyssen, dagli interrogatori emerge che nel 2006 la Commissione fa un ispezione all’interno della fabbrica denotando molte anomalie relative alla sicurezza, malgrado l’ispezione fosse (gli ispettori non potevano girare liberamente) “pilotata” dai dirigenti dell’azienda. La Commissione quindi annotò tutte queste anomalie e soltanto nel 2007 (per “problemi tecnici” non ben definiti) esse furono notificate alla Thyssen, con l’intimazione di mettersi in regola entro il 31 dicembre dello stesso anno, altrimenti il certificato di prevenzioni incendi non sarebbe stato rilasciato. Come faceva l’azienda ad essere in possesso del certificato nel periodo in cui avvenne la strage di operai? E cioè il 6 dicembre del 2007? Beffa tra le beffe: soltanto il 19 dicembre 2007 la Thyssen invia una lettera alla commissione nella quale conferma l’adeguamento della sicurezza che verrà poi verificato dalla commissione il 21 gennaio 2008. Se non sono fatti concreti questi, allora gli avvocati della Thyssen Krupp dovrebbero spiegare cosa sono per loro i fatti, considerando che essi citano a testimoniare persone che durante l’audizione fanno emergere le prove delle malefatte dei loro assistiti. Ma a che gioco stanno giocando? È forse la certezza dell’impunità che porta gli arroganti dirigenti della Thyssen a concordare con i loro avvocati mercenari una linea difensiva evidentemente autolesionista, pur di prendere tempo ed attendere la prescrizione garantita dal futuro DDL sul processo breve? I fatti sono fatti e si basano sulla concretezza e di concreto in questa atroce vicenda c’è la responsabilità consapevole dell’azienda che faceva lavorare gli operai, anche con turni straordinari, in uno stabilimento privo delle misure di sicurezza necessarie! Di concreto ogni anno muoiono più di mille lavoratori e altre migliaia rimangono infortunati. Di concreto esiste un sistema che permette ai padroni di mutilare ed uccidere gli operai!

Concretamente, però, è possibile spazzare via questo sistema e sostituirlo con una società senza sfruttati ne sfruttatori: una società socialista! Per fare questo è necessario che la classe operaia si organizzi per riprendere in mano il proprio sindacato e per costruire il suo partito, il Partito Comunista!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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22.03.10

Il coraggio di un operaio che lotta!

Solidarietà al compagno Eugenio, operaio delegato RSU della Maserati di Modena

in sciopero della fame contro il licenziamento!

Licenziato perché lottava!

 

Nel dicembre 2008 gli operai della Maserati di Modena hanno condotto una tenace lotta con  scioperi e blocchi stradali contro il mancato rinnovo del contratto a 112 operai a tempo determinato. All’epoca il compagno Eugenio Scognamiglio, operaio e delegato Rsu, ha ricevuto dall’amministrazione dell’azienda una sospensione cautelare per presunte “ingiurie nei confronti del capo del personale e aggressione ad una guardia” avvenute nel corso delle manifestazioni.

Nell’istruttoria del processo avviato contro il licenziamento di Eugenio, di cui si sono già tenute tre udienze, il giudice ha dichiarato non attendibili due dei testimoni indicati a propria difesa dall’operaio perché, essendo membri del Comitato direttivo FIOM/CGIL, sarebbero di parte! Da notare, tra l’altro, che uno dei due testimoni respinti dal giudice era stato qualificato addirittura dalla stessa amministrazione Maserati come un lavoratore serio e responsabile.

 

Ieri il compagno operai Eugenio Scognamiglio ha iniziato uno sciopero della fame con presidio permanente davanti ai cancelli della Maserati. Con questa protesta Eugenio combatte contro il licenziamento ingiustificato nei suoi confronti, ma combatte anche contro l’arroganza con cui i padroni attaccano gli operai più combattivi, nel tentativo di separarli dagli altri compagni di lavoro e di scoraggiare le lotte che vanno via via moltiplicandosi.

La crisi del sistema capitalista sta portando alla rovina decine di migliaia di famiglie. I padroni licenziano e smantellano le attività produttive per riaprirle in paesi e zone in cui lo sfruttamento degli operai costa meno. I  padroni gonfiano i loro conti in banca e svuotano le tasche dei lavoratori. Il governo di speculatori, affaristi, mafiosi e fascisti difende gli interessi dei padroni e dei trafficanti e reprime sempre più duramente chi osa lottare contro questo stato di cose.

Sono i padroni che ingiuriano ogni giorno i lavoratori speculando sulla loro vita, licenziandoli, portandoli alla miseria, risparmiando sulla sicurezza e uccidendoli (ricordiamolo sempre che in Italia muoiono 3 lavoratori al giorno sul lavoro!) per tutelare i loro già enormi profitti.

I lavoratori che lottano mostrano a tutti la loro dignità, il loro coraggio e sono un esempio per tutti i lavoratori!

Il caso dell’operaio Eugenio non è che uno tra i tanti, ma è un esempio che rafforza chi lotta per una vita dignitosa, chi non vuole piegarsi all’ingiustizia e allo sfruttamento.

La lotta di Eugenio e di qualunque lavoratore deve essere appoggiata dagli altri lavoratori.

Non deve passare il licenziamento di un operaio che lotta per difendere i propri diritti!

La vittoria di Eugenio oggi favorisce la vittoria di altri lavoratori domani e indebolisce i padroni!

Esprimiamo piena solidarietà al compagno Eugenio e invitiamo tutti i compagni, le organizzazioni, i partiti che dichiarano di avere a cuore gli interessi dei lavoratori, a portare la  loro solidarietà ad Eugenio e a sostenere concretamente la sua giusta e coraggiosa lotta.

Uniti si può vincere!

 

Collettivo Comunista Modenese

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15.03.10

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI TORINO DIFENDE LA COSTITUZIONE

E VIENE ATTACCATO DAI FASCISTI RAVELLO, BONINO E MARRONE DI AN!

 

Lunedì 15 marzo, durante un presidio davanti al comune di Torino contro l’espulsione del perseguitato politico turco AVNI ER, organizzato da alcuni antifascisti torinesi, Beppe Castronovo, Presidente del consiglio comunale ha adempito pienamente ai suoi compiti istituzionali annunciando l’intenzione di proporre un ordine del giorno in sostegno di AVNI che rivendica l’art. 10 della Costituzione che recita: “Lo straniero al quale sia impedito al suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”.  Per questo motivo i fascisti che si nascondono dietro la facciata democratica delle cariche istituzionali, hanno attaccato (“Cronaca Qui” del 17 marzo 2010) il Presidente del consiglio comunale. Ai fascisti la nostra Costituzione non piace perché è la Costituzione nata dalla Resistenza partigiana. I fascisti Ravello, Bonino e Marrone con questo attacco a Castronovo, attaccano la Costituzione e dimostrano disprezzo per la vita umana perché, come tutti ben sanno, AVNI ER se venisse espulso dal nostro paese, rischierebbe il carcere e la tortura in Turchia e molto probabilmente anche la morte. I fascisti Ravello, Bonino e Marrone che si riempiono la bocca con il rispetto per la vita umana soltanto quando si tratta di diffamare gli oppositori del sistema e attaccare la 194 per fare piacere agli esponenti vaticani, nella pratica invece, si distinguono per il loro arrogante disprezzo per tutto ciò che non sia uguale a loro. Sono fascisti, razzisti ed omofobi!

Per questi signori non dovrebbe esserci diritto di tribuna e invece, proprio “grazie” alla lotta partigiana e alla Costituzione nata dalla Resistenza antifascista, possono sedersi sui banchi istituzionali! Esprimiamo quindi la nostra piena solidarietà al Presidente del consiglio comunale di Torino e invitiamo tutti gli antifascisti e i sinceri democratici, ad inviare messaggi di sostegno e solidarietà a Beppe Castronovo ( e-mail: presidente.consigliocomunale@comune.torino.it ).

 

In allegato l’art. di “Cronaca Qui” del 17 marzo 2010

 

Collettivo Comunista Piemontese

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15.03.10

 

LIBERTA’ PER AVNI ER!

PRESIDIO SOTTO IL COMUNE DI TORINO

 

Lunedì 15 marzo alle 9,00 un gruppo di antifascisti ha tenuto un presidio di fronte al comune per sollevare alle Autorità cittadine la questione di AVNI ER, comunista turco che rischia l’espulsione in Turchia e quindi anche il carcere e la tortura. Contro l’espulsione del compagno turco hanno preso posizione pubblica il consiglio regionale della Puglia, quello provinciale di Lecce, quello regionale della Sardegna, della Toscana e della Campania.

Sono stati diffusi centinaia di volantini e al megafono un compagno invitava vivamente i consiglieri a difendere la Costituzione, sulla quale essi hanno giurato, e a prendere una posizione pubblica a favore del riconoscimento di rifugiato politico per AVNI ER.

Alcuni consiglieri si sono mostrati interessati e sensibili all’argomento tanto che anche il Presidente del Consiglio comunale (Beppe Castronovo del PRC) è uscito ad incontrare i compagni fuori dal Comune. Castronovo, dopo avere detto di conoscere approfonditamente l’argomento e di condividere, come gli altri consigli, la necessità di prendere posizione, ha detto che alla riunione dei capigruppo del consiglio comunale avrebbe presentato un ordine del giorno. Diceva Castronovo che, a causa della prossima tornata elettorale, il consiglio cesserà di riunirsi e riprenderà i lavori il 9 aprile. Non assicurava quindi, che la discussione sulla situazione di AVNI, si sarebbe potuta affrontare nella stessa giornata di lunedì 15 marzo. Castronovo comunque farà un comunicato stampa nel quale dichiarerà pubblicamente l’intenzione.

Staremo dunque a vedere se anche i consiglieri comunali di Torino sottoscriveranno una mozione contro l’espulsione di AVNI difendendo così la Costituzione sulla quale hanno giurato dopo essere stati eletti (ART. 10: “lo straniero al quale sia impedito l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”).

 

Collettivo Comunista Piemontese e antifa torinesi

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14.03.10

Comunicato 14.03.10

 

Ancora repressione nei confronti dei compagni del Collettivo Stella Rossa di Biella

Per un fronte comune contro la repressione

 

Due compagni del collettivo Stella Rossa, aderente al Coordinamento dei Collettivi Comunisti, Umberto e Valentina, hanno ricevuto un avviso di garanzia per la manifestazione studentesca del 24 novembre 2009 nel contesto della lotta contro l’accorpamento degli istituti professionali della provincia di Biella. Su questa forma di repressione, preceduta da continue intimidazioni da parte della polizia nei confronti dei giovani compagni, il collettivo ha indetto un presidio per il 12 marzo di lotta contro la repressione. Giovedì 11 marzo, il giorno prima del presidio, tre compagni del collettivo Stella Rossa, mentre attacchinavano per il presidio contro la repressione, sono stati fermati da due poliziotti in borghese che, a seguito dell’identificazione, hanno contattato la DIGOS che ha portato i tre compagni in questura. I compagni sono stati trattenuti per diverse ore senza che venisse formalizzata alcuna accusa, mentre l’intera DIGOS di Biella sfilava davanti ai compagni minacciandoli con frasi del tipo “firmate questo verbale o finisce male”. I compagni si sono decisamente rifiutati di firmare e alle 3 di notte, vista anche l’immediata mobilitazione di alcuni compagni fuori dalla questura e le telefonate di protesta, la DIGOS si è vista costretta a rilasciare i compagni commutandogli una multa di circa 100 euro a testa per attacchinaggio abusivo.

Malgrado questo ennesimo tentativo di spezzare la lotta con la repressione, il presidio è riuscito: erano presenti circa 40 persone tra studenti degli istituti professionali e compagni di Rifondazione e anarchici, nonostante la questura abbia impiegato numerose forze dell'ordine in assetto anti sommossa e molti agenti della Digos per intimidire e scoraggiare l’iniziativa. Ha presenziato direttamente lo stesso Questore!

Questa ennesima operazione stile “primo fascismo” si inserisce in una campagna intimidatoria che ormai da mesi va avanti contro il Collettivo Stella Rossa a Biella, così come succede in altre città verso lavoratori in lotta, compagni e antifascisti.

Man mano che avanza la crisi, aumenta il malcontento delle masse, aumenta la mobilitazione e la lotta. I lavoratori e le masse non vogliono pagare la crisi dei padroni! La borghesia oscilla tra percorrere la strada della repressione aperta o mantenere una parvenza di democrazia. Le operazioni repressive legali (come quelle capitanate dalla Digos) e illegali (come quelle legate allo sdoganamento dei fascisti e da questi direttamente portate avanti) aumentano di numero e di intensità.

Man mano che le masse si organizzano, aumentano il timore della borghesia e la sua repressione. Ma al contempo aumenta anche la capacità delle masse di lottare. È necessario che i comunisti raccolgano il malcontento, la mobilitazione, la capacità di lotta per farli convergere nella ricostruzione del partito comunista della classe operaia, strumento necessario e decisivo nella lotta per la costruzione di una società più avanzata, il socialismo.

In questa situazione di oscillazione della borghesia la mobilitazione dei comunisti e dei lavoratori può fermare la repressione e costringere anche i personaggi della stessa borghesia più incerti o sinceramente democratici a prendere una posizione in difesa dei diritti sanciti dalla Costituzione, come ad esempio quello della libertà di espressione sancito dall’articolo 21 della Costituzione. La mobilitazione può ostacolare la repressione, ma principalmente può rafforzare chi lotta nella costruzione di un fronte comune contro la repressione e nella capacità di far fronte al nemico di classe.

 

Per un fronte comune contro la repressione!

Solidarietà a tutti i compagni e i lavoratori colpiti dalla repressione!

 

Coordinamento Collettivi Comunisti

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12.03.10

 

TRE COMPAGNI DEL COLLETTIVO STELLA ROSSA DENUNCIATI,

A LORO LA SOLIDARIETA' DI TUTTO IL PROLETARIATO

 

Ieri sera, giovedì 11 marzo, circa alle 22:00 tre compagni del collettivo Stella Rossa di Biella, mentre erano intenti ad attacchinare manifesti per il presidio contro la repressione indetto per il giorno successivo, sono stati fermati da due poliziotti in borghese che, a seguito dell’identificazione, hanno contattato la DIGOS che ha deciso di portare i tre compagni in questura. Sono stati trattenuti per diverse ore senza che venisse formalizzata alcuna accusa mentre l’intera DIGOS di Biella, capitanata dall’ispettor Fois, gli sfilava davanti minacciando i compagni con frasi del tipo “o firmate questo verbale o finisce male”. I compagni si sono decisamente rifiutati di firmare e alle 3 di notte, vista anche l’immediata mobilitazione di alcuni compagni fuori dalla questura e le telefonate di protesta, tra cui quella del segretario di Rifondazione Comunista di Biella e del circolo di Cossato, la DIGOS si è vista costretta a rilasciare i compagni commutandogli una multa di circa 100 euro a testa per attacchinaggio abusivo.

Questa ennesima operazione degna della peggiore polizia fascista si inserisce in una campagna intimidatoria che ormai da mesi va avanti contro il Collettivo Stella Rossa, con continui fermi, perquisizioni arbitrarie personali e delle autovetture, culminati con le denuncie di qualche giorno fa nei confronti di Umberto e Valentina colpevoli, secondo i cani da guardia della borghesia, di aver guidato una manifestazione studentesca non autorizzata.

Solo la lotta può spezzare questi attacchi e ritorcerli contro chi li fa. Perché, come dimostrato anche dalla scarcerazione degli antirazzisti torinesi, la mobilitazione può fermare la repressione e costringere i pezzi più o meno sinceramente democratici dei funzionari dello stato, a prendere una posizione chiara a difesa dei diritti sanciti dalla Costituzione e continuamente difesi dalla mobilitazione delle masse popolari, come ad esempio quello della libertà di espressione inserito nella Costituzione per mezzo dell’articolo 21.

Questa campagna intimidatoria, che la DIGOS di Biella sta mettendo in piedi con tutte le sue forze, anche violando le stesse loro regole, denota chiaramente come la borghesia abbia paura dei comunisti quando si organizzano e iniziano a lottare per la ricostruzione del partito della classe operaia, il partito comunista, e la creazione di un sistema senza più sfruttati ne sfruttatori.


Collettivo Comunista Piemontese

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12.03.10

 

SCIOPERO GENERALE

 

Lo sciopero generale del 12 marzo non è uno sciopero che riguarda soltanto il fisco e la tassazione: è lo sciopero per la difesa dei diritti di tutti i lavoratori che ogni giorno subiscono attacchi da parte dei padroni; è lo sciopero per la difesa dello Statuto dei lavoratori che nessuno ci ha regalato, ma che ci siamo conquistati con di dure lotte, nelle fabbriche e nelle piazze del nostro Paese!

Sciopero Generale, dunque!

-Per la piena regolarizzazione e l’assunzione indeterminata dei lavoratori precari. Ma queste rivendicazioni rappresentano aspetti particolari della lotta più generale per la difesa dei diritti e delle conquiste di civiltà e benessere ottenute grazie alla Resistenza partigiana e alle lotte dei lavoratori uniti nel loro partito comunista e organizzati sul campo nel loro sindacato. Non è possibile isolare la lotta per i diritti da quella contro coloro che di questi diritti ne vorrebbero fare carta straccia. Questi nemici della classe operaia hanno un nome ed un cognome e sono i padroni: i vari Marchionne (che mentre mette in cassa integrazione

30.000 operai, guadagna 100 milioni di euro e altri 33 milioni come “regalo” per il suo operato) e il governo della banda di mafiosi, speculatori, fascisti e razzisti capeggiata da Berlusconi. Un governo sempre più arrogante e antidemocratico, come dimostrato dal decreto legge sulla presentazione delle liste elettorali fatto in fretta e furia per salvare il governo dalla giusta e legittima estromissione dalle elezioni dopo aver violato le regole sulla presentazione delle liste.  Anche i sindacati di regime sono costretti a mobilitare i lavoratori in questo sciopero. Vi sono costretti principalmente dalla base dei loro iscritti e dai rappresentanti di base più vicini ai lavoratori. Questa spinta interna ai sindacati di regine va sostenuta con forza, perché è una via attraverso cui è possibile per i lavoratori riprendere la direzione del loro sindacato ed usarlo come strumento di lotta efficace per la difesa dei loro interessi. Lo sciopero generale mette sul banco degli imputati padroni e governo e apre la strada ad altri momenti di lotta che uniscano in un fronte comune tutti i lavoratori, i precari e i disoccupati. Abbattere il governo della banda Berlusconi, tra i primi responsabili del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, deve diventare la parola d’ordine del fronte comune. Gli interessi dei lavoratori non sono compatibili con quelli dei padroni e dei loro servi della politica! La crisi generale del sistema capitalistico non è finita, come vogliono farci credere i nemici dei lavoratori. Questa crisi non ha ancora raggiunto il suo culmine. L’esempio della Grecia è vicino, sia nella gravità della crisi, sia per la determinazione e la capacità di lotta delle masse popolari! Pensionati, lavoratori e disoccupati che occupano il Ministero delle Finanze e si scontrano duramente nelle piazze con la polizia posta a difesa del cosiddetto “ordine costituito”. L’ordine costituito dai padroni per i padroni, un “ordine” ostile alle masse popolari e ai lavoratori. Un “ordine” che è necessario sostituire con quello gestito dalla classe operaia. Per costruire questo ordine gestito dalla classe operaia, è necessario innanzitutto che la classe operaia ricostruisca il suo partito comunista. Questo è il compito a cui i comunisti del nostro paese devono dedicarsi a pieno. La mobilitazione contro il governo Berlusconi è un terreno favorevole alla raccolta di forze per questo compito.

Mobilitiamoci e mobilitiamo gli operai, i lavoratori e il resto delle masse popolari nella lotta contro il governo dei padroni e per la ricostruzione del partito comunista!

 

Coordinamento Collettivi Comunisti

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12.03.10

 

L’ultima udienza del processo contro i dirigenti stragisti della Thyssen Krupp ha seguito il copione classico e ormai ripetitivo sino all’offesa, dell’audizione dei testimoni citati dal collegio difensivo dei dirigenti che, pur di allungare il più possibile i tempi del processo, non si fa alcuno scrupolo di citare testimoni già iscritti nel registro degli indagati per falsa testimonianza o, come nel caso degli ispettori della ASL 1, accusati di aver creato vantaggi ai dirigenti dello stabilimento torinese a partire dalle ispezioni preannunciate e che, all’atto di essere ascoltati, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Le offese alla memoria degli operai morti, ai loro famigliari e ai loro compagni di lavoro che ancora aspettano di essere ricollocati e che, sottoposti all’infame ricatto dei padroni della Thyssen (“o rinunciate alla posizione di parte civile nel processo, o noi non facciamo la richiesta della cassa straordinaria”) hanno rischiato di perdere gli ammortizzatori sociali, sono rappresentate proprio dall’arroganza dei dirigenti dell’azienda e dal “difettoso” senso della Giustizia di chi li difende. Che siano imputati indifendibili, considerate le loro aberranti  e palesi responsabilità nella strage dei sette operai, se ne rendono ben conto anche gli avvocati Audisio, Anglesio e Zaccone che fanno parte del collegio di difesa. Infatti, al di la di meschini tentativi di addossare la colpa dell’incendio agli operai e di citare testimoni (basta che siano) per prendere tempo, non esiste una linea difensiva. Quando poi, qualche organizzazione o organo di informazione indipendente si adopera per denunciare questi incredibili e intollerabili atteggiamenti, scattano le denunce e i tentativi di censura con sequestro dei volantini e dello striscione come è successo ai nostri compagni qualche tempo fa. I mezzi di informazione “ufficiali” non vogliono o non possono, fornire una lettura obiettiva e di classe di questo processo perché legati agli interessi degli editori che solitamente sono anche i padroni di qualche industria o gruppo economico importante ed è così che uno striscione che denunciava le responsabilità degli ispettori dell’ASL diventa, per La Stampa di Torino, una minaccia terroristica. Oppure, come da un commento a voce del giornalista Gaino, cronista della “Busiarda”, la presenza dei presidi fuori dal tribunale durante le udienze danneggerebbe gli interessi delle parti lese. Ma in un Paese dove per decreto i potenti possono farla franca e continuare a rapinare legalmente le masse popolari e uccidere operai sul posto di lavoro si rende necessario ed urgente che organismi politici, sindacati e partiti che hanno il loro principale riferimento nella classe operaia, si assumano il compito e la responsabilità di fornire una lettura di parte del processo perché i padroni ed i loro complici lo fanno, mettendo in campo un enorme spiegamento di uomini e mezzi. Oggi è SCIOPERO GENERALE e la presenza davanti al tribunale rivendica il legame tra il processo ai dirigenti stragisti della Thyssen e la lotta per i diritti dei lavoratori, per la sicurezza sul posto di lavoro, contro la censura alla controinformazione e all’informazione indipendente e di classe, contro l’impunità dei padroni e dei loro servi.

 

Collettivo Comunista Piemontese

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12.03.10

 Su la testa!

Ancora poche settimane ed i cittadini di Roma e del Lazio saranno chiamati alle urne, in occasione delle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale.

Di fronte ad una crisi economica di portata mondiale, il cui impatto è reso ancora più disastroso per le masse popolari del nostro Paese a causa delle scellerate scelte espresse dal governo Berlusconi in ambito economico e sociale, la “casta” dei politicanti di professione non trova di meglio che dedicare tempo ed energie alla soluzione del “pasticciaccio” delle liste elettorali presentate fuori tempo dal PdL.

Facendosi beffe dei principi costituzionali e scavalcando i problemi reali che attanagliano i lavoratori, il governo - con la gravissima complicità del Presidente della Repubblica - realizza un decreto-legge d’urgenza che, ridefinendo le regole per la presentazione delle liste elettorali, rimette in corsa chi non aveva diritto di prendere parte al voto.

A Roma il sindaco Alemanno, succeduto a Veltroni sull’onda di una roboante campagna elettorale tutta incentrata sui temi sociali e sulla sicurezza,  si è ormai liberato della propria maschera democratica e torna a fare ciò che meglio gli riesce, da fascista qual è: attacca i movimenti di lotta per la casa, criminalizzando le occupazioni di spazi altrimenti inutilizzati; si erge a paladino dei poteri forti, che nella capitale si esprimono prevalentemente attraverso la lobby degli immobiliaristi; non si cura della ricerca, sostiene i tagli del governo alle spese sociali e privatizza l’AMA, assegnandone la gestione a Stefano Andrini, ex naziskin già condannato per tentato omicidio. Lo stesso Andrini è stato recentemente costretto a dimettersi a seguito di uno scandalo politico-affaristico che ha fatto emergere il ruolo del sottobosco neofascista nella costruzione di intrighi criminosi realizzati con il pieno consenso di vasti settori delle istituzioni.

In un simile clima, la discriminazione razziale cresce parallelamente allo sdoganamento delle bande neofasciste che si segnalano per le sempre più frequenti aggressioni ad immigrati, omosessuali o semplici “alternativi”; Casa Pound, “laboratorio” ideologico di questi vili nipotini del duce, viene intanto sovvenzionata dalle istituzioni in quanto associazione capace di promuovere iniziative culturali.

Le elezioni regionali, nel Lazio, vedranno di fronte Renata Polverini, leader dell’UGL (l’ex CISNAL, il sindacato “giallo” messo in piedi dai padroni per arginare le conquiste salariali e sociali della classe lavoratrice, fin dagli anni ’50) ed Emma Bonino, nota guerrafondaia ed ultraliberista, che ha incassato il sostegno della sinistra soltanto perché quest’ultima è oggi ridotta ad una triste ed inutile appendice del centro moderato.

Noi rivendichiamo la piena autonomia dei comunisti dai giochi di potere della borghesia; per quanto non siamo pregiudizialmente contrari al voto, che è una (ma non certo l’unica) possibilità di partecipazione politica da parte della collettività, non nutriamo interesse nei confronti della consultazione elettorale del 27-28 Marzo, ma avanziamo piuttosto a tutti i sinceri democratici un appello alla costruzione di un 25 Aprile di lotta e di mobilitazione, affinché il 65° anniversario della Liberazione rilanci il filo rosso che lega la Roma popolare ed antifascista allo sviluppo della Resistenza alle politiche reazionarie di cui centrodestra e centrosinistra sono corresponsabili.

Sostanziamo nei fatti i valori dell’antifascismo, contro il padronato, le mafie, le ingerenze del Vaticano. La costruzione di una società migliore parte dal rilancio di una sinistra radicale e realmente alternativa ed antagonista ai poteri forti.

 

Per un 25 Aprile di lotta e di mobilitazione!

A sostegno delle masse popolari, vessate dalle politiche impopolari di Alemanno!

 

Collettivo Comunista Romano

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02.03.10

 

Il 25 febbraio 2010 i compagni Umberto e Valentina del collettivo Stella Rossa, aderente al Coordinamento dei Collettivi Comunisti, hanno ricevuto un avviso di garanzia in relazione ad una manifestazione studentesca svoltasi il 24 novembre 2009 per lottare contro l’accorpamento degli istituti professionali della provincia di Biella.

I due compagni rischiano fino ad un anno e mezzo di reclusione perché sono accusati di avere guidato la manifestazione senza che fosse autorizzata dalla questura. Questo avviso di garanzia si inserisce in un clima già di per se molto repressivo, in provincia di Biella come in molte altre città d’Italia, dove i compagni sono continuamente fermati e perquisiti dagli sbirri.

Con questa ennesima denuncia la DIGOS di Biella colpisce non solo due compagni da sempre in prima linea per difendere il diritto del proletariato di avere una scuola pubblica di qualità e gratuita, ma anche tutto il collettivo Stella Rossa che da ormai un anno guida le lotte degli studenti a Biella.

Il governo di mafiosi, affaristi e fascisti che dirige il nostro paese sta progressivamente potenziando l’apparato repressivo dello Stato per mezzo di leggi, decreti, corpi speciali, misure straordinarie in nome dell’”ordine” e della “sicurezza”. Gli arresti e le retate messe in piedi per colpire i compagni e le masse popolari in lotta sono continui.

Mentre le autorità dello stato borghese perseguitano i comunisti dall’altra, le stesse autorità, costringono tutti a vivere in una situazione sempre più insopportabile: viene distrutta la scuola pubblica, i servizi, vanno persi milioni di posti di lavoro mentre i padroni sono sempre più ricchi. E chi osa lottare contro tutto questo viene, perquisito, inquisito e carcerato.

I padroni tentando di uscire dalla crisi del loro ordinamento sociale in decadenza facendo pagare agli operai, ai lavoratori, agli immigrati e al resto delle masse popolari il peso della ristrutturazione e continuando spudoratamente ad accumulare ricchezze. I loro rappresentanti politici fanno la loro parte perseguitando chi si ribella a questo stato di cose e proteggendo dalle stesse leggi borghesi gli speculatori, gli imbroglioni, i mafiosi e gli sfruttatori.

Ma questa situazione non può che generare continuamente la forza che si oppone allo stato presente delle cose, le nuove leve che lo sconvolgeranno, anche a partire dalla mobilitazione in solidarietà a chi è colpito dalla repressione.

Gli studenti che lottano per una scuola gratuita, democratica, non più asservita agli interessi dei padroni, non più sottoposta ai tagli imposti dai governi borghesi, svolgo un ruolo molto importante nella più generale lotta delle masse popolari contro l’ordinamento borghese: questi studenti rappresentano il nostro futuro e la loro formazione influenza inevitabilmente il corso della storia.

Invitiamo quindi tutti i compagni a lottare contro questo ennesimo atto repressivo e ad esprimere tutta la propria solidarietà a Umberto e Valentina anche perché, come giustamente Stella Rossa dice nel suo comunicato, combattere contro questo ennesimo atto repressivo della questura di Biella non vuol dire soltanto lottare a fianco di chi lotta per difendere gli interessi degli studenti e delle masse tutte, ma anche difendere i diritti nati dalla Resistenza e sanciti dalla Costituzione che ne è espressione.

 UMBE E VALE ASSOLTI SUBITO !

PER TUTTI I COMUNISTI, LIBERTA’ !

 

Facciamo sentire alla procura di Biella tutto il nostro dissenso e la nostra rabbia contro la repressione inviando fax, messaggi e telefonate di protesta a

Palazzo di Giustizia

    Via Marconi, 28

    13900 BIELLA

Recapito Telefonico: 015 - 24 52 511

Fax: 015 - 24 52 532

Posta Elettronica: tribunale.biella@giustizia.it

 

 

Coordinamento Collettivi Comunisti

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07.02.10

Polizia e Carabinieri ancora una volta a difesa della feccia fascista

 

Sabato 7 febbraio un gruppo di fascisti di Casa Pound e altri infami, avrebbero voluto sfilare in corteo per le vie della periferia della città onorando quelli che a loro a loro dire e a dire dei revisionisti, sarebbero i “Martiri delle Foibe”, chec in realtà equivalgono ai collaborazionisti e ai fiancheggiatori dei fascisti che, durante la seconda guerra mondiale, si resero colpevoli dei più atroci delitti in quella che prima era la Jugoslavia:  150.000 deportati iugoslavi nei campi di sterminio di Arbe, Palmanova, Gonars, Renicci ed altri ancora, con più di 4000 morti di fame e di stenti. Le vittime iugoslave del campo di concentramento fascista di Zlatin, gli abitanti maschi di Srbernovo spediti nei lager, le donne seviziate dall'esercito fascista e poi gettate nelle foibe. Ed inoltre la Risiera di S. Sabba, lager nazista di Trieste, dove furono sterminati comunisti, ebrei e rom con la complicità diretta degli sgherri di Mussolini. Circa duecento antifascisti, si sono radunati in presidio ed hanno cercato di impedire che i fasci muovessero in corteo ma l’ingente quantitativo di poliziotti e carabinieri disposti nella piazza del presidio e in tutte le vie limitrofe al percorso del corteo fascista  hanno immediatamente caricato gli antifascisti con estrema brutalità. Due compagne ed un compagno sono stati feriti ed un altro è stato fermato dagli sbirri.

Ancora una volta gli sbirri hanno dato prova di grande zelo nel massacrare gli antifascisti per proteggere i fasci! Tra fascisti e polizia il connubio è sempre più evidente e sempre minori sono i tentativi di celarlo, basti pensare con quale efferatezza abbiano massacrato una compagna già a terra e non contenti, le siano passati sopra durante la seconda carica. Questo grazie anche ai revisionisti come Violante (o a quelli alla Chiamparino che incontrano in comune i fascisti per promettere loro gli spazi sociali!) i quali hanno aperto la strada allegramente ai rigurgiti del fascismo e quindi legittimato anche quelli interni alle forze dell’ordine che hanno sempre più spazio e impunità.

Malgrado questa situazione gli antifascisti torinesi sono determinati a non cedere un passo e a tentare l’impossibile per non concedere agibilità politica ai fascisti anche a costo di pagare personalmente in termini fisici o di soppressione della libertà!

 

W l’antifascismo militante! W le antifasciste e gli antifascisti torinesi! ORA E SEMPRE RESISTENZA!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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31.01.10

NO ALLA CHIUSURA DI TERMINI IMERESE !

VERSO UNO SCIOPERO POLITICO GENERALE !!

 

Come tutti avranno ben capito (noi lavoratori non siamo stupidi) qui non si tratta del rilancio della FIAT, come vogliono farci credere i Marchionne o i Montezemolo. Agli industriali italiani, importa poco di rilanciare il “sistema Italia”, infatti vorrebbero chiudere lo stabilimento di Termini Imerese. Per i padroni italiani e per i loro servi della politica, di Centro-Destra o di Centro Sinistra, interessa speculare sulla crisi per fare ulteriori profitti a spese dei  lavoratori. Ogni schieramento politico borghese risponde agli interessi di chi gli paga la campagna elettorale, questo si sa. Fu proprio Craxi ad ammettere candidamente, durante un suo interrogatorio in Tribunale, che “tutti i partiti percepivano mazzette dai grandi gruppi economici, compresa la FIAT” con le quali i loro dirigenti  si arricchivano e finanziavano le campagne elettorali. Cosa, i padroni volevano in cambio era altrettanto chiaro a tutti: corsie preferenziali per la gestione del denaro pubblico e leggi che favorissero le loro imprese. Su questo la dice lunga la vicenda Alitalia durante la quale il governo utilizzò una marea di denaro pubblico e lo mise nelle mani di una decina di padroni come Colaninno, Ligresti, Tronchetti Provera ed altri. Il gioco delle tre carte è molto semplice: i padroni gridano alla crisi e chiedono la cassa integrazione, i politicanti amici degli amici fanno il diavolo a quattro per spingere il governo a concedere gli incentivi richiesti dalle aziende e il governo, che deve fare la sua parte, convoca i dirigenti dei sindacati e i padroni ad un tavolo di trattativa che non può che concludersi a favore di chi detta le regole del gioco e cioè dei padroni che utilizzano il ricatto della chiusura degli stabilimenti e della disoccupazione. Il “gioco delle tre carte” deve comunque fare comodo a chi le carte le possiede e quindi ai padroni. Un gioco truffaldino che dura ormai da moltissimi anni e che ha visto fiumi di denaro pubblico spostarsi dai servizi per i cittadini (Sanità, scuola, trasporti, casa,ecc) che con le loro trattenute pagano le tasse, nelle tasche dei padroni che le tasse nemmeno le pagano come realmente dovrebbero. Ma i padroni e i loro tirapiedi della politica devono ancora superare alcuni ostacoli prima di avere la piena capacità di sfruttarci sino all’osso. Questi ostacoli si chiamano CCNL, Statuto dei Lavoratori, diritto di sciopero e ruolo e funzione delle organizzazioni sindacali. Sono diritti che dobbiamo difendere con le unghie e con i denti, senza i quali saremo schiacciati e cacciati nella povertà più assoluta. L’unica arma che abbiamo è l’organizzazione, lo sciopero e la lotta. Un organizzazione che ritorni ad ascoltare i lavoratori e a parlare con loro facendoli tornare protagonisti del loro destino.

Nessun padrone ci regalerà mai nulla, i loro interessi non sono compatibili con i nostri. Se ci guadagnano loro, ci perdiamo noi che lavoriamo! Lo sciopero dei metalmeccanici del 3 febbraio contro la chiusura di Termini Imerese può diventare la premessa per uno sciopero generale di tutto il Paese contro il sistema di sfruttamento, miseria e morte al quale la borghesia vorrebbe costringerci. Tra i sindacalisti onesti vi sono tanti operai comunisti i quali lavorano anche per arrivare alla soluzione definitiva del problema dello sfruttamento. Essi sanno che la classe operaia, unita agli altri lavoratori, può determinare le sorti del Paese ed essere quella che può veramente guidare le altre classi delle masse popolari all’abbattimento del sistema di sfruttamento, fame, miseria e morte tanto caro ai padroni e ai loro servi. Per fare questo è necessario organizzarsi non solo per condurre le lotte sindacali alla vittoria, ma per la conquista del potere. E’ necessario che gli operai si organizzino nel loro partito comunista.

 

Collettivo Comunista Piemontese

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23.01.10

IL PROCESSO BREVE SALVA I PADRONI!

 

Il decreto legge Alfano sul “Processo breve” è stato approvato al Senato. Il decreto dovrà ora essere posto al vaglio della Camera dei Deputati per poi rendersi immediatamente esecutivo!

E’ così che i processi ETERNIT, Thyssen Krupp, Parmalat ed altre decine di procedimenti che vedono sul banco degli imputati i padroni stragisti o i dirigenti delle industrie responsabili della morte e della miseria di centinaia di famiglie, rischiano fortemente di finire archiviati! Lo dice il segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, Cascini, il quale aggiunge che questi processi sarebbero già oltre i tempi stabiliti dal decreto, visti i tempi piuttosto lunghi già determinati dalla loro complessità. In questo modo a pagare per le loro “colpe” rimarrebbero soltanto i poveri, quelli che, per un motivo o per un altro, si sono visti costretti a rubare o ad emigrare clandestinamente per sfuggire alla miseria dei loro paesi d’origine. Per i ricchi padroni e dirigenti che hanno rapinato i risparmiatori e che continuano ad uccidere operai per la sete di profitto e per mantenere il loro sfarzoso e opulento tenore di vita sarà sempre più possibile farla franca.

Se già prima del decreto sul “Processo breve” la Legge era “troppo uguale” per i poveri e molto interpretabile e indulgente con i ricchi, oggi possiamo affermare che la Legge è uguale proprio per tutti, se per tutti si intendono le masse popolari! Era comunque nell’aria e i prezzolati avvocati (mercenari senza scrupoli dei quali ci piacerebbe conoscere i compensi di cui godono per i loro servigi) ingaggiati dai dirigenti della Thyssen Krupp continuano a produrre testimoni a favore dell’azienda con il chiaro intento di allungare a dismisura i tempi processuali. Se non esistono testimoni li si può sempre comprare e addestrare, come è emerso recentemente dalle ultime udienze.

Per i padroni e per la classe politica del nostro paese i lavoratori non valgono nulla, sono soltanto una merce che si acquista, la si utilizza e poi, se non muoiono di lavoro o per il lavoro, li si sbatte in mezzo ad una strada e, se per necessità si trovano a rubare il cibo al super mercato, in condizioni di essere giudicati in fretta e furia con il processo breve. Gli effetti devastanti del processo breve riguarderanno anche chi, come noi comunisti, denunciando con chiarezza le malefatte della classe dirigente e dei loro servi, verrà querelato da qualche “personaggio illustre” e indagato con l’accusa di diffamazione e calunnia a mezzo stampa, come è successo ai compagni del nostro collettivo qualche mese fa dopo avere diffuso alcuni volantini che denunciavano l’atteggiamento scarsamente etico degli avvocati della Thyssen Krupp.

Più di mille operai l’anno perdono la vita sui cantieri e nelle fabbriche della nostra Repubblica “fondata sul lavoro”. Una vera e propria guerra di sterminio non dichiarata, subdola e strisciante di fronte alla quale anche il magistrato più in buona fede non può nulla perché soggetto alla legislatura borghese fatta al fine di tutelare gli interessi dei padroni. L’unica arma a disposizione dei lavoratori e di tutto il proletariato è l’organizzazione. Un’organizzazione che non si faccia influenzare o intimorire delle regole imposte dalla borghesia e che mobiliti gli operai e le masse popolari autoctone e immigrate. Da  una parte per rendere impossibile la vita ai padroni stragisti e ai loro servi, per tenere il fiato sul collo alle Autorità preposte e alle Istituzioni per costringerli al rispetto di quelle poche leggi democratiche ancora vigenti o a calare definitivamente la maschera. Dall’altra per condurre la classe operaia e le masse popolari a costruire un mondo senza sfruttati e sfruttatori: il socialismo! Questa organizzazione, alla cui costruzione i comunisti lavorano, si chiama Partito Comunista!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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20.01.10

Solidarietà di classe a Virgilio e Moralcchi

 

Sono stati arrestati Costantino Virgilio e Manolo Morlacchi, figlio di Pierino Morlacchi, cofondatore delle Brigate Rosse. I due sono stati prelevati nelle loro abitazioni di via Gola e viale Abruzzi a Milano e trasferiti al San Vittore, dopo un lungo interrogatorio.

Le accuse sono aver intrattenuto rapporti e partecipato a riunioni con compagni arrestati, tra Roma e Genova, riguardo l'inchiesta "Per il comunismo Brigate Rosse".

Prove a favore della tesi accusatoria?

Nel Computer di Virgilio è stato trovato un manuale per navigare su internet, rendendo più anonima possibile la navigazione.

Nel manuale trovato sul computer di Virgilio si legge, da note dello stesso autore, che "queste non sono le istruzioni che scriverebbe un esperto, ma sono una specie di condotta che consigliamo ai militanti rivoluzionari". Presenti programmi di criptazione non particolari, non certo quelli che usa la CIA o il Pentagono no, ma probabilmente software reperibili su internet e utilizzabili con un minimo dimestichezza informatica. Nel documento di Virgilio, inoltre, si consiglia per la redazione dei documenti il formato "txt" (uno dei più comuni per i documenti di testo).

Queste sono le potenti accuse che hanno permesso l'arresto.

E' chiaro che sono un pretesto per colpire gli antagonismi di classe e i comitati di lotta contro il sistema capitalista, tant'è vero che il vicesindaco De Corato ha attaccato i Centri sociali, che a dir lui, appoggiano i brigatisti (perché sono contro lo status quo capitalista). La Borghesia Imperialista ed i suoi servi non sono in grado di attaccare e reprimere direttamente i milioni di operai, lavoratori, disoccupati, oppressi. Per questo motivo cercano di dividere la classe facendo credere che la loro miseria e disperazione dipende dagli immigrati, da quella o altra nazione, dai politici corrotti o che sbagliano e non dal sistema capitalistico - imperialista (che è intoccabile). Per fare questo usano i media, i giornali, le belle parolone degli esperti ai loro comandi e il carcere per tutti quelli che lottano politicamente contro il loro sistema, con l'accusa di essere terroristi.

Tutti questi atti fanno parte della Controrivoluzione preventiva che lo Stato della Borghesia Imperialista mette in atto per combattere ogni tentativo da parte del proletariato di avviare un processo rivoluzionario. Per questo uno dei compiti che ci spetta come comunisti e come compagni che intendono combattere il sistema capitalista è affrontare e combattere la Controrivoluzione Preventiva.

 

Solidarietà di classe ai compagni Costantino Virgilio e Manolo Morlacchi.

L’unico vero terrorista è lo Stato della Borghesia Imperialista.

 

Collettivo Comunista “Congiura degli uguali”

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16.01.10

Comunicato sull'udienza del 14.01.10

 

No alla repressione dei comunisti e di chi lotta per un modo migliore!

 

Per il 14 gennaio scorso le autorità giudiziarie del tribunale di Milano avevano convocato la seconda udienza del processo in cui è imputato il compagno Enrico Levoni del Coordinamento dei Collettivi Comunisti.

Per l’occasione abbiamo organizzato un presidio a cui hanno partecipato una ventina di nostri compagni e si sono uniti in solidarietà, con loro bandiere e striscioni anche alcuni compagni di Proletari Comunisti, del Partito dei CARC, dell’ASP e altri singoli compagni. È stato un presidio colorato e vivace. I compagni hanno volantinato, lanciato slogan contro la repressione e cantato canzoni di lotta. Ringraziamo tutti coloro che si sono uniti a questa manifestazione di protesta: l’unità nella lotta contro la repressione aiuta chi ne è colpito e incoraggia le masse popolari a parteciparvi.

L’udienza del 14 gennaio faceva parte di un procedimento giudiziario stralciato da quello per associazione sovversiva che vede imputati vari compagni della cosiddetta carovana del (n)PCI (di cui il compagno Enrico era parte) e messo in piedi dal giudice Giovagnoli. Procedimento per il quale la giudice Zaccariello i aveva dichiarato il non luogo a procedere. Giovagnoli aveva quindi deciso di ricorrere in cassazione.

Proprio la sera prima dell’udienza veniamo a conoscenza del fatto che il 20 gennaio si terrà l’udienza (a porte chiuse) in cui la Cassazione valuterà se accettare o meno il ricorso di Giovagnoli. La mattina del 14 gennaio, a pochi minuti dal suo indice, l’udienza contro il compagno Enrico è stata rinviata causa l’assenza del giudice titolare (la dott.ssa D’Addea). Una coincidenza? Difficile crederlo!

Si tratta molto più probabilmente del tentativo di far rientrare il procedimento contro il compagno Enrico nel più ampio procedimento giudiziario per associazione sovversiva e di usare i supposti reati di cui il compagno è accusato per colpire più duramente tutti gli imputati del procedimento di Giovagnoli, compagno Enrico compreso.

In campo medico questo ci chiama accanimento terapeutico. In campo giudiziario si chiama persecuzione!

Sono anni che numerosi compagni e organizzazioni del movimento comunista che lottano per ridare alla classe operaia del nostro paese un vero partito comunista vengono colpiti da procedimenti giudiziari (ogni volta conclusisi con il non luogo a procedere). Sono anni che compagni e organizzazioni del movimento comunista, antifascista, antimperialista e anarchico vengono colpiti dalla repressione borghese.

Le autorità giudiziarie del nostro paese tentano di mettere in piedi dei moderi tribunali speciali. Le sempre più numerose inchieste, la lunga schiera di compagni perseguitati, i compagni che con accuse inconsistenti vengono tenuti per mesi in carcere, come il compagno Alessandro Della Malva del Partito dei CARC e i numerosi altri compagni arrestati negli ultimi anni dimostrano chiaramente. Queste autorità giudiziarie si fanno beffe della Carta Costituzionale e perseguitano i comunisti e chiunque lotti per un mondo migliore al pari di quanto facevano i fascisti, solo che lo fanno in una forma più subdola, comunque mitigata, frenata, ostacolata dalle conquiste di civiltà e benessere che la classe operaia e le masse popolari, guidate dal partito comunista, hanno strappato alla borghesia con le dure lotte del passato e con la vittoriosa Resistenza antifascista.

Le autorità giudiziarie borghesi hanno sempre cercato di far passare noi comunisti per banditi e terroristi; sono le stesse autorità che difendono gli interessi della classe borghese, quella classe che scatena guerre in ogni angolo del mondo, massacrando e terrorizzando con le sue “bombe intelligenti” milioni di proletari. Queste autorità giudiziarie accusano noi comunisti di terrorismo e difendono i veri terroristi borghesi; vogliono privare noi comunisti, antifascisti, antimperialisti e anarchici della libertà di lottare e difendono la libertà della borghesia di sfruttare, massacrare e distruggere.

La tanto decantata libertà di cui si riempiono la bocca i rappresentanti politici della classe dirigente non è che una farsa. La loro libertà è  quella di sfruttare fino alla morte i lavoratori, costringendo quelli immigrati ad una vita da bestie e quelli locali a rinunciare alla vita dignitosa che si erano faticosamente conquistati,  è la libertà di scatenare una guerra tra poveri di cui Rosarno è solo uno degli ultimi casi, è la libertà dei padroni di costringere i lavoratori ad una vita di stenti e a rischiare la malattia e la morte ogni giorno per produrre profitto. La loro libertà porta alla miseria, alla fame, alla guerra e alla distruzione del pianeta.

Per noi comunisti la libertà è invece l lottare contro questo sistema,  per un mondo in cui siano i veri produttori, la classe operaia e i lavoratori tutti, a decidere cosa produrre e come, nell’interesse loro e del resto delle masse popolari. Per noi comunisti la libertà è vivere tutti dignitosamente, senza sfruttati e sfruttatori.

Ma questa libertà è incompatibile con quella dei padroni e delle loro autorità. Perché la loro libertà necessita di grandi masse di proletari da comprare come schiavi moderni per estorcere plusvalore dal loro sudore. La loro libertà necessità allo stesso tempo di grandi masse di disoccupati, di affamati, di disperati per mezzo dei quali ricattare i proletari per costringerli ad accettare condizioni di merda di vita e di lavoro. La loro libertà è sfarzo e lusso per pochi e fatica,  miseria e morte per molti.

Se lottare contro la loro libertà vuol dire essere terroristi, allora siamo tutti terroristi!

La persecuzione che la borghesia scatena contro di noi può e deve essere combattuta con coraggio, resistendo alla persecuzione e non cedendo alle minacce della borghesia e delle sue autorità. Ma ancora più importante è il lavoro per costruire un fronte comune contro la repressione in cui unire e organizzare le forze di tutte le componenti del movimento comunista, antifascista, antimperialista, anarchico e di tutte le organizzazioni operaie e delle masse popolari che subiscono la repressione borghese. Un fronte organizzato che lavori in primo luogo per far partecipare e organizzare il resto delle masse popolari nella lotta contro la repressione, in ragione del fatto che la difesa di chi lotta contro gli sfruttatori, i fascisti e i guerrafondai lotta per gli interessi di tutto il popolo.

 

No ai tribunali speciali!

No alla persecuzione dei comunisti!

Libertà per tutti i compagni detenuti nelle carceri borghesi!

Costruire un fronte comune di lotta contro la repressione!

 

Coordinamento Collettivi Comunisti

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Seguono alcuni messaggi di solidarietà

 

- Il nostro abbraccio solidale al compagno Enrico che va a processo ingiustamente accusato dai sostenitori di un regime sociale morente. Siamo convinti che saprà dimostrare la propria innocenza e difendere il proprio onore di comunista e di rivoluzionario, il significato e il contenuto della lotta per il socialismo, ribaltando le accuse sui veri colpevoli: la borghesia e i suoi servi. 

Saluti fraterni.

Piattaforma Comunista

 

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- La solidarietà è un'arma ma non basta,serve l'organizzazione serve unire tutte le forze nella creazione di una struttura unitaria di soccorso rosso proletario e di massa.
Proletari comunisti esprime la sua solidarietà al compagno Enrico Levoni, oggi processato nella sua attività di comunista.

Questo è uno dei tanti processi che si svolgono nel nostro paese contro militanti comunisti, rivoluzionari, anarchici antifascisti per cercare di cancellare l'opposizione politica autentica che si sviluppa nel nostro paese in diverse forme e nei diversi campi della lotta di classe e di colpire in termini anche preventivi chi si organizza per il rovesciamento rivoluzionario del sistema capitalista, il suo stato i suoi governi.
Il governo Berlusconi ha intensificato nel 2009 le cariche poliziesche conto le lotte operaie  e studentesche come contro ogni movimenti di lotta. Dalle cariche e agli arresti in occasione delle proteste contro il G8, in particolare a Torino, alle cariche, denunce e arresti contro gli antifascisti in occasione di manifestazioni, a Bergamo, Napoli, Pistoia ecc.

Le campagne di criminalizzazione con il pretesto del terrorismo e l'uso dell'art.270bis con  processi, montature giudiziarie e condanne ha peggiorato le condizioni di vita dei prigionieri politici, dei detenuti immigrati nelle carceri, vittime di campagne di vessazione, persecuzione, di stampo razzista. Ha reso le carceri luoghi di pestaggi, torture fisiche e psicologiche, omicidi e suicidi.

La risposta a tutto questo che il movimento comunista e di opposizione non è all'altezza dello scontro e delle esigenze pesano settarismo, autoreferenzialità di bandiera, incapacità di unità lotta e trasformazione.

Noi riproponiamo a tutti di costruire insieme una struttura locale e nazionale unitaria di soccorso rosso proletario e di massa, che nasca attraverso una assemblea nazionale di tutte le forze, organismi e compagni disponibili.

 

proletari comunisti
ro.red@fastwebnet.it

 

Coordinamento Collettivi Comunisti

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15.01.10

 

VIA I FASCISTI DAI NOSTRI QUARTIERI

 

Oggi (15 gennaio 2010) un compagno del CCP, mentre si trovava nei pressi della nostra sede, è incappato in due fascisti, chiaramente distinguibili per i distintivi nazisti attaccati sui giubbotti. Il compagno allora gli si è avvicinato per dirgli che i fascisti in giro per Torino non li vogliamo e per intimargli di togliersi immediatamente le toppe naziste dalla giacca. I fascisti a quel punto lo hanno aggredito, il compagno si è difeso mandando subito in terra uno dei due infami,  l’altro, per non avere la peggio, ha estratto il manganello e ha colpito il compagno alle spalle (sulla nuca) per poi darsi subito alla fuga.

Nell’esprimere tutta la nostra solidarietà e la nostra stima al nostro compagno diciamo anche che questi individui, che si rifanno all’ideologia che ha portato allo sterminio degli ebrei, alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale alle uccisioni in massa di comunisti e antifascisti vanno sempre e comunque contrastati e combattuti, come questo episodio ci dimostra.

Quello che ha fatto il compagno oggi è un esempio di come bisogna sempre comportarsi con i fascisti quando li si incontra per le nostre strade.

Questo episodio ci dimostra anche come ai fascisti non bisogna dare tregua mai e come la posizione di chi dice “se non ci fanno niente non c’è bisogno di combatterli” sia sbagliata poiché gli permette di organizzarsi e di diffondersi in modo subdolo, a volte spacciandosi anche per difensori degli interessi delle masse popolari.

Invitiamo tutti i compagni, organizzandosi secondo le proprie possibilità, a seguire quest’esempio per rendere la vita sempre più difficile a questi loschi figuri.

Questi servi in camicia nera devono capire che a Torino, città medaglia d’oro alla Resistenza, per loro non c’è alcun posto.

È importante che la vigilanza antifascista rimanga sempre alta e che la lotta antifascista sia sempre portata avanti tutti i giorni nelle strade e nei quartieri in modo costante, senza tregua.

 

Collettivo Comunista Piemontese

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06.01.10

Comunicato del 06.01.10

No alla repressione dei comunisti!

 

Il 14 gennaio prossimo, presso il Tribunale di Milano, si terrà il processo contro il compagno Enrico Levoni del Coordinamento dei Collettivi Comunisti. Questa udienza segue quella del 26 giugno 2009 di cui abbiamo riferito nel nostro comunicato del 30.06.09.

Questo processo contro il compagno Enrico non è altro che uno dei tanti processi che vanno inquadrati nell’ambito della persecuzione dei comunisti perpetrata dalla borghesia imperialista e che recentemente ha coinvolto decine e decine di militanti di diverse organizzazioni e partiti del nostro paese.

Oggi il movimento comunista è debole e non ha ancora il suo partito. Quantitativamente le sue forze non sono in grado di contrastare le forze della borghesia. Anche il rapporto tra le diverse organizzazioni comuniste e le masse popolari non è sviluppato come lo è stato un tempo. Non è quindi per l’effettiva pericolosità dei comunisti che la borghesia ci attacca e tenta con vari mezzi di ostacolare la nostra attività. È la pericolosità potenziale che la borghesia teme. Un movimento comunista che attua una linea giusta, se non ha forze le raccoglie, se non ha legami con le masse li allaccia, fino a diventare, come la storia ha più volte dimostrato, un’effettiva minaccia per il potere dei padroni, fino a strappare la direzione della società dalle mani della borghesia.

Mentre da una parte le autorità borghesi perseguitano i comunisti e le loro organizzazioni, dall’altra l’ordinamento sociale borghese costringe milioni di persone ad una vita sempre più insopportabile. Disoccupazione, eliminazione dei servizi, miseria, fame e guerra sono le pillole amare che la borghesia tenta di fare ingoiare alle masse popolari. Questa situazione genera inevitabilmente una mobilitazione sempre più ampia e determinata delle masse e da questa mobilitazione i comunisti possono raccogliere forze per ricostruire il loro partito.

La resistenza della organizzazioni e dei compagni e la solidarietà che essi raccolgono dalle masse sono un ottimo strumento per contrastare la repressione borghese e per rafforzare il movimento comunista.

A nostro avviso la giusta risposta contro questa persecuzione si articola su cinque punti fondamentali:

  1. la solidarietà reciproca tra le varie organizzazioni e i vari partiti colpiti e no dalla persecuzione, al di là delle divergenze politiche e ideologiche che dividono ogni componente del movimento comunista,

  2. la denuncia ampia e pubblica di questa persecuzione come elemento della lotta di classe che la borghesia conduce contro la rinascita del movimento comunista e a cui il movimento comunista deve rispondere unito,

  3. l’attacco contro i personaggi e le istituzioni che perpetuano la persecuzione per fare esplodere le contraddizioni interne alla borghesia,

  4. la mobilitazione delle masse in solidarietà con i compagni e le organizzazioni e i partiti compiti dalla repressione,

  5. ricavare dalla mobilitazione delle organizzazioni comuniste e delle masse popolari forze e risorse per ricostruire il partito comunista della classe operaia.

Il Coordinamento dei Collettivi Comunisti, adoperandosi per contrastare questo attacco repressivo, lavora anche su questi cinque campi ponendo particolare impegno nello sviluppo del quarto e del quinto punto.

In occasione dell’udienza abbiamo organizzato un presidio di protesta, per denunciare la persecuzione dei comunisti e per chiedere la completa assoluzione del compagno Enrico. Invitiamo pertanto tutti i compagni che riconoscono giusto e necessario mobilitarsi contro la repressione a diffondere questo comunicato e a partecipare e a far partecipare al presidio che si terrà davanti al tribunale di Milano il 14 gennaio 2010 a partire dalle ore 9.

 

Coordinamento Collettivi Comunisti

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31.12.09

SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI  DELLA COOPERATIVA RSZ NEW PROJETS            

 

La repressione dei padroni non fermerà le lotte!

 

La sera del 30 dicembre i lavoratori in sciopero della cooperativa RSZ NEW PROJETS che si trovavano in presidio davanti alla FIEGE BORRUS S.P.A di Brembio in provincia di Lodi, sono stati caricati da polizia e carabinieri intervenuti su richiesta del padrone dell’azienda. Due lavoratori sono in ospedale in seguito alle cariche e altri due sono stati arrestati tra i quali un sindacalista dello Slai Cobas. Dopo avergli convalidato l’arresto ed aver notificato loro il processo per direttissima il 23 gennaio prossimo, con le accuse di resistenza, oltraggio e manifestazione non autorizzata  i due compagni sono stati rimessi in libertà.

I lavoratori della cooperativa, per la maggioranza stranieri, si opponevano alla “ristrutturazione” dell’azienda che prevede la concessione dell’appalto di lavoro ad un'altra cooperativa la quale, a sua volta, assumerà soltanto la metà dei lavoratori dipendenti della vecchia cooperativa modificandone i contratti e riducendone drasticamente il salario. Mentre, per la rimanente metà, sarebbe previsto lo spostamento in altre aziende distanti 50 Km dall’attuale sito, con la stessa forma contrattuale banditesca prevista  per gli altri.

Nel pieno della  crisi generale del sistema capitalistico i padroni, per accrescere i loro profitti e per fare pagare i costi della crisi ai lavoratori, utilizzano sempre più frequentemente le cooperative stipulando con loro contratti da fame per aggirare i CCNL delle rispettive categorie. I lavoratori di queste cooperative svolgono le stesse mansioni di quelli direttamente assunti dalle aziende ma ricevono minori compensi e non “godono” degli stessi diritti. Non hanno alcuna tutela e spesso vengono licenziati o “deportati” in altre località e in altre aziende, senza che possano opporsi contrattualmente. Inoltre una sempre maggiore quantità dei lavoratori delle cooperative è straniera e quindi ancor più soggetta a ricatti o intimidazioni proprio a causa della loro condizione precaria. Ancor più frequentemente, proprio per le loro caratteristiche contrattuali, le cooperative non godono di una copertura sindacale adeguata e i dirigenti dei sindacati di regime, in molti casi, risulterebbero conniventi con i responsabili delle cooperative stesse.

Insomma, si tratta di un vero e proprio caporalato “legalizzato”! La nostra solidarietà va a tutti i lavoratori delle cooperative e in particolar modo a quei lavoratori immigrati che ogni giorno subiscono i ricatti dei padroni e  le angherie della polizia come nel caso dei lavoratori della cooperativa di Brembio. Inoltre, il fermo del sindacalista dello Slai Cobas è da ritenersi un atto intimidatorio gravissimo nei confronti di tutti gli RSU e i sindacalisti onesti; un azione di repressione che va a ledere il diritto allo sciopero e alla organizzazione sindacale. Padroni e banda Berlusconi non vogliono che gli operai facciano valere i loro diritti arrivando a farli caricare dalla polizia e a fare arrestare i sindacalisti! Man mano che avanza la crisi i padroni e i loro politici elevano e ampliano la repressione, colpendo sempre più spesso oltre che comunisti, antifascisti, anticapitalisti, i lavoratori che protestano contro lo sfruttamento e la miseria che vogliono imporre loro.

Ma proprio perché l’utilizzo delle cooperative è sempre più frequente da parte dei padroni, masse di lavoratori a contratto atipico e differenziato, si trovano fianco a fianco con i lavoratori delle grandi aziende con i quali condividono, non solo la giornata di lavoro, ma anche le forme di organizzazione e di lotta che nelle cooperative sono deboli o inesistenti. L’unità tra i lavoratori delle cooperative e quelli delle altre  aziende è un aspetto strategico necessario per fare progredire sia le lotte per la difesa del CCNL che quelle per la conquista dei diritti  dei lavoratori delle cooperative!!

 

LIBERTA’ PER I LAVORATORI ARRESTATI! LA REPRESSIONE NON FERMERA’ LE LOTTE!

 

NESSUNA AZIENDA DEVE ESSERE CHIUSA! NESSUN LAVORATORE DEVE ESSERE LICENZIATO!

 

Coordinamento Collettivi Comunisti

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31.12.09

Solidarietà Antifascista!

 

Il Collettivo Comunista Romano esprime incondizionata solidarietà ai compagni del circolo “Che Guevara” del Prc di Roma, la cui sede, la scorsa notte, è stata oggetto di un gravissimo attentato incendiario di matrice fascista.

Ovunque si esprima una qualche forma di conflitto sociale o anche soltanto ove si cerchi di realizzare un percorso politico che strida con gli interessi del Capitale e dei settori dominanti della Borghesia, la mano fascista è pronta a farsi strumento nelle mani del padrone; il falso mito dell’antagonismo dei fascisti rispetto al sistema si esaurisce nel loro oggettivo sostegno alla reazione. La storia di questo Paese ce lo dimostra; giova ricordare - a poche settimane dal quarantesimo anniversario della Strage di Piazza Fontana - il ruolo che le organizzazioni di estrema destra hanno sempre svolto nel tentativo di annichilire ogni spinta alla trasformazione ed al rivoluzionamento dell’ordine sociale capitalistico.

In una fase di profonda crisi economica, con il rischio sempre più concreto di un’ulteriore svolta reazionaria promossa dal governo Berlusconi, che cavalca a spinte di populismo e falso buonismo il malumore serpeggiante tra le masse popolari, occorre che tutti gli antifascisti costruiscano un vasto fronte di mobilitazione in grado di contrastare efficacemente le politiche di questo governo sia a livello nazionale che a livello locale; ricordiamo infatti che a Roma la giunta Alemanno, al di là delle dichiarazioni di circostanza, ha alimentato un brodo di sottocultura il quale ha oggettivamente consentito e galvanizzato il riprodursi di atti di intolleranza nei confronti di migranti, omosessuali e più in generale nei confronti di tutti i “diversi”, “non graditi”, fino ad episodi di stampo terroristico come quello espresso contro i compagni del Prc.

Invitiamo pertanto tutti i compagni all’unità d’azione contro il fascismo in ogni sua forma, superando le reciproche diffidenze in nome del contrasto alla reazione.

Dal canto nostro, noi comunisti vigileremo quotidianamente nelle nostre strade, nei nostri quartieri, nelle nostre scuole, onde evitare il ripetersi di simili episodi. Sappiano, lorsignori, che non c’intimidiranno; siamo pronti a contrastarli con ogni mezzo fino alla vittoria.

Costruire un Fronte Antifascista di Mobilitazione e Lotta!

Promuovere l’unità di classe e tra comunisti!

Antifascismo Militante, sempre!

No pasaran!

 

Collettivo Comunista Romano

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19.12.09

Sostegno e solidarietà alla lotta degli operai di Pomigliano D’Arco

 

Sabato 19 dicembre 2009

 

Gli operai precari della FIAT di Pomigliano D’Arco, per protestare contro 93 licenziamenti, da mercoledì scorso occupano la sala consiliare del Comune. Gli operai, ai quali non è stato rinnovato il contratto, hanno deciso di proseguire con l’occupazione e il presidio.

In tutto il comparto metalmeccanico si stanno subendo gli effetti del “Piano Marchionne” che per i molti politici, di destra e di sinistra, e qualche dirigente dei sindacati di regime, sarebbe stato il toccasana per la crisi occupazionale e aziendale della FIAT . Invece, ecco che si confermano i veri intenti del dirigente Marchionne e dei padroni della FIAT:

-    delocalizzare e chiudere gli stabilimenti,

-    licenziare gli esuberi, non riconfermare i contratti agli interinali,

-    ordinare agli operai di fare gli straordinari al bisogno dell’azienda e i sabati lavorativi,

-    sfruttare il denaro pubblico per sanare le malefatte dell’azienda e per coprire le casse integrazioni.

Il piano Marchionne non è altro che il piano per strappare ulteriore denaro pubblico (denaro che viene anche dagli stessi operai che vengono sbattuti in mezzo a una strada) ed approfittare della crisi per accrescere i profitti senza utilizzare capitale del padrone. Pomigliano, Termini Imerese e altre aziende dell’indotto FIAT rischiano la chiusura e migliaia di operai verranno licenziati!

Altro che “Toccasana per risolvere la crisi”!

Con la stessa logica procedono praticamente tutti i piani di riorganizzazione, ristrutturazione, “risanamento”, e “salvataggio” delle aziende Italiane come di quelle di ogni paese imperialista. La salvaguardia degli interessi dei padroni è al primo posto nei piani politici dei governi borghesi. La difesa degli interessi dei lavoratori deve essere al primo posto dell’azione dei comunisti.

Il Coordinamento dei Collettivi Comunisti esprime la più totale solidarietà agli operai di Pomigliano e si impegna a sostenere la loro lotta diffondendo ad ampio raggio i loro comunicati e le notizie che riguardano la loro mobilitazione. La lotta degli operai di Pomigliano è la lotta di tutti i lavoratori perché si inserisce nella più generale lotta per abbattere il sistema di sfruttamento e di morte gestito dalla borghesia e per istaurare un sistema senza più sfruttati né sfruttatori, un sistema socialista. Per fare questo però è necessario che queste lotte si uniscano in un unico fiume e che gli operai ne assumano la direzione costruendo il loro partito, il partito comunista!

 

Coordinamento Collettivi Comunisti

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17.12.09

 

Padroni e servi dei padroni hanno paura della verità! 

 

In occasione l’udienza del 17 dicembre alcuni nostri compagni, come di consueto, sono rimasti in presidio fuori dal Tribunale con lo striscione “CONTGRO I PADRONI STRAGISTI GIUSTIZIA PROLETARIA” e con le bandiere rosse dei comunisti ed hanno diffuso un volantino dal titolo “LEGGI SPECIALI PER I PADRONI STRAGISTI E I LORO SERVI” che metteva in evidenza  l’inapplicabilità, nei confronti dei padroni e di chi li fiancheggia, del motto che campeggia nelle aule di tutti i Tribunali della Repubblica (“LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI”) in quanto vi è una bella differenza tra chi ruba e uccide in condizioni di disperazione e chi invece lo fa per accrescere il proprio profitto, come nel caso dei padroni e dei dirigenti della Thyssen. Il volantino quindi chiedeva LEGGI SPECIALI e non UGUALI per questi reati che sono tra i più efferati e che sono commessi, essi si, ai danni di un intera classe sociale, famiglie comprese.

Durante l’udienza l’Avv. Anglesio, (come si evince dagli art. di La Repubblica e Torino Cronaca del 18.12.2009) confermando la sua affidabilità in veste di mercenario al soldo dei padroni e della classe dominante che nel volantino era citata con alcuni nomi e cognomi dei suoi membri,  ha preso la parola per denunciare il carattere intimidatorio del volantino dicendo che il collegio difensivo della Thyssen e i testimoni della difesa, erano sotto minaccia grave.

Con questo comunicato vogliamo ricordare all’Avv. Anglesio e a tutta la sua “CRICCA” che le uniche minacce nei loro confronti provengono da loro stessi e dalla causa ignobile che hanno assunto per un compenso di cui a molti piacerebbe sapere l’ammontare. I dirigenti e gli avvocati della Thyssen hanno paura della verità ritenendola una minaccia da scongiurare con la repressione e la censura! Ma da quando in qua i cittadini non possono diffondere la propria opinione? O forse lor signori credono che diffondere le proprie idee sia un privilegio esclusivo dei potenti e dei politici di turno i quali non si fanno alcuna remora nel calunniare, denigrare, diffamare e condannare a priori gli operai che scioperano e occupano le fabbriche, gli studenti che protestano contro la riforma Gelmini, gli immigrati poveri o i comunisti e chiunque altro combatta contro le ingiustizie e le angherie della classe dominante ?! Senza dubbio la verità è una minaccia per chi cerca di mistificarla, di nasconderla e di distorcerla! Il CCP continuerà a sostenere la causa dei proletari colpiti dalle stragi dei padroni sino a che siano finalmente loro a pagare a caro prezzo le loro malefatte contro le masse popolari!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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13.12.09

NO ALLA VIA INTITOLATA AD ALMIRANTE.

NESSUNA INTITOLAZIONE DI LUOGHI PUBBLICI  PER I FASCISTI!

 

A Montanaro, come a Castellamonte, centinaia di antifascisti sono scesi in piazza per impedire che al torturatore fascista Almirante venisse intitolata un'area pubblica del paese. Ancora una volta i fascisti mascherati dietro la facciata democratica delle loro cariche nelle Istituzioni, tentano di fare passare dalla finestra quello che non sono riusciti, durante i decenni trascorsi, a fare passare dalla porta. I tentativi di sdoganamento e di riabilitazione dei fascisti si susseguono e sempre maggiori sono le proposte di intitolazione di vie, di piazze o di opere pubbliche ai loschi e sanguinari personaggi membri o dirigenti della Repubblica di Salò e del disciolto partito fascista. Non è un caso se, con il procedere della crisi del sistema capitalista e con i conseguenti attacchi padronali alle conquiste di civiltà e benessere della classe operaia e delle masse popolari ottenute grazie alle dure lotte degli anni passati, la classe dominante tenti di riabilitare i suoi migliori servi quegli stessi che hanno dato grande prova della loro “fedele”opera terroristica durante il ventennio fascista e gli anni della strategia della tensione. Un partigiano combattente, durante un intervento al microfono alla manifestazione di Montanaro, ricordava che il fascismo è stato lo strumento terroristico che i padroni hanno utilizzato per soffocare le lotte operaie e la ribellione delle masse popolari verso un sistema di sfruttamento e di morte come quello vigente in Italia e negli altri paesi dove la borghesia la fa da padrona. Questo partigiano ricordava anche che soltanto grazie alla lotta armata, all'enorme contributo di sangue dei comunisti e degli antifascisti e alla direzione del PCdI in clandestinità, si è potuti giungere alla Liberazione dai nazifascisti e alla Costituzione repubblicana che dobbiamo impegnarci a difendere nelle sue parti più avanzate e più popolari. Il fascismo non è un opinione paragonabile a qualsiasi altra, il fascismo è lo strumento terroristico della classe dominante, dei padroni! Ambigue, mistificatorie e renitenti sono invece le esternazioni di chi, come nel caso di un rappresentante del PD di Montanaro, seppur dichiarandosi antifascista, sostiene pubblicamente che l'obbiettivo che il nostro Paese si deve dare, è la riappacificazione, la memoria condivisa, la pace sociale. L'intervento del nostro compagno che parlava a nome del CCP e del GdA, voleva rimarcare appunto questa contraddizione. Da una parte chi, come il partigiano combattente, sottolineava il carattere di classe del fascismo e dell'antifascismo, e dall'altra il rappresentante locale del PD che invece trattava la questione come una semplice divergenza di vedute che potrebbe benissimo essere sanata con un compromesso condivisibile ma che, a nostro avviso, non sarebbe altro che il tentativo di svuotare dalle motivazioni di classe la lotta al fascismo riducendone sensibilmente l'efficacia e invalidandone le sue stesse ragioni. Ma di quale pace sociale stiamo parlando se, oggi come all'ora, chi si ribella alle angherie della classe dominante viene trattato alla stessa stregua dei delinquenti e dei banditi, caricato brutalmente dalle forze di polizia sempre più fascistizzate, ucciso nei cantieri e nelle fabbriche, licenziato, denunciato o imprigionato? Non vi sarà alcuna pace dunque, sino a che non sarà stato debellato lo stato di miseria, sfruttamento e morte e sino a che la classe dominate e i loro servi fascisti in divisa o in borghese, non siano stati completamente sconfitti e ricacciati nelle fogne nelle quali la Resistenza partigiana li aveva costretti sino ad un dato momento! Anche gli Agnelli, dopo aver fatto enormi profitti con la guerra, vedendo la sconfitta del regime fascista che tutelava i loro interessi, si dichiararono antifascisti. Oggi, gli stessi padroni, da un lato inneggiano alla riappacificazione nazionale al fine di sgonfiare le lotte della classe lavoratrice, dall'altro lato foraggiano i gruppi fascisti per impiegarli alla prima occasione, quando a fare questo non ci pensa già Maroni, in qualità di Ministro degli interni, con la sua polizia e i suoi carabinieri. Ma essi devono ancora fare i conti con il grande sentimento antifascista esistente nel nostro Paese e con la mobilitazione delle masse popolari che anche a Montanaro hanno dimostrato di essere ancora attente e vigili e di voler contrastare la legittimazione dei fascisti.

PER I FASCISTI E C'E' SOLO PIAZZALE LORETO!

Denunciamo chi, dietro il paravento istituzionale, tenta di sdoganare i fascisti e di concedere loro dignità e agibilità politica! Sindaci, assessori, consiglieri che concedono spazio ai fascisti violano la Costituzione e se ne devono andare!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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11.12.09

Solidarietà a tutti i resistenti delle case occupate

e dei centri sociali, rispondiamo alla violenza degli sbirri!

 

Ieri mattina, molto presto, la polizia si è presentata all'Ostile (sito in corso Vercelli 32) la struttura occupata da poco più di un mese in concreta risposta alle minacce di sgombero di Chiamparino, del prefetto, del questore e della loro cricca.

I compagni che si trovavano all'interno hanno opposto una strenua resistenza salendo sul tetto e riuscendo a rimanerci per circa 14 ore. Nel frattempo, al di fuori della struttura, circondata dalla sbirraglia, si era radunato un folto numero di compagni che oltre a portare la loro solidarietà si sono da subito attivati per aiutare che si trovava sul tetto cercando di farci arrivare cibo e acqua. Da subito le merde in tuta blu hanno cercato di impedire qualsiasi rifornimento agli occupanti.

I presenti al presidio allora hanno impedito ai pompieri di avvicinarsi con le autoscale alla struttura provocando una dura carica da parte della polizia e dei carabinieri, che tuttavia non sono riusciti a disperdere i manifestanti. Dopo di che vista l'impossibilità per i pompieri di avvicinarsi per far scendere gli occupanti, i cani da guardia della borghesia (nel frattempo aumentati di numero) hanno caricato nuovamente con l'uso di gas lacrimogeni. I compagni hanno cercato di resistere rovesciando cassonetti e dandoli alle fiamme, bloccando le via vicine per poi disperdersi e ri radunarsi in piazza Crispi dove sono stati nuovamente caricati. Nel frattempo i compagni sul tetto dell'Ostile sono stati costretti a scendere.

Vogliamo porre in evidenza l'atteggiamento ferocemente repressivo delle "forze dell'ordine" che non solo si lasciavano andare a esclamazioni del tipo "ti taglio la gola" ma non si sono fatti problemi a massacrare di botte ragazze cadute in terra e anche gli stessi abitanti del quartiere che passavano di li.

Vogliamo dare tutta la nostra solidarietà a chi ieri ha difeso l'Ostile stando 14 ore su un tetto al freddo circondato dagli sbirri e a chi ha lottato in strada per fermare lo sgombero.

Mentre il sindaco Chiamparino promette e concede spazi pubblici ai fascisti dall'altra parte chiude le case occupate e i centri sociali, luogo dove i compagni si organizzano e si ritrovano. Invitiamo tutti a essere solidali e ad attivarsi con i propri mezzi e secondo le proprie possibilità per resistere agli sgomberi che è una parte importante della lotta contro la fascistizzazione del nostro paese.

 

Collettivo Comunista Piemontese

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08.12.09

 

Corteo Nazionale contro le morti sul lavoro

 

A due anni dalla strage di operai della Thyssen Krupp di Torino si contano più di 1000 morti l’anno nelle fabbriche e sui cantieri del nostro Paese. Un vero e proprio bollettino di guerra che aumenta vertiginosamente se si contano anche quelli deceduti per malattie professionali. Il caso della Eternit di Casale Monferrato la dice lunga sul fatto che i padroni, per fare profitto e arricchirsi, hanno scatenato una vera e propria guerra di sterminio sugli operai e le loro famiglie. In quello stabilimento, gli operai più combattivi venivano perseguiti e puniti dai padroni che li trasferivano nel così detto “Reparto Kremlino” dove l’amianto scorreva a fiumi e investiva completamente i corpi intasando le vie respiratorie di chi vi lavorava. Per queste stragi sono ora in corso i processi che vedono sul banco degli imputati i padroni e i dirigenti di queste due aziende.

Ma sappiamo bene che in un regime democratico borghese come quello del nostro Paese e di altri paesi capitalistici, la polizia, i Tribunali e la Magistratura sono al servizio della classe dominante e cioè della classe di sfruttatori proprietaria dei mezzi di produzione e delle forze produttive. Si tratta di gruppi di parassiti che si arricchiscono con il sudore, i patimenti e il sangue delle milioni di persone che per vivere sono costrette a vendere la propria forza lavoro ai capitalisti perché è l’unico mezzo di sostentamento che hanno. Una Magistratura che, come tutti ben sappiamo, quando si tratta di condannare operai e lavoratori in lotta, antifascisti e antirazzisti che lottano contro i rigurgiti e lo sdoganamento del fascismo e comunisti che combattono con ogni loro mezzo, contro lo stato, non si fa alcuno scrupolo di emettere sentenze dure e vendicative, mentre quando si tratta di condannare i padroni e i potenti, concede loro qualsiasi scappatoia e/o attenuante spacciandola per tutela del diritto di ogni cittadino alla difesa e motivandola con il fatto che, sino a che non venga dimostrata la sua colpevolezza, egli è da ritenersi innocente, cosa che nella maggior parte dei casi vale soltanto per i potenti di turno.

Per quanto poi esistano magistrati in buona fede e sinceramente democratici, essi hanno le mani legate e non potranno andare mai fino in fondo perché rischierebbero di fare saltare il sistema subendone le conseguenze! Non si tratta della questione di fiducia nel singolo magistrato! Si tratta nella sfiducia nel regime democratico borghese che interpreta la democrazia e la giustizia a seconda degli interessi di bottega. Basti pensare alla repressione e alla censura nei confronti di chi, come noi, denunciando apertamente le malefatte degli imbroglioni della classe dominante e dei suoi lacchè della politica e dell’avvocatura, si vede sequestrare i volantini e viene perquisito e denunciato per diffamazione mezzo stampa su esposto degli avvocati mercenari che difendono i  dirigenti stragisti della Thyssen!

Si tratta quindi di una contrapposizione di classe che i padroni e i loro servi conducono con tutti i mezzi, anche nelle aule dei Tribunali e che i lavoratori devono combattere sui posti di lavoro, nelle strade, nelle piazze, assediando i palazzi istituzionali anche durante i processi come quelli della Thyssen o della Eternit! La pressione delle masse popolari deve essere pressante e asfissiante perché, quando si mobilitano le masse, le istituzioni preposte sono costrette a fare i conti con esse! E’ una battaglia che rientra nel quadro più generale della lotta per abbattere i gruppi di parassiti e il loro sistema di morte e miseria per sostituirlo con un sistema gestito dalla classe operaia, un sistema senza più sfruttamento ne morte: IL SOCIALISMO!

 

Coordinamento Collettivi Comunisti

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30.11.09

 

Cacciamoli! Partecipate al NO Berlusconi day

 

Berlusconi e la sua banda di sfruttatori, trafficanti, imbroglioni, fascisti, mafiosi e cardinali infesta il nostro paese da troppo tempo. È ora di mandare a casa lui e i suoi tirapiedi!

Il periodo di lacrime e sangue che si prospetta nel prossimo futuro per la classe operaia, i lavoratori e le masse popolari tutte ha numerosi responsabili, tutti uniti sotto un unico cartello: quello della borghesia imperialista e del Vaticano.

La crisi del sistema capitalista che negli ultimi due anni ha subito una forte accelerazione, è un’occasione per i ricchi di accumulare ancora più ricchezza sulle spalle dei proletari e un’ulteriore condanna alla miseria, alla fame, alla repressione e alla guerra per le masse popolari.

Cassa integrazione, mobilità, licenziamenti, rincaro degli affitti, delle bollette, degli alimentari, della benzina, delle imposte e peggioramento generale delle condizioni di vita e di lavoro sono la linea portante del programma che i padroni, i capitalisti vogliono farci ingoiare.

Berlusconi e la sua banda sono i difensori più accaniti, anche a livello internazionale, di questo corso delle cose, sono i realizzatori più ossequiosi del programma della borghesia imperialista.

Non è sufficiente costruire “una forte opposizione” che dalle sole aule parlamentari cerchi di mettere i bastoni tra le ruote (quando riesce a farlo o quando vuole) alla banda Berlusconi. Bisogna mobilitare le masse e sostenerle nella loro crescente mobilitazione che si oppone all’oppressione e allo sfruttamento di questo campione dei padroni.

La manifestazione NO Berlusconi day del 5 dicembre a Roma è un’importante occasione per gridare forte e chiaro che Berlusconi e la sua banda se ne devono andare! È un’occasione importante per capire e far capire ad una cerchia sempre più vasta delle masse popolari che solo organizzandoci e unendoci possiamo lottare efficacemente per i nostri interessi, che sono opposti a quelli dei padroni.

Il Coordinamento dei Collettivi Comunisti aderisce alla manifestazione No Berlusconi day per dare un suo contributo alla cacciata della banda Berlusconi e per promuovere e sostenere l’organizzazione delle masse, in particolare della classe operaia, e raccogliere forze e risorse per ridare alla classe operaia il suo partito comunista.

Per rafforzare il lavoro unitario dei comunisti nel processo di ricostruzione del partito comunista, promuoviamo la formazione di uno spezzone comune di tutte le componenti del movimento comunista dietro lo striscione di Comunisti Uniti.

Con il suo partito comunista la classe operaia ha saputo mobilitare le masse e sconfiggere nemici ben più potenti di questo fantoccio in doppio petto e dei suoi scagnozzi.

Partecipiamo numerosi alla manifestazione No Berlusconi day del 5 dicembre a Roma

Berlusconi e la sua banda se ne devono andare!

Coordinamento dei Collettivi Comunisti

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21.11.09

Nessuna sala pubblica, nessuno spazio cittadino deve essere lasciato in mano ai fascisti!

 

I consiglieri della lista NO EURO, Stefania Franchi e Renzo Rebellino hanno subdolamente usato la loro posizione di eletti in consiglio circoscrizionale per ottenere la concessione della sala consigliare in favore dei neofascisti di Forza Nuova per una conferenza alla quale avrebbe dovuto presenziare, oltre a Roberto Fiore, anche Nick Griffin, noto neonazista e negazionista inglese, parlamentare europeo con il BNP (British National Party). Ancora una volta i fascisti hanno tentato di approfittare delle crepe della democrazia borghese per cercare di legittimarsi nel panorama politico e sociale del nostro paese. Ancora una volta, seduti tra i banchi degli organismi elettivi, consiglieri che all’atto del loro insediamento, hanno giurato sulla Costituzione nata dalla Resistenza partigiana, hanno lavorato dietro al paravento della democrazia per sdoganare i fascisti e per offrire loro gli spazi che altrimenti non potrebbero ottenere. La giunta, sotto le pressioni degli antifascisti torinesi, ha dovuto revocare all’ultimo momento la concessione della sala tenendola occupata con una commissione sulla “influenza suina”. Un espediente che la giunta ha dovuto inventarsi per riparare, in fretta e furia, alla grave mancanza di vigilanza antifascista all’interno dell’organismo elettivo.

Gli antifascisti torinesi, dopo avere partecipato con un presidio al consiglio durante il quale il presidente annunciava la revoca della concessione della sala ai fascisti, confermavano la loro presenza anche per la sera  seguente, data della conferenza di Fiore e Griffin. I fascisti, per bocca del loro infame esponente torinese Saija, si dicevano comunque decisi ad utilizzare la sala consigliare anche senza la concessione della giunta o a dare luogo alla loro conferenza nel piazzale antistante. Al presidio davanti alla circoscrizione, ad attendere i fascisti che codardamente, non si sono fatti vivi, erano presenti, alcune sezioni dell’ANPI, esponenti dell’Ernesto, i nostri compagni del CCP (Collettivo Comunista Piemontese), del GDA (Gruppo d’Azione Torino) e il CSOA Askatasuna. I neofascisti non si sono presentati e per la loro sporca iniziativa hanno dovuto ripiegare all’Hotel Royal di corso Regina Margherita dove sono stati costretti a rintanarsi come topi di fogna protetti da centinaia di poliziotti e carabinieri. Nessuna sala pubblica quindi ai fascisti! L’antifascismo popolare ha mostrato la sua efficacia e smascherato gli antifascisti di facciata, quelli che seduti sui banchi delle istituzioni, stravolgono il principio di Democrazia in nome di una riappacificazione nazionale cara soltanto ai padroni e ai loro servi.

I fiancheggiatori dei fascisti, mascherati dietro a liste civetta sostenute economicamente dalla banda di fascisti, razzisti, mafiosi, clericali e avventurieri capeggiata da Berlusconi, devono essere denunciati e non deve essere lasciata loro tregua! La giunta della circoscrizione 10 deve costringere i consiglieri Rebellino e Franchi a rassegnare le loro dimissioni in quanto spergiuri e nemici della Costituzione! E’ soltanto grazie alla Resistenza partigiana se i consiglieri possono sedere dietro i banchi delle istituzioni repubblicane ed è alla discriminante antifascista inserita nella Costituzione che loro devono tenere fede, altrimenti se ne vadano! La Democrazia per la quale migliaia di donne e di uomini hanno dato la loro vita combattendo i fascisti e i nazisti deve essere difesa e non interpretata a seconda delle necessità di bottega!

 

I fascisti e i razzisti non hanno nessun diritto democratico e sono messi al bando dalla Costituzione! Chi non si schiera con forza contro di loro ne diventa complice!

 

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

 

Collettivo Comunista Piemontese

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18.11.09

SOLO GLI OPERAI POSSONO DECIDERE DEL LORO FUTURO

 

L’accordo per il rinnovo del contratto nazionale firmato da FIM e UILM con Federmeccanica è infame e illegittimo! FIM e UILM hanno stipulato questo accordo senza consultare gli operai, senza regolari assemblee o referendum! Senza tenere conto della FIOM che è il più grande sindacato della categoria dei metalmeccanici. Un vero e proprio colpo di mano che mira a penalizzare ulteriormente gli stessi lavoratori riducendo

-   il potere d’acquisto: perché prevede il prolungamento di 3 anni del contratto e perché prevede una riduzione di stipendio in confronto all’ultimo contratto (da 127 a 110 € per il 5° livello e così via a scalare) rendendoci più poveri;

-   la democrazia sindacale: perché le RSU non saranno più elette dai lavoratori e sul posto di lavoro ma dai dirigenti sindacali che decideranno a tavolino con i padroni;

-   il diritto di sciopero: perché ci costringerà ad accettare nuove e sempre più limitanti regole e divieti a favore della classe padronale.

Questo accordo stipulato tra padronato, Governo, FIM e UILM, si inserisce nel quadro più generale del tentativo eversivo della banda Berlusconi di smantellare le istituzioni democratiche del nostro Pese e di scardinare la Costituzione. Per fare questo i padroni sono costretti (con l’ausilio di FIM e UILM che temono di sottoporre l’infame accordo al giudizio degli operai perché sanno bene quanto esso sia infame) ad eliminare principalmente la FIOM, che in questo momento rappresenta l’ostacolo maggiore che i padroni devono superare per raggiungere i loro scopi. L’attacco al contratto di lavoro della maggiore categoria di lavoratori del nostro Paese rappresenta il trampolino di lancio per

-   attaccare tutti i lavoratori (nessuno escluso) riducendoli al silenzio e all’accettazione supina di tutte le angherie padronali;

-   smantellare i CCNL di tutte le categorie avanzando con l’eliminazione dei diritti sanciti dallo Statuto dei Lavoratori (Testo Unico);

-   proseguire con lo smantellamento del sindacato come organismo di lotta, riducendolo ad un semplice ufficio di mediazione tra lavoratori e padroni.

È necessario quindi partecipare numerosissimi alle assemblee e agli eventuali referendum, perché devono essere i lavoratori a decidere del proprio destino e non i dirigenti sindacali che vanno a cena con i rappresentanti del governo e di Confindustria accordandosi sul modo in cui, approfittando della crisi capitalista in corso, sia possibile aumentare i profitti riducendo gli stipendi ed eliminando i diritti acquisiti con le dure lotte e che nessuno ci ha regalato! Sostenere la FIOM, in questo momento significa, anche difendere i diritti di tutti i lavoratori e delle loro famiglie! Dobbiamo costringere i dirigenti dei sindacati a confrontarsi con i lavoratori prima di sedersi al tavolo delle trattative e non, come succede sempre, ad accordi fatti!

Noi lavoratori, per riuscire a campare, non abbiamo altro che la vendita della nostra forza lavoro, mentre i padroni e i politicanti vivono nel lusso alle nostre spalle, con il nostro sudore e il nostro sangue. Padroni e politicanti vorrebbero fare pagare la crisi del loro sistema infame a noi lavoratori e per mantenere il loro lussuoso tenore di vita.

Ribellarsi alle angherie e ai soprusi è legittimo e sacrosanto, ce lo hanno insegnato i milioni di lavoratori che, nei decenni trascorsi, hanno combattuto aspramente per migliorare le condizioni di tutti, conquistando i diritti che oggi i padroni e la banda Berlusconi vorrebbero cancellare. Per garantire alle nostre famiglie una vita dignitosa non abbiamo altro mezzo che lottare e resistere per difendere questi diritti! Per non pagare la crisi dei padroni! Per fare del nostro paese un paese senza più sfruttati ne sfruttatori dove siano i lavoratori a governare e non la solita banda (di centrodestra o di centrosinistra) di politicanti borghesi ai quali non frega niente delle condizioni nostre e delle nostre famiglie!       

 

Collettivo Comunista Piemontese

 

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17.11.09

L’UNICA GIUSTIZIA E’ QUELLA PROLETARIA!

 

Durante l’ultima udienza del processo per la strage dei 7 operai della Thyssen Krupp di Torino, il collegio degli avvocati difensori dei dirigenti dell’acciaieria ha prodotto una serie di testimoni che avrebbero dovuto, tenendo fede alla aberrante “linea difensiva”, scaricare le responsabilità della strage sugli stessi operai. Le audizioni dei testi, però, non hanno sortito l’effetto sperato anche perché alcuni testi avevano lavorato a Torino soltanto fino al 2006 e quindi, il 6 dicembre 2007, giorno della strage, non operavano nello stabilimento torinese. Inoltre, uno dei testi ascoltati avrebbe ammesso che il famoso pulsante di emergenza, premendo il quale gli operai avrebbero potuto salvarsi e utilizzato nelle udienze precedenti dai difensori dei dirigenti per sollevare la questione della presunta disattenzione degli operai che sarebbe stata la causa del rogo, avrebbe soltanto fermato i macchinari senza sospendere nemmeno l’erogazione di corrente, quindi, in caso di incendio, non avrebbe avuto nessuna efficacia.

Perché allora questi “principi del foro” hanno prodotto testimoni che avrebbero potuto smentire la tesi della responsabilità operaia nel disastro del 6 dicembre 2007?

Tutte queste “patetiche manfrine”, compreso l’utilizzo di un interprete per Espenhan che conosce bene l’italiano, lasciano pensare che non esiste alcuna linea difensiva degna di questo nome (del resto come si potrebbe difendere l’indifendibile!?) ma che sia soltanto una strategia tesa a prolungare a dismisura i tempi del processo nella speranza di sfiancare i famigliari delle vittime e gli operai costituitisi parte civile e di allentare completamente l’attenzione dell’opinione pubblica sulla strage. Tutto questo in attesa che il governo della banda di mafiosi, speculatori, razzisti e fascisti, capeggiata da Berlusconi, emani qualche decreto legge che faccia cadere in prescrizione tutti i procedimenti riguardanti i padroni, i “pezzi grossi” e i politicanti del nostro “democratico Paese”.

L’opera di ostruzionismo e boicottaggio dei dirigenti della Thyssen Krupp e dei loro difensori è da considerarsi offensiva, non solo nei confronti degli operai morti a Torino e di quelli che ogni giorno muoiono sul lavoro o per malattie professionali, come ad esempio gli operai della Eternit e i loro famigliari. Questo atteggiamento dovrebbe essere considerato offensivo anche da un tribunale della Repubblica che invece fa finta di nulla di fronte all’arroganza dei padroni e dei loro degni servitori, mentre minaccia di espulsione dall’aula i famigliari e gli operai che si indignano di fronte alla loro spocchia e alla loro arroganza.

Ma non si illudano questi signori di poter risolvere la questione nel chiuso delle aule del Tribunale o nei suoi corridoi! La classe operaia saprà riportare la tensione e l’attenzione popolare sulla strage della Thyssen Krupp e su tutte le altre stragi ed omicidi padronali, agli adeguati livelli, al fine di riprendere la mobilitazione nelle fabbriche, sui cantieri e nelle piazze delle nostre città. Soltanto in questo modo riusciremo ad evitare che i padroni e i dirigenti assassini e stragisti possano continuare a non pagare le loro malefatte, i loro imbrogli, i loro raggiri e i loro omicidi.

 

Collettivo Comunista Piemontese

 

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11.11.09

 Solidarietà ai lavoratori dell’Eutelia in lotta!

 

Da mesi i lavoratori dell’Eutelia, azienda informatica di proprietà del padrone Landi, sono in lotta contro i licenziamenti annunciati di 2000 lavoratori del gruppo. Questi lavoratori non percepiscono lo stipendio dal mese di luglio e sono ormai sul lastrico. Ma perché perdono il posto lavoro? Assistiamo all’ennesima chiusura  a causa di una speculazione; il solito “gioco delle scatole cinesi” attraverso cui i padroni, ancor di più oggi, in una fase di crisi generale mondiale del capitalismo, intendono far pagare ai lavoratori e alle masse popolari la propria crisi economica finanziaria che si riflette in ogni aspetto delle relazioni sociali.

Ciò che sta avvenendo all’Eutelia quasi non fa più notizia perché sono centinaia le grandi e medie aziende e  decine di migliaia le piccole aziende che chiudono, licenziano, mettono in cassa integrazione, compromettono  il futuro di milioni di lavoratori e lavoratrici.

 

I lavoratori dell’Eutelia hanno imboccato la strada dell’occupazione dell’azienda per imporre la trattativa con la proprietà e con le istituzioni dormienti, ma soprattutto hanno scelto la strada di non cedere il passo alla speculazione in atto, alla rapina del proprio futuro che il padrone di turno - in questo caso Landi - e l’immancabile banca di turno - in questo caso il Monte dei paschi di Siena - sta commettendo contro i lavoratori e le loro famiglie.

Ieri all’alba una squadraccia di mercenari di un'agenzia di picchiatori professionisti, guidata dal figlio del padrone, si introduce nei locali occupati scassinando, danneggiando porte, spacciandosi per poliziotti e cercando di intimidire e provocare i lavoratori presenti. Ma la pronta reazione dei lavoratori dell’Eutelia e l’immediato intervento centinaia di lavoratori e delegati sindacali hanno impedito il degenerare della situazione. Denunciamo il pesante di clima di repressione e il violento attacco che subiscono tutti quei lavoratori che si battono per i loro diritti e per la difesa del salario.

 

Ma quello dell’Eutelia è uno dei tanti esempi della crescente resistenza della classe operaia e dei lavoratori alla crisi devastante del capitalismo; si tratta di una strada obbligata, non si può rimanere a guardare mentre da un giorno all’altro migliaia di lavoratori vengono privati delle proprie fonti di sostentamento economico. Le stime “ufficiali” parlano di 650.000 posti di lavoro persi quest’anno, ma la “lista nera” è molto più lunga. L’unica strada che hanno i lavoratori è quello di non rimanere all’interno delle trattative ufficiali , tradizionali, ma di scendere sul terreno della lotta aperta contro il padrone, rendendo la questione un fatto di “ordine pubblico” attraverso l’unità dei lavoratori nella lotta, realizzando il coordinamento delle varie realtà in mobilitazione.

 

Ogni lotta, se lasciata sola, è isolata e più debole contro la cordata delle banche e delle aziende sostenute e foraggiate economicamente dallo Stato. Quanti miliardi di euro sono affluiti alle banche per evitare la bancarotta? Nessuno lo sa. I lavoratori e le masse popolari di questa città si devono stringere intorno ai lavoratori dell’Eutelia come di altre situazioni di crisi e sviluppare un coordinamento di lotta e solidarietà contro la crisi al di là delle rispettive direzioni sindacali di appartenenza.

 

L’unità e l’estensione della resistenza fanno paura alla borghesia dominante e al governo! Questa è l’unica strada vincente! Difendere il salario e il posto di lavoro con ogni mezzo possibile!

 

Il movimento comunista non ha altra strada che quello di tornare ad essere il partito dei lavoratori e degli sfruttati, che indica e lavora concretamente per l’affermazione di una società socialista dei lavoratori per i lavoratori. E’ una strada lunga e difficile, ma necessaria poiché non esistono il capitalismo buono o temperato e quello aggressivo: esiste solo un modo di produzione e la sua classe di parassiti che ha il suo dio nel profitto.

 

Affinché la Crisi non venga pagata sempre e soltanto dai lavoratori, occorre costruire la società senza Classi.

 


Collettivo Comunista Romano
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31.10.09

SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI DEL CENTRO POPOLARE OCCUPATO EXPERIA DI CATANIA

 

Esprimiamo la nostra solidarietà ai compagni del Centro Popolare Occupato Experia di Catania sgomberati dalla polizia all’alba del 30 ottobre.

In questi giorni gli attacchi della repressione si stanno moltiplicando: sia quelli mirati contro i compagni, gli antifascisti, i sindacalisti, sia quelli non mirati, quelli che colpiscono le masse popolari, che si inseriscono in un generico clima di paura, terrore verso i lavoratori, verso i deboli, verso gli sfruttati, come in qualunque regime terroristico della borghesia.

Gli arresti di Pistoia, le denunce e intimidazioni a carico di tanti compagni, come quella subita dai compagni del Collettivo Comunista Piemontese che volantinavano davanti al tribunale ove si teneva il processo per la strage della Thyssen Krupp, i pestaggi fascisti contro compagni, immigrati, omosessuali, la violenza omicida e gratuita su Stefano Cucchi, sono solo alcuni esempi di questi ultimi giorni.

Questa tendenza, sempre più evidente, di una parte della borghesia a prendere la strada del terrore, della “dittatura”, pone con urgenza immediata la necessità di dare una risposta unitaria con tutte le forze disponibili, dai comunisti, agli antifascisti, agli anticapitalisti, ai sinceri democratici a questi episodi. Pone con altrettanta urgenza ai comunisti il problema della nostra debolezza e frammentazione. È necessario dare una risposta unitaria, a lungo termine, porre come centrale all’interno del movimento comunista la lotta al settarismo, porre come prioritaria la costruzione del partito comunista, attraverso un processo di unificazione delle varie e molteplici componenti del movimento comunista e della classe operaia, processo di unificazione attraverso l’unità e la lotta, ma una lotta concepita e utilizzata come strumento per arrivare ad un’unità superiore.

L’attacco che le masse popolari e le sue avanguardie stanno subendo ci richiama tutti a questo compito.

 

Solidarietà ai compagni dell’Experia.

Contro la repressione, contro il fascismo: lottare uniti!

 

Coordinamento dei Collettivi Comunisti

 

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31.10.09

NESSUNA AGIBILITA’ POLITICA NE CULTURALE PER I FASCISTI

 

Sabato 31 ottobre, nella Torino, città medaglia d’oro per la Resistenza, i giovani de “La Destra”(Il partito dei fascisti Storace e Buontempo) uniti agli Autonomi Nazionalisti e Casa Pound, hanno organizzato un presidio davanti alla stazione di Porta Nuova, durante il quale pretendevano, nel “rispetto della democrazia” maggiori spazi e maggior agibilità politica frignando per quello che loro definivano il “terrorismo rosso”attuato nei loro confronti dagli antifascisti. In serata i neofascisti Autonomi Nazionalisti e Casa Pound, hanno organizzato un concerto (con un gruppo neonazista proveniente dalla Germania) presso il loro covo “Asso di Bastoni” di via Cellini n°22.

Alcuni antifascisti torinesi tra i quali i compagni del CCP, hanno tentato di impedire il presidio fascista davanti alla stazione, ma sono stati immediatamente caricati dalla polizia che a centinaia  difendevano i trenta neofascisti presenti. Gli antifascisti hanno poi sfilato in un mini corteo bloccando il traffico del centro città, distribuendo volantini e  facendo brevi interventi al megafono tra la gente del mercato di piazza Madama Cristina, dove, alle 18,00, era previsto un presidio contro il concerto nazifascista in programma per la serata. Il presidio andava via, via ingrossandosi e alle 18,45, un centinaio di antifascisti, dietro lo striscione “FUORI I FASCISTI DALLA CITTA’”sono partiti in corteo con l’intenzione di avvicinarsi, il più possibile, al luogo del concerto dei nazifascisti che era stato blindato, in entrata e in uscita, da centinaia di poliziotti e carabinieri.

Una giornata di antifascismo militante che ha costretto i fascisti a farsi scortare via dal luogo del loro presidio su di un pulman cittadino sequestrato per l’occasione dalla Questura e trasportati al loro lurido covo di via Cellini 22. In serata i compagni si sono organizzati in ronde antifasciste per le vie dei quartiere.

Una giornata di antifascismo militante che ha costretto i neofascisti a richiedere la protezione della polizia e a viaggiare sotto scorta, caricati come animali su di un pulman e blindati nel loro covo per essere  ritrasportati, sempre sotto scorta, alle rispettive tane. Grazie all’azione antifascista, i nipotini di Hitler e di Mussolini non hanno conquistato l’agibilità politica da loro richiesta facendo strumentalmente riferimento a quella Costituzione repubblicana che loro stessi denigrano ed offendono proprio in quelle sue parti sane che comprendono l’accoglienza degli immigrati e dei profughi, il rispetto per le diverse culture, il ripudio della guerra e l’antifascismo.

I rigurgiti fascisti sono sempre maggiori nel nostro paese e  questi topi di fogna cercano di cavalcare la crisi generale del sistema capitalistico approfittando della deriva di destra nella quale si è spinta la “sinistra” istituzionale, quella degli antifascisti della domenica, con i se e con i ma, che non da risposte ai bisogni e alle aspirazioni delle masse popolari e che, a costo di mantenersi stretti ad una poltrona (soldi a palate, pubblici e privati, con i quali si sollazzano e si arricchiscono) rincorrono la destra nell’offrire soluzioni antipopolari alla crisi e, con la scusa della sicurezza pubblica, nell’auspicare, come il Sindaco Chiamparino, la chiusura dei centri sociali. I neofascisti approfittano anche dell’assenza dei partiti della sinistra borghese (PRC e PdCI) i cui dirigenti si limitano al piagnucolio e ad elemosinare, dallo Stato, qualche misura a favore delle masse e dei lavoratori nella speranza di poter far convivere i bisogni delle masse popolari con quelli della borghesia, in un sistema capitalistico dal “volto umano”. Anche il loro antifascismo, quindi, è limitato dal rispetto per le regole dello Stato borghese, un antifascismo che arriva sin dove quelle regole lo permettono, un antifascismo monco e idealista. Intanto, mentre il leghista Borghezio onora, con i nostalgici della RSI, al cimitero centrale di Torino, i caduti fascisti della Repubblica Sociale Italiana, i neofascisti, sostenuti e foraggiati dai padroni e dai loro esponenti di governo, tentano esponenzialmente di riemergere dalle fogne in cui la Resistenza partigiana li aveva ricacciati per essere poi pronti a “scattare”agli ordini del padrone di turno.

E’ necessario mantenere alta e costante l’attenzione e la mobilitazione contro i rigurgiti fascisti e impedire, con ogni mezzo a disposizione, l’agibilità politica agli apologeti di tale aberrante ideologia.

Le uniche sedi che devono essere chiuse sono quelle dei leghisti e dei fascisti!!

Collettivo Comunista Piemontese

31 ottobre 2009

 

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25.10.09

SOLIDARIETA’ CON MAO CALLIANO, SEGRETARIO DELLA FEDERAZIONE TORINESE del PdCI

 

A seguito della spontanea e riuscita mobilitazione antifascista militante che si è svolta sabato 24 ottobre a Torino e che ha impedito il banchetto dei neofascisti di Casa Pound e la propaganda dei razzisti e fascistoidi della Lega Nord i piazza Castello, sono state molte le figure istituzionali che hanno condannato la manifestazione o preso semplicemente le distanze (come hanno fatto i dirigenti locali del PRC) da essa.

Nell’alveolo istituzionale soltanto la federazione del PdCI di Torino per bocca del compagno Mao Calliano, ha mantenuto fede ad uno dei valori che esprime il simbolo (falce e martello) posto sulla bandiera del suo partito, auspicando che manifestazioni antifasciste come quella di sabato scorso si ripetano. Le esternazioni del compagno Mao Calliano sono state coerenti e conseguenti al lavoro che il compagno Mao ha svolto e svolge da sempre sul nostro territorio in relazione alla lotta contro i rigurgiti fascisti e lo sdoganamento di quella infame ideologia, difendendo, con ciò, quella parte sana della Costituzione italiana nata dalla Resistenza, quella Costituzione deturpata e insultata continuamente dal governo della banda Berlusconi e da quei partiti che dall’opposizione accettano di venire a patti e di discutere anche con l’estrema destra. Localmente ricordiamo l’incontro avuto dall’assessore alla casa del comune di Torino con il manipolo di neofascisti di Casa Pound, ricevuti e ascoltati presso le sale della rappresentanza di un istituzione repubblicana.

Al compagno Mao Calliano va quindi la solidarietà e il sostegno di tutti i comunisti e gli antifascisti torinesi! Altro che condanne e prese di distanze! Il compagno Mao Calliano andrebbe preso come esempio da tutti quei dirigenti che oggi, alla guida di partiti che hanno ancora la falce e il martello come loro simbolo, navigano e si muovono in tutt’altre acque e in tutt’altra direzione, anche per quel che riguarda una materia che invece dovrebbe vederli in prima fila: l’ANTIFASCISMO!

 

Collettivo Comunista Piemontese

25 ottobre 2009

 

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24.10.09

Contri i provvedimenti fascisti

 

Il Tribunale di Torino ha disposto la misura della sorveglianza speciale (14 mesi l'uno e 16 l'altro) che alcuni mesi fa, la Procura della Repubblica aveva chiesto a carico di due compagni del centro di documentazione “Il Porfido”e redattori di Radio Blakc Out. Tale  misura (notizie apprese dai media) prevederebbe l’obbligo di non abbandonare il comune di residenza, di non uscire di casa dalle 22 alle 6,00 del mattino e di non partecipare alle pubbliche riunioni. Ma sappiamo bene che la legge sulla sorveglianza speciale potrebbe prevedere anche altre restrizioni di qualsiasi genere come il ritiro della patente e altro.

L’accusa che viene mossa ai due compagni è di avere avuto parte attiva in parecchie manifestazioni e dimostrazioni avvenute in città e in particolare contro il razzismo e a sostegno degli immigrati incarcerati nei veri e propri lager chiamati “Centri di Identificazione e di Espulsione”in cui gli immigrati vengono sottoposti ad ogni forma di vessazione e di maltrattamenti.

Il provvedimento dei giudici quindi è una misura che va a colpire due compagni attivi nel combattere fascisti e razzisti e nel sostenere i diritti fondamentali sanciti anche dalla Costituzione di quella che dovrebbe essere una Repubblica democratica. Con l’applicazione della sorveglianza speciale, nei confronti dei due attivisti antirazzisti e antifascisti, senza che venga contestato loro un reato specifico, i giudici hanno applicato una misura con la quale il regime fascista cercava di tenere sotto controllo il dissenso colpendo comunisti, anarchici e antifascisti, che avrebbero potuto promuoverlo e orientarlo.

I giudici di Torino quindi hanno agito in  conformità con quelle leggi in vigore durante il ventennio fascista e ripristinate con l’approvazione del così detto “Pacchetto sicurezza” (voluto fortemente dai razzisti della Lega) approvato dal governo Berlusconi: soffocare il dissenso e le mobilitazioni a partire dalla testa, da quei compagni che si sono maggiormente distinti nel promuovere ed orientare, a partire dalle così dette avanguardie di lotta. L’applicazione della Sorveglianza speciale per i due compagni di Torino è un precedente gravissimo che apre la strada al sistematico  utilizzo di un provvedimento incostituzionale e di dichiarato stampo fascista e che deve essere combattuto e contrastato con ogni mezzo a partire dall’inasprimento delle stesse forme di lotta e di resistenza e di quelle in difesa degli spazi di agibilità politica.

Ai compagni del “Porfido” colpiti dall’infame provvedimento dei magistrati servi dei padroni, va tutta la nostra solidarietà e la nostra stima.

 

Collettivo Comunista Piemontese

24 ottobre 2009

 

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21.10.09

 

Ennesima provocazione contro i comunisti:

Un altro attacco alla libertà di stampa e di parola

Un altro attacco contro l’agibilità politica dei comunisti

Magistrati e poliziotti difendono i padroni assassini dalle denunce dei comunisti

 

Torino, 21 ottobre 2009

Dopo la provocazione di mercoledì 14 ottobre, anche oggi la polizia ha fermato i compagni Valter e Claudio del Collettivo Comunista Piemontese che insieme ad altri compagni manifestavano davanti al Tribunale di Torino durante il processo per la strage degli operai della Thyssen-Krupp.

Su ordine di un procuratore (che non ha voluto identificarsi) le autorità hanno fermato l’attività dei compagni per circa un’ora e hanno “acquisito agli atti” alcuni volantini e lo striscione. I compagni sono poi stati rilasciati ed è stato loro riconsegnato lo striscione e i volantini. Valter e Claudio hanno poi ripreso insieme agli altri compagni il presidio di protesta e denuncia contri i padroni assassini di operai.

Questo è l’ennesimo atto persecutorio che le autorità conducono contro i comunisti e in difesa degli interessi dei padroni, che siano o meno responsabili dei massacri di operai e lavoratori.

I compagni del Coordinamento dei Collettivi Comunisti si stanno impegnando nel sostegno alle lotte della classe operaia, per dare a queste lotte e agli operai avanzati che le sviluppano un orientamento strategico, una prospettiva di superamento di questo ordinamento sociale che è la causa fondamentale dello sfruttamento, della disoccupazione, della miseria e delle guerre perpetrate dalla borghesia imperialista. In primo luogo il lavoro dei Collettivi Comunisti mira a legare le lotte degli operai, dei lavoratori e delle masse popolari che vanno via via moltiplicandosi al processo di ricostruzione di un partito comunista della classe operaia che il movimento comunista, grazie alle sue componenti più avanzate, sta sviluppando in questa fase.

Oggi il Coordinamento dei Collettivi Comunisti conta poche decine di compagni. Non è certo la sua forza che preoccupa la borghesia e le sue autorità. Quello di cui lorsignori sono preoccupati è che anche dall’attività dei Collettivi Comunisti, come da quella di tante altre componenti del movimento comunista, possa effettivamente svilupparsi un legame con la classe operaia e che questa, proprio grazie al sostegno e all’orientamento degli elementi più avanzati del movimento comunista, possa ricostruire il suo partito comunista, strumento con il quale potrà dirigere le altre classi delle masse popolari nella lotta per la conquista del potere e per la costruzione del socialismo.

Gli attacchi repressivi di questo periodo in fin dei conti hanno tutti questo obiettivo comune: “soffocare il bambino fin che è nella culla”.

I padroni hanno mano libera, sono tutelati e protetti da magistrati e sbirri. Possono permettersi di massacrare decine di migliaia di operai ogni anno e passarla liscia. I comunisti non dovrebbero nemmeno diffondere volantini ed esporre striscioni per denunciare i padroni assassini, per mobilitare le masse a pretendere giustizia.

 

Mobilitiamoci contro la repressione dei comunisti!

 

Inviate messaggi di protesta (via fax, telefono, e-mail o posta) al Tribunale di Torino contro questa ennesima provocazione: Tribunale di Torino - Corso Vittorio Emanuele II, 130 - 10138 Torino (TO), Centralino: 011 4327111 - Fax: 011 4327582 - Email: tribunale.torino@giustizia.it

Inviate messaggi di solidarietà ai compagni del Coordinamento dei Collettivi Comunisti - coorcolcom@tiscali.it e al Collettivo Comunista Piemontese Via Spotorno 4, Torino - tel. 347 6558445 - colcompiemonte@yahoo.it.

 

Coordinamento dei Collettivi Comunisti

 

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15.10.09

 

Difendiamo la libertà di parola e di stampa!

Difendiamo l’agibilità politica dei comunisti!

 

Mercoledì 14 ottobre alle 9,45 davanti al tribunale di Torino in occasione dell’udienza del processo per la strage di operai della Thyssen Krupp, due nostri compagni che stavano volantinando all’entrata del tribunale sono stati prima provocati duramente dalla DIGOS, che voleva impossessarsi del materiale di propaganda e poi da un nugolo di carabinieri in borghese e in divisa che hanno proceduto all’identificazione e al sequestro del materiale.

Durante il primo tentativo da parte della DIGOS, i nostri compagni sono stati aggrediti immediatamente e identificati. I compagni però non hanno consegnato i volantini e, anche grazie all’intervento del parlamentare Boccuzzi, ex operaio Thyssen, la DIGOS ha mollato la presa. L’intervento dei carabinieri, invece, è stato massiccio e perentorio e ordinato dal presidente della corte su richiesta di uno degli avvocati che difendono i padroni stragisti in quanto, il volantino in questione, conterrebbe frasi diffamatorie e minacciose nei confronti degli avvocati.

I carabinieri, dopo avere identificato i due compagni (seconda identificazione in 10 minuti) hanno tentato di “accompagnarli” in caserma al fine di “firmare l’atto di sequestro del materiale” ma, grazie anche all’intervento dell’avv. Bisacca, che usciva dal tribunale proprio in quel momento, gli sbirri hanno optato per “definire la pratica” nei loro uffici presso il tribunale.

Dopo un ora i nostri compagni hanno ricevuto l’atto di sequestro del materiale e hanno potuto riprendere il presidio davanti al tribunale.

Dal verbale risultava che il sequestro sarebbe stato predisposto in relazione ai reati di “(…) diffamazione mezzo stampa immediatamente ravvisati e altri reati eventuali ravvisabili da codesta” (…) “l’atto veniva compiuto sussistendo il pericolo che le cose si modificassero o si alterassero le fonti di prova ed altresì per evitare che la libera disponibilità degli oggetti posti sotto sequestro, potessero aggravare o protrarre le conseguenze dello stesso ovvero agevolare la commissione di altri reati più gravi (…)”

I “Signori” avvocati della Thyssen Krupp e le Autorità che hanno proceduto al sequestro dei volantini del CCP, hanno confermato la loro arroganza e il loro disinteresse per le poche leggi democratiche che ancora sono in vigore nel nostro paese, tra le quali quella che garantisce il diritto di opinione e di espressione violando quindi la Costituzione (art. 21) che essi stessi dovrebbero, più di altri, fare rispettare.

L’operazione repressiva che si è consumata davanti al tribunale in cui si stava svolgendo un processo che vedeva sul banco degli imputati i servi dei padroni responsabili di una strage di operai, è segnale di come i padroni e i loro servi si stiano affannando per cercare di prevenire o di arginare le proteste e lo scontento popolare causati dal procedere della crisi del sistema e dai persistenti attacchi padronali alle conquiste e ai diritti dei lavoratori. Mille morti l’anno per lavoro sono una vera e propria guerra di sterminio non dichiarata che si consuma nelle fabbriche e sui cantieri e che è stata scatenata dai padroni assetati di profitto.

È necessario rompere con le logiche del gioco delle parti tanto caro alla borghesia e chiamare le cose con il loro nome! Nel caso degli avvocati che difendono i padroni stragisti tentando di addossare le responsabilità della strage dei sette operai sugli stessi lavoratori, ci viene in mente un vocabolo soltanto: MERCENARI!

 

Contro i padroni stragisti

Giustizia proletaria!

 

Collettivo Comunista Piemontese

 

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________________

 

PdCI Partito dei Comunisti Italiani

Federazione Provinciale di Torino

Contatti. Maurizio Calliano 366-6021105

COMUNICATO STAMPA
Libertà di stampa?? Ma anche di volantinare!
La federazione del PdCI di Torino esprime la sua totale solidarietà alle compagne e ai compagni del Collettivo Comunista Piemontese per i fatti accaduti ieri mattina all'ingresso del Tribunale di Torino in concomitanza all'udienza processuale contro la Thyssen Krupp.
I militanti del CCP sono stati provocati e identificati dai carabinieri perché distribuivano un volantino contro gli avvocati che difendono l'azienda di morte. Successivamente all'identificazione sono stati addirittura sequestrati i volantini.
Con questo atto, i carabinieri, al servizio del premier dittatore, violano definitivamente le pochissime leggi democratiche vigenti ancora nel nostro Paese, tra cui il diritto di opinione e di espressione.
A quando le chiusure delle sedi comuniste per decreto?

 

15.10.09


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15.10.09

Denunciamo i difensori mercenari dei padroni stragisti

 

Dopo Vittorio Betta, il consulente nominato dal collegio di difesa dei padroni stragisti, che aveva sostenuto la tesi dell’errore degli operai in quanto, secondo lui, “se gli operai avessero premuto immediatamente il pulsante che bloccava il macchinario, la tragedia non sarebbe avvenuta”, sul banco degli imputati è stata la volta di Cosimo Cafueri, manager responsabile del servizio prevenzione e protezione della Thyssen Krupp che ha dichiarato che la fabbrica era perfetta e ha accusato gli operai che sono saliti a deporre come testi al processo, di non essere stati onesti nel descrivere la situazione della sicurezza nell’azienda. Ma come è mai possibile, di fronte ad una strage le cui responsabilità sono inequivocabilmente dei dirigenti e dei padroni assetati di profitto, accettare che avvocati e consulenti privi di scrupoli siano lasciati liberi di tentare di sabotare il processo ribaltando la responsabilità della strage addosso agli stessi operai uccisi o, come nel caso del dirigente  Harald Espenhahn, che deporrà questa mattina, sollevare pretestuose mancate traduzioni dall’italiano (che il dirigente Thyssen conosce perfettamente)  al tedesco per chiedere l’annullamento del procedimento in corso?! Tra gli avvocati che difendono i padroni stragisti vi sono anche l’avv. Franco Coppi difensore di Andreotti e DelTurco, l’avv. Cesare Zaccone difensore della Juve in Calciopoli e l’avv. Ezio Audisio che aveva chiesto la nullità del procedimento con il pretesto delle mancate trascrizioni in tedesco.

Gli avv. Audisio, Coppi e Zaccone come tutti gli altri avvocati facenti parte del collegio difensivo dei padroni e dei dirigenti della Thyssen, non sono altro che mercenari senza scrupoli e senza morale; “professionisti” che accumulano quattrini sporchi del sangue degli operai uccisi e che non si fanno alcuna remora etica nell’inventarsi espedienti al fine di fare assolvere i propri assistiti!

 
Alcuni sostenitori illuminati della democrazia potrebbero obiettare che in uno Stato democratico il diritto alla difesa deve essere garantito a tutti e quindi anche ai padroni stragisti. A queste obbiezioni noi rispondiamo che questa è la democrazia che garantisce gli interessi di un pugno di parassiti che vivono nel lusso più sfrenato, nell’ opulenza e nello sfarzo sulla pelle e il sudore di milioni di operai e lavoratori che, soltanto se lavorano, riescono a malapena a sopravvivere. Come può esserci democrazia quando esistono sfruttatori e sfruttati, ricchi che speculano e traggono profitto dai bisogni primari delle masse popolari e che, con il loro denaro possono pagare profumatamente i loro servi della politica e dello Stato, per colpire le masse che protestano, gli operai in sciopero, gli studenti in corteo e i comunisti che si organizzano per abbattere questo sporco sistema? Potersi permettere di pagare profumatamente fior fior di “principi del foro” e di consulenti per coprire, con le loro bugie, i loro giri di parole e i loro fasulli appelli alla legalità e alle norme vigenti, le nette responsabilità di una strage di operai, non è Democrazia! Questi mercenari, al soldo dei padroni, hanno le stesse responsabilità di chi li paga e per questo la classe operaia li denuncia e li accusa!


E’ necessario resistere e rispondere con tutte le nostre forze all’arroganza dei padroni e rendere la vita impossibile ai loro servi!


E’ necessario resistere ed organizzarci per trasformare  una guerra di sterminio contro la classe operaia (nel nostro Pese, in un anno muoiono più di mille operai) in guerra contri i responsabili delle stragi e il loro sistema assassino!

 

Collettivo Comunista Piemontese

 

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14.10.09

Solidarietà ai compagni di GIAP

 

Il Collettivo Comunista Romano esprime piena solidarietà ai compagni dell’occupazione GIAP.
Dietro una facciata di apparente moderatismo, la giunta Alemanno si muove in perfetta sintonia con il governo Berlusconi, operando in funzione dell’annientamento di ogni possibile opposizione politica e sociale incompatibile con il sistema capitalistico.

Prima lo sgombero del Regina Elena, oggi il pugno di ferro contro GIAP; solo poche settimane fa, gli arresti di massa – prevalentemente preventivi – nei confronti dei militanti dei movimenti. Mentre chi aggredisce migranti, omosessuali e compagni vive nella più totale impunità. Il clima in questo Paese si fa ogni giorno più pesante, lo dimostrano anche i fatti di Pistoia, che si configurano come veri e propri rastrellamenti di carattere squadristico.

Di fronte ad un simile contesto, la solidarietà di classe è arma necessaria, seppure non sufficiente, per contrastare l’avanzata, a colpi di riforme e manganello, della parte più retriva del Capitale.
Accanto a voi ed accanto a tutti gli “incompatibili” nella prospettiva della trasformazione sociale.
Ora e sempre Resistenza.

Per il Comunismo

Collettivo Comunista Romano

14.10.09


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13.10.09

No alla repressione degli antifascisti!

 

Domenica 11 ottobre a Pistoia la Digos, con la scusa di un attacco contro Casa Pound, ha fatto irruzione al Circolo Arci Primo Maggio dove era in corso un'assemblea per l’organizzazione delle mobilitazioni contro le ronde.

La polizia ha perquisito il circolo e, non trovando nulla di ciò che cercava, è passata all’identificazione dei 25 compagni presenti, provenienti da molte parti della Toscana, portandoli in un secondo tempo tutti in questura per “accertamenti”. Di questi fermi, tre sono stati trasformati in arresti, non si sa con quali accuse.

Ci troviamo davanti all’ennesimo atto repressivo, intimidatorio e persecutorio da parte della Polizia di Stato, nei confronti di chi tutti i giorni è in prima linea nella lotta contro il fascismo. Le autorità giudiziarie sono al servizio della borghesia che si mostra per quello che realmente è: corrotta e ladra, ci rapina e sfrutta ogni giorno, fa stragi sui posti di lavoro e nelle piazze, lasciando ovviamente impuniti fascisti, spacciatori e delinquenti della peggior specie.

Si moltiplicano le aggressioni fasciste, razziste e omofobe, mentre vengono arrestati e spesso condannati gli antifascisti che agiscono anche in difesa della Costituzione nata dalla Resistenza partigiana. Ricordiamo i fatti del 11 marzo 2006 a Milano, i pestaggi della scuola Diaz di Genova durante il G8 del 2001, i cui i responsabili sono stati assolti mentre i manifestanti che scesero in piazza contro i potenti della terra sono stati duramente condannati, anche in appello.

La collusione tra pezzi dello Stato e gruppi neo fascisti si è resa evidente anche per la questione specifica di Pistoia: all’interno della sede di Casa Pound vi era anche un esponente del PDL.

Perquisizioni senza mandato e fermi illegali e pretestuosi, arresti e condanne politicamente esemplari, sorveglianze speciali e preventive nei confronti di comunisti, antifascisti ed anarchici sono gli strumenti che la borghesia utilizza nel tentativo di tenere in piedi il suo regime in crisi.

La repressione serve alla borghesia per ostacolare il legame che va rafforzandosi tra le masse popolari colpite dagli effetti dalla crisi e il movimento comunista, antifascista,  antimperialista e anarchico. La repressione serve ad impedire che le masse popolari e la classe operaia trovino nei comunisti un sostegno e una guida per buttare all’aria l’ordinamento sociale borghese e per costruire il socialismo.

Non possiamo rimanere immobili davanti a questa situazione. È necessario sviluppare iniziative di solidarietà per i compagni arrestati anche proseguendo con determinazione la lotta contro la riabilitazione del fascismo e contro le manovre intimidatorie e repressive dello Stato borghese sudicio e assassino.

La solidarietà nei confronti degli antifascisti è solidarietà di classe e passa anche attraverso la quotidiana determinazione dell’antifascismo militante. Nei nostri quartieri nelle nostre città!

Da Napoli a Pistoia gli antifascisti l’hanno detto chiaramente che i fascisti non hanno alcun diritto: le loro sedi e la loro attività deve essere ostacolata in ogni modo!

La lotta antifascista è parte della lotta per ridare alla classe operaia un partito comunista in grado di dirigerla alla conquista del potere.

Il potere nelle mani della borghesia vuol dire miseria, repressione, fascismo e guerra. Il potere in mano alla classe operaia vuol dire riscatto, emancipazione e benessere per tutte le masse popolari!

 

L’ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA!

SOLIDARIETA’ CON I COMPAGNI COLPITI DALLA REPRESSIONE!

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

 

 

Coordinamento dei Collettivi Comunisti

 

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11.10.09

Sosteniamo la lotta degli operai della Nacco!

 

La settimana scorsa i padroni della Nacco hanno improvvisamente dichiarato che vogliono spostare la produzione da Modena a Milano - e in seguito in Cina - e che lo stabilimento di Modena non serve più: bisogna chiudere e licenziare tutti i 90 operai che vi lavorano. Tutto questo anche se gli ordinativi nello stabilimento di Modena continuano ad arrivare.

Immediatamente dopo questo annuncio, gli operai della Nacco hanno occupato la fabbrica e sono in presidio permanente!

 

La Nacco è una delle tante fabbriche in crisi a Modena, ma la prima che annuncia licenziamenti da un giorno all’altro e la prima in cui gli operai rispondono con un presidio permanente. È la prima, ma non certo l’ultima, né a licenziare, ma né, tanto meno, a lottare.

Dobbiamo essere tutti uniti con gli operai della Nacco a dire che la Nacco non deve essere chiusa. Che nessuna azienda deve essere chiusa! Dobbiamo essere tutti con gli operai della Nacco per sostenerli nella loro lotta, perché portino avanti la loro lotta con determinazione, imparando dagli altri operai, senza farsi ingannare da nessuna falsa promessa dei padroni, dei politici di turno o dei sindacati che concertano con i padroni il “male minore”.

Gli operai della Nacco devono decidere autonomamente come e quando e con che obiettivi lottare e devono lottare fino in fondo per difendere il loro lavoro, che significa la loro vita e la vita delle loro famiglie!

 

Che cosa stiamo imparando dalla crisi, dalle manovre dei padroni e dalle lotte degli operai che vanno sviluppandosi in tutto il paese?

Da quando la crisi incalza e la chiusura delle aziende è diventata quotidiana, i padroni hanno adottato la tecnica di annunciare improvvisamente licenziamenti di tutte le maestranze (senza utilizzare più nessun ammortizzatore sociale, senza trattativa con il sindacato, ecc.). Lasciano per qualche giorno gli operai in questa situazione tragica durante la quale, spesso e giustamente, gli operai cominciano ad organizzare una lotta di resistenza.

Poi i padroni iniziano a condurre le trattative con i sindacati e annunciano che sono nuovamente disponibili a ricorrere agli ammortizzatori sociali. In realtà gli ammortizzatori sociali li avrebbero rimessi in campo a prescindere, ma in tal modo invece li “concedono”, cercando di far credere agli operai che in fondo i padroni sono magnanimi, sono disposti ad andare loro incontro, che gli ammortizzatori sociali sono una concessione dei padroni, che meglio di così non si può fare.

In questo modo i padroni fanno prima di tutto assaggiare agli operai la sorte più tragica, facendogli intravedere la miseria nera e immediata. A quel punto l’annuncio della CIG diventa, agli occhi degli operai, un momento di sollievo.

I sindacati che non si schierano decisamente in difesa degli interessi degli operai, reggono il gioco dei padroni cercando di convincere gli operai che i padroni in fondo sono comprensivi, che bisogna pur cedere qualcosa, che l’indice di lotta messo in campo dagli operai è comunque servito a far “ragionare” i padroni, ma ora bisogna cercare di perdere il meno possibile, di strappare la fuoriuscita meno dolorosa.

In tal modo i sindacati di regime fanno il figurone di essere stati capaci di fare trattative a favore degli operai. Ma il loro ruolo effettivo è quello di evitare che le lotte degli operai si estendano, si rafforzino, siano condotte con determinazione a impedire ad ogni costo i licenziamenti e la chiusura delle fabbriche.

Accettare la linea del “ritirarsi in buon ordine” porta solo a questo: la fabbrica chiude e gli operai rimangono senza lavoro, proprio come i padroni avevano già deciso sin dall’indice.

Questo abbiamo imparato dalle lotte della INNSE di Milano, della Frigostamp di Torino e di decine di altre fabbriche. Tra i numerosi insegnamenti che abbiamo ricavato e che bisogna diffondere, uno va ricordato in particolare: gli obiettivi e i metodi di lotta li scelgono gli operai che lottano e il sindacato deve essere costretto a portare in trattativa solo e soltanto le richieste degli operai, con tempi e modi che decidono gli operai. La lotta non si delega a nessuno! Abbiamo inoltre imparato che è necessario che chi lotta sia deciso ad andare fino in fondo, che bisogna sviluppare il massimo della solidarietà possibile (da altri operai, dai cittadini, da organismi politici, sindacali o culturali vicini agli operai, ecc.); che non bisogna farsi legare le mani dalle regole imposte dai padroni.

 

La lotta della Nacco riguarda tutti gli operai e tutti i lavoratori del nostro territorio. Difendere la Nacco, difendere il posto di lavoro di questi operai, non è soltanto una questione di solidarietà: significa lottare per il posto di lavoro di tutti, significa lottare contro la chiusura delle aziende, perché la crisi dei padroni non la paghino i lavoratori, altrimenti i lavoratori si ritroveranno senza lavoro, nella miseria e con i loro padroni o ex padroni sempre più ricchi.

La solidarietà è una cosa concreta: significa andare davanti alla fabbrica e chiedere agli operai di cosa hanno bisogno, far conoscere il più possibile la lotta in corso, appoggiarli con interventi, manifestazioni, striscioni qualunque cosa che possa fare sentire prima di tutto agli operai della Nacco che ci siamo e ai padroni della Nacco che non si possono “rottamare” gli operai, che licenziare i 90 operai della Nacco è come licenziare qualunque lavoratore modenese.

 

SOLIDARIETA’ AGLI OPERAI DELLA NACCO !   SOLIDARIETA’ A TUTTI I LAVORATORI !

NESSUNA AZIENDA DEVE ESSERE CHIUSA !   NESSUN LAVORATORE DEVE ESSERE LICENZIATO !

 

Collettivo Comunista Modenese

Via Cortese 64, Modena - collcommodena@tiscali.it – tel. 333 6411102

aderente al Coordinamento dei Collettivi Comunisti

www.coorcolcom.org

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5.10.09

NESSUN PONTE SARA’ INTITOLATO AL FASCISTA ALMIRANTE.

LA GIUNTA MASCHERONI ABBANDONA IL PROGETTO!!

Grazie alla determinata e vasta mobilitazione antifascista  sfociata nella grande e partecipata manifestazione militante di sabato 3 ottobre a Castellamonte, il sindaco Mascheroni (fascista mascherato) revoca la delibera dell’intitolazione del ponte ad Almirante. Una vittoria dell’antifascismo militante, di quell’antifascismo senza se e senza ma che in piazza ha espresso in maniere diverse, ma molto chiaramente, che non vi sarà alcuna riappacificazione con i fascisti e nessuno spazio per chi, come il sindaco Mascheroni e la sua giunta, tenterà colpi di mano revisionisti e riabilitanti del fascismo e dei suoi esponenti, morti o vivi che essi siano.

 

PIAZZALE LORETO E’ GRANDE E C’E’ ANCORA TANTO POSTO

PER I FASCISTI E I LORO FIANCHEGGIATORI!

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

 

Collettivo Comunista Piemontese

 

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4.10.09

SOSTENIAMO LO SCIOPERO DEI METALMECCANICI

VERSO LO SCIOPERO GENERALE

 

I padroni stanno cercando di fare pagare la crisi del loro infame sistema ai lavoratori e alle masse popolari. Gli attacchi alle conquiste di civiltà e benessere e ai diritti dei lavoratori sono sistematici e sempre più cruenti. Licenziamenti, cassa integrazione, delocalizzazione delle produzioni in paesi in cui la manodopera costa meno, “riforme” del mercato del lavoro, del diritto di sciopero, precarizzazione, salari da fame e riduzione della sicurezza sul lavoro. Una vera e propria guerra contro chi, per sopravvivere, non ha altro che la vendita della propria forza-lavoro.

Ma di fronte al tentativo padronale di eliminare i diritti conquistati nei decenni passati con le dure lotte, riprende anche la mobilitazione degli operai con occupazioni delle fabbriche, scioperi e blocchi delle merci. Gli operai difendono il posto di lavoro e i loro diritti ottenendo in alcuni casi, come alla INNSE di Milano e alla Frigostamp di Bruino (TO), vittorie significative, confermando che la lotta paga e che per vincere ci vogliono unità e convinzione di poter raggiungere l’obbiettivo.

Da tutte le fabbriche del nostro Paese sale alta la richiesta operaia di riprendere la lotta. Lo sciopero generale dei metalmeccanici indetto dalla FIOM è la conseguente risposta alla richiesta degli operai stufi di dover pagare sulla loro pelle la crisi del sistema dei padroni che, in questo caso, con il supporto di CISL e UIL, tentano di affossare il Contratto Nazionale per indebolire la classe operaia frammentandola e dividendola.

Lo sciopero dei metalmeccanici è lo sciopero di tutti e per tutti i lavoratori ed è per questo motivo che dobbiamo sostenerlo con tutte le nostre forze. Lo sciopero dei metalmeccanici della FIOM può essere trasformato dagli operai in premessa per uno sciopero generale di tutto il Paese. La classe operaia, unita agli altri lavoratori, ha dimostrato più volte di determinare le sorti del Paese e di essere la classe che può veramente guidare le altre classi delle masse popolari all’abbattimento del sistema di sfruttamento, fame, miseria e morte tanto caro ai padroni e ai loro servi. Per fare questo è necessario organizzarsi per la conquista del potere, è necessario che gli operai si organizzino nel loro partito comunista.

 

 

Coordinamento dei Collettivi Comunisti

coorcolcom@tiscali.it   www.coorcolcom.org    tel.: 333 6411102

 


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3.10.09

Manifestazione antifascista a Castellamonte

 

Mascheroni, democristiano sindaco di Castellamonte (TO) è a capo della giunta di destra che ha deliberato  l’intitolazione di un nuovo ponte a Giorgio Almirante, torturatore della RSI e redattore della rivista “La difesa della razza”, responsabile quindi anche delle deportazioni e dei massacri degli ebrei. Sino al lunedì prima della manifestazione il sindaco aveva dichiarato inagibile il luogo richiesto dal comitato per dare  luogo alla protesta cercando di relegarla fuori città. La manifestazione  contro l’intitolazione del ponte ad Almirante, era stata decisa per sabato 3 ottobre e organizzata dal comitato “Aldo dice 26 x 1”, al quale aderiscono anche il nostro collettivo e il collettivo Stella Rossa di Biella. A seguito delle dichiarazioni degli organizzatori che, con estrema determinazione, durante una conferenza stampa, rimarcavano la volontà di impossessarsi, con ogni mezzo, degli spazi di agibilità politica e di difendere la libertà di manifestare, Mascheroni ha dovuto fare retromarcia e concedere quindi la piazza negata in precedenza con pretestuose motivazioni di “ordine pubblico”. Oltre 400 persone si sono riversate nella piazza e nelle vie di Castellamonte dando vita ad un corteo, aperto dall’ANPI, al quale hanno partecipato, oltre alle componenti del comitato organizzatore, anche rappresentanze sindacali come RdB e FIOM, anche se quest’ultima non in forma ufficiale ma rappresentata da decine di delegati di base. Il  nome del sindaco di Castellamonte trovava posto a chiare lettere sullo striscione “Mascheroni: a piazzale Loreto c’è ancora posto” che il Collettivo Comunista Piemontese e il Collettivo Stella Rossa di Biella, avevano preparato e che hanno portato per tutto il percorso della manifestazione, dando vita ad un nutrito spezzone antifascista al quale, via via, si univano altri antifascisti anche residenti in città. Lo spezzone del CCP e di Stella Rossa ha sollevato anche qualche malumore, soprattutto da parte di alcuni dirigenti dei partiti della sinistra borghese PdCI (Chieppa consigliere regionale) e PRC (Morando segretario del locale circolo) i quali, ancora una volta, di fronte all’incalzare delle domande dei giornalisti intervenuti per l’occasione, hanno mostrato la distanza dalla loro base che invece, come il CCP e Stella Rossa, lanciavano giustamente slogan di fuoco contro il sindaco e contro i fascisti a partire da quello “Se un fascista muore? Champagne! E se non muore Molotov!”, oppure  “Che ne faremo delle camice nere? Tutte al muro e le fucileremo!”.

La risposta all’opportunismo dei dirigenti del PRC e del PdCI, oltre alla loro base, l’ha offerta a chiare lettere anche Bruno  Bettini, segretario della sezione ANPI di Cuorgnè, il quale ai giornalisti dichiarava: “La giunta Mascheroni dimentica la Costituzione, si è comportata in maniera indecente. Certi messaggi se li sarebbero dovuti aspettare. Oggi tutto si è svolto in un clima civile (..:)”.

La retromarcia del sindaco Mascheroni riguardo il percorso e il concentramento del corteo antifascista è da considerarsi quindi una prima vittoria che si è potuta ottenere grazie alla determinazione con la quale le componenti del comitato promotore di Castellamonte (tra cui anche il PdCI con Mao Calliano, responsabile provinciale del partito) hanno resistito alle imposizioni della giunta, lo stesso antifascismo militante che ha portato centinaia di persone in piazza in difesa della Costituzione nata dalla Resistenza e contro lo sdoganamento e la legittimazione del fascismo e dei suoi sgherri torturatori e assassini. E’ necessario alzare il livello di vigilanza intervenendo duramente contro ogni tentativo revisionista che riabilita il fascismo concedendo addirittura onore a torturatori dello stampo di Almirante. E’ necessario estendere la militanza antifascista organizzando iniziative e proteste di piazza ogni qual volta questi tentativi si verifichino come ad esempio a Montanaro (TO) dove la giunta, sull’esempio di quella di Castellamonte, vorrebbe intitolare una strada al fascista Almirante.

O si è antifascisti o non lo si è! Non si può esserlo solo fino ad un certo punto, soltanto sino a che le regole e le leggi borghesi te lo permettono! Il fascismo non è un opinione ma un operazione politica che i padroni mettono in atto nei momenti più acuti di crisi del loro sistema infame allo scopo di arginare le proteste e le sollevazioni popolari.

 

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

A TUTTI I FASCISTI E I LORO FIANCHEGGIATORI

RICORDIAMO CHE A PIAZZALE LORETO C’E’ ANCORA TANTO POSTO!

 

Collettivo Comunista Piemontese

 

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30.09.09

Solidarietà al compagno Valter

 

Mercoledì 30 settembre il compagno del CCP Valter Ferrarato è stato convocato presso gli uffici del commissariato di corso Spezia a Torino per ricevere una diffida relativa all’osservazione delle prescrizioni del suo stato di affidato in prova ai servizi sociali, ordinato come misura alternativa alla pena di un anno o di carcere per gli scontri avvenuti l’11 marzo 2006 a Milano, durante una manifestazione antifascista.

La diffida è stata decisa dal magistrato di sorveglianza a causa di una segnalazione degli agenti della DIGOS che avevano fermato il nostro compagno il primo luglio 2009 e, dopo varie provocazioni, minacce e vessazioni, lo avevano identificato e segnalato come persona sospetta la cui presenza sul luogo del fermo (Piazza CLN a Torino) non era giustificabile (!?).

Gli sbirri della DIGOS, nella loro segnalazione, asserivano che il nostro compagno non aveva “favorito” l’identificazione omettendo di esibire il documento sull’affidamento che il compagno avrebbe invece dovuto mostrare immediatamente agli agenti, come da prescrizioni del magistrato di sorveglianza. Il nostro compagno quindi è stato diffidato e ammonito dal Magistrato di Sorveglianza come trasgressore delle prescrizioni e gli è stato reso noto che questo genere di diffide, se ripetute, potrebbero provocare la revoca della misura alternativa e l’arresto con traduzione in carcere.

Siamo di fronte all’ennesima provocazione e all’ennesimo tentativo di colpire un militante comunista e un compagno che si è sempre battuto con abnegazione e coraggio e che non ha nessuna intenzione di consegnare le armi e di arrendersi.

Gli attacchi repressivi e preventivi contro le avanguardie di lotta sono sistematici e sempre più frequenti, sono i casi in cui i servi della borghesia utilizzano misure preventive degne dei primi anni del ventennio fascista, nel tentativo di isolare, dal fuoco della lotta che il proletariato sta conducendo con sempre maggiore intensità, i compagni che più di altri potrebbero influenzarne gli sviluppi in senso rivoluzionario.

Intendiamo fare il possibile per trasformare questi tentativi repressivi e intimidatori, in un arma da ritorcere contro gli sbirri e i loro mandanti attraverso la diffusione su larga scala delle singole situazioni come quella che ha riguardato il nostro compagno e promuoviamo un fronte comune contro il comune nemico di classe che comprende anche il sostegno e la reciproca solidarietà di fronte alla repressione.

 

Solidarietà con il compagno Valter Ferrarato!

Solidarietà con tutti i compagni colpiti dalla repressione!

 

Collettivo Comunista Piemontese

 

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23.09.09

LA LOTTA PAGA

 

I 170 operai della Frigostamp (azienda stampaggio lamiere) di Bruino (TO), dopo scioperi e blocchi davanti ai cancelli dell’azienda, hanno costretto il padrone a fare marcia indietro sull’uso indiscriminato e pretestuoso della cassa integrazione, obbligandolo a trattare con il “consiglio di fabbrica” (come gli operai della Frigostamp chiamano ancora le attuali RSU) e sospendendo le procedure di cassa integrazione a zero ore.

Gli operai hanno scioperato compatti ed uniti bloccando le merci in entrata e in uscita dalla fabbrica malgrado il padrone abbia fatto l’impossibile per farli desistere dalla lotta. Infatti, durante le ore di lavoro, i capi e i capetti erano stati sguinzagliati nei reparti per intimidire gli operai che avrebbero scioperato, sventolando addirittura le lettere di cassa integrazione davanti alla loro faccia mentre stavano lavorando. Il padrone rispondeva agli scioperi con comunicati affissi nelle bacheche in cui accusava gli operai di mettere in atto proteste di carattere ideologico evocando le lotte degli anni settanta. Ma tutti i tentativi di intimidazione padronale sono andati a vuoto grazie alla compattezza degli operai ottenuta soltanto sviluppando un sistema di elevata democrazia sulle decisioni da prendere per quanto riguardava i tempi e la forma della lotta da mettere in atto.

Alcuni nostri compagni del CCP (Collettivo Comunista Piemontese) hanno partecipato alle agitazioni e sostenuto, con la loro presenza e le bandiere comuniste, i blocchi davanti ai cancelli. Abbiamo così potuto costatare che ogni decisione veniva presa soltanto dopo aver consultato tutti gli operai presenti e che, grazie al coinvolgimento politico di tutti gli operai, la lotta ha potuto assumere le connotazioni di una lotta vincente contro il tentativo padronale di utilizzare la cassa integrazione ordinaria allo scopo di esaurirla per trasformarla in cassa straordinaria e quindi in mobilità e licenziamenti. Questa concezione, risultata efficace durante la lotta, è quella che deve guidare anche le trattative che in questi giorni saranno affrontate dopo la sospensione della cassa integrazione. Soltanto il coinvolgimento politico (analisi, sintesi e azione) degli operai, sulle rivendicazioni e le forme di lotta da mettere in campo può produrre l’unità necessaria alle vittorie. Nel caso della Frigostamp, questo coinvolgimento politico attivo, che non ha atteso le decisioni e i pareri dei dirigenti delle rispettive sigle sindacali, ha prodotto la retromarcia del padrone e lo ha costretto al tavolo delle trattative.

Il passo indietro del padrone sulla cassa integrazione rappresenta un precedente importante e probabilmente unico nel nostro paese. E’ la conferma che soltanto la lotta paga e che gli operai uniti nella lotta fanno paura ai padroni. Come nel caso della INNSE di Milano, è necessario che siano gli operai a decidere quali richieste e quali obbiettivi debbano essere raggiunti al tavolo delle trattative tra padrone e sindacato e non, come spesso succede, che gli operai vengano interpellati dai dirigenti del sindacato soltanto a trattative concluse.

Gli operai della Frigostamp hanno fatto paura al padrone che avrebbe voluto vederli rassegnati e divisi. Si tratta di una vittoriosa battaglia che deve essere presa ad esempio da tutti gli operai e dai lavoratori di altre aziende e che fa parte di una guerra più generale contro la classe di sfruttatori che approfitta della crisi per eliminare le conquiste di civiltà e benessere strappate grazie alle dure lotte dei decenni passati.

 

Collettivo Comunista Piemontese

 

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23.09.09

I NOSTRI EROI SONO I LAVORATORI !

 

In questi giorni il teatrino della politica, di concerto con la stampa e la televisione, ha imbastito l’ennesima campagna “patriottica” traendo pretesto dalla morte dei sei paracadutisti della Folgore in Afghanistan. Le prime pagine di tutti i quotidiani e decine di servizi televisivi hanno commiserato i nostri militari che, secondo una regia ormai consumata, vengono presentati come uomini di pace, costruttori di ponti e scuole. Il duplice cliché degli “italiani brava gente” e della “missione di pace” si ripete in maniera nauseante, come già in Somalia (teatro di mostruosi stupri perpetrati proprio dai nostri connazionali), in Kosovo e in Iraq.

In Afghanistan si sta combattendo una durissima guerra tesa ad affermare il controllo geostrategico, da parte degli Usa e dei suoi vassalli europei, di una zona-chiave del mondo sul piano politico, economico e militare.

I nostri “bravi” soldati sono a tutti gli effetti un esercito di occupazione che negli scorsi mesi ha partecipato attivamente, insieme al comando americano, ad interventi militari e bombardamenti che hanno colpito indifferentemente i Talebani e la popolazione civile. Dov’era la stampa democratica in questi mesi, quando si consumavano massacri di civili e le nostre truppe penetravano nel territorio afghano come forza d’intervento rapido a sostegno degli americani, violando apertamente l’Articolo 11 della Costituzione?

Noi non piangiamo chi cade per imporre un’occupazione neocoloniale appoggiata dal fantoccio di turno (Karzai, uomo delle multinazionali americane), odiata e malvista dalla stragrande maggioranza della popolazione afghana, non solo dai Talebani!

I parà della Folgore non sono certo i nostri eroi!

 

I nostri eroi sono i lavoratori che lottano per la difesa del posto di lavoro, che si mobilitano contro i padroni, che muoiono a causa del mancato rispetto delle condizioni di sicurezza sul lavoro, a fronte di salari da fame!

I nostri eroi sono i lavoratori che salgono sui tetti per esprimere la propria rabbia, che bloccano il traffico, che occupano le fabbriche, che lottano per la rinascita del Movimento Comunista e per un movimento sindacale di classe!

 

Mentre nel nostro Paese centinaia di migliaia di operai e lavoratori perdono da un giorno all’altro il posto di lavoro e la maggioranza delle masse popolari fatica sempre più ad arrivare a fine mese, il governo della banda Berlusconi - come prima il governo Prodi - continua a dilapidare centinaia di milioni di euro nella missione afghana, spedendo al fronte i propri soldati come carne da macello, con l’ipocrita illusione di un buono stipendio, di una medaglietta e di una manciata di effimera gloria.

 

E’ ora di finirla con la propaganda ipocrita del patriottismo!

Via le truppe dall’Afghanistan!

Sostenere la resistenza della popolazione afghana all’occupazione neocoloniale!

Costruire un fronte internazionale di lotta all’Imperialismo!

Avanzare verso la rinascita del Movimento Comunista e verso l’unità sindacale di classe!

Per il Comunismo

 

Collettivo Comunista Romano aderente al Coordinamento dei Collettivi Comunisti

 

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16.09.09

A FIANCO DEGLI OCCUPANTI

CONTRO LA REPRESSIONE

 

Da qualche tempo a Roma è in corso un violento attacco al movimento di lotta per la casa. La guerra alle occupazioni, annunciata dal Prefetto Pecoraro e dalla giunta Alemanno, è iniziata con lo sgombero dell’ex ospedale Regina Elena e degli stabili di Via Salaria, da tempo inutilizzati.

Appare sempre più evidente che i grandi costruttori, gli speculatori edilizi sono coloro che comandano e che da decenni decidono ogni aspetto delle sorti di questa città. Mentre i loro profitti aumentano costantemente le aree verdi vengono cementificate e a centinaia di famiglie vengono negati il diritto ad un’abitazione dignitosa e ad un affitto accessibile.

Ieri mattina, all'alba, un centinaio di carabinieri si sono presentati all’ex scuola 8 Marzo in via dell’Impruneta 51, nel popolare quartiere della Magliana, con un mandato di perquisizione dell'immobile e un mandato di arresto nei confronti di sei persone.

Soltanto la determinazione degli occupanti, degli attivisti arrivati sul posto e degli abitanti del quartiere ha impedito lo sgombero da parte dei carabinieri, i quali si sono poi ritirati portando con loro cinque arrestati con l’accusa di "associazione a delinquere ai fini di invasione di stabile pubblico, violenza privata ed estorsione".

Ai compagni del centro sociale Macchia Rossa e agli occupanti dell’8 Marzo va tutta la nostra solidarietà.

Esprimiamo la più forte condanna nei confronti delle azioni repressive contro il movimento di lotta per la casa e chiediamo l’immediato rilascio di tutti gli arrestati.

 

Collettivo Comunista Romano
email: comunistiromani@live.it
blog: www.comunistiromani.blogspot.com

 

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13.08.09

La vittoria degli operai della INNSE!

 

  

Il 31 maggio 2008 gli operai della INNSE, dopo avere ricevuto le comunicazioni della chiusura della fabbrica, la occupano impedendo ai tecnici, mandati dai padroni, di staccare la corrente e di fare portare via i macchinari che il padrone avrebbe voluto vendere per avvallare una grossa speculazione edilizia sul terreno dove sorge la fabbrica. Gli operai decidono quindi di proseguire con la produzione gestendo anche i servizi e i rapporti con la clientela.

Dal quel 31 maggio del 2008 la fabbrica è stata occupata giorno e notte dagli operai che, malgrado siano anche stati licenziati, continuano a lavorare, a dimostrazione di poter fare a meno e meglio del padrone. Ma la borghesia non poteva tollerare né che gli si impedisse di continuare a speculare sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie, né che una cinquantina di operai dimostrassero che è possibile lavorare e vivere anche senza i padroni. Così all’alba del 17 settembre, polizia e carabinieri fanno irruzione nella fabbrica sgomberando con la forza gli operai che la presidiano e che ci lavorano. Gli operai allora decidono di presidiarne i cancelli per evitare che il padrone possa smantellare i macchinari e portarli via. La fabbrica viene prima messa sotto sequestro e poi, per riportarla nelle mani del padrone, viene dissequestrata il 10 dicembre.

L’esempio degli operai della INNSE intanto attira la solidarietà di operai di altre fabbriche, di organismi di lotta e comitati che vanno ad alimentare il presidio degli operai davanti ai cancelli. A febbraio 2009 la crescente solidarietà attorno agli operai della INNSE costringe polizia e carabinieri a non tentare colpi di mano e il padrone a riprendere il tavolo delle trattative sino ad arrivare al 4 agosto quando, con un blitz sostenuto dalle “forze dell’ordine”, il padrone tenta di portare via i macchinari. Gli operai reagiscono prontamente: bloccano la tangenziale e 4 operai più un funzionario sindacale della FIOM, eludendo la sorveglianza di polizia e carabinieri, salgono su un carroponte dell’azienda per protesta con l’intento di rimanerci sino a che gli operai non avranno vinto. Fuori dai cancelli il presidio si rafforza , così come si moltiplicano i messaggi di solidarietà con gli operai della fabbrica.

Dopo 10 giorni di lotta arriva la notizia dell’acquisizione dell’azienda da parte di un altro imprenditore e della riassunzione di tutti e 49 operai. Hanno vinto!!

 

Gli operai della INNSE hanno vinto la loro battaglia e hanno anche aperto la strada alla vittoria di altri operai e lavoratori di fabbriche e aziende in crisi. Hanno dimostrato che soltanto la lotta paga e che solo lottando senza farsi legare le mani dalle regole dell’avversario, è possibile ottenere grandi risultati. L’unità nella lotta di cinquanta operai ha mostrato la potenzialità della classe operaia e ridato fiducia a quei lavoratori che ancora non credono sia possibile difendere il posto di lavoro e le conquiste e magari conquistarne di nuove. Di fronte alla determinazione e all’unità degli operai in lotta, anche i dirigenti dei sindacati di regime hanno dovuto adeguarsi alle modalità di lotta e di contrattazione degli operai e non viceversa, come spesso succede. I Rinaldini di turno sono dovuti andare a parlare con gli operai sul carroponte e a concordare con loro, preventivamente, gli obbiettivi da raggiungere e le richieste da avanzare invece che, come fanno di solito, trattare con i padroni e decidere le richieste e gli obbiettivi all’insaputa degli operai e, soltanto a trattativa conclusa, indire le assemblee per chiedere ai lavoratori se sono d’accordo o meno.

La lotta degli operai della INNSE è un esempio per le altre migliaia di operai che in questo momento stanno lottando contro la chiusura delle loro aziende e i licenziamenti. Da Melfi ad Ascoli già si sentono gli operai che presidiano le loro fabbriche al grido di “facciamo come gli operai della INNSE”!

Un elemento determinante della vittoria è stata la grande mobilitazione e solidarietà espressa attorno e davanti la fabbrica da operai di altre fabbriche, da organizzazioni comuniste, centri sociali e comitati di lotta, da studenti e sinceri democratici, pronti, ognuno a modo suo e con i propri mezzi, a sostenere la lotta operaia, a dimostrazione che il legame tra le lotte operaie e la lotta per cambiare la società e il sistema che la dirige è un legame inscindibile.

Gli operai della INNSE hanno vinto una battaglia contro il padrone dimostrando che è possibile sconfiggerlo. Ma per vincere la guerra contro il sistema dei padroni è necessario che la classe operaia si doti di una sua organizzazione, costruisca il suo partito, il partito comunista, e che con esso guidi il resto delle masse popolari alla vittoria contro la borghesia e i suoi sgherri e all’instaurazione di un sistema senza speculatori e sfruttatori, all’instaurazione del socialismo.

Ci auguriamo che anche questa vittoria possa inoltre rafforzare il processo di costruzione del partito della classe operaia e invitiamo gli operai della INNSE a trarre da questa lotta e condividerli con altri operai, lavoratori e compagni, gli insegnamenti utili alla riorganizzazione della classe operaia e dei lavoratori nel proprio partito, il partito comunista.

 

Viva la vittoria degli operai della INNSE!

 

Coordinamento dei Collettivi Comunisti

 

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03.08.09

La classe operaia che combatte con determinazione vince!

La lotta paga!

 

Nella mattina di domenica 2 agosto le forze di polizia al soldo dei padroni hanno tentato di mettere le mani sulla INNSE di Milano. Da oltre un anno la fabbrica è autogestita dai suoi operai, che stanno conducendo una lotta eroica contro la svendita e lo smantellamento dello stabilimento decisa dall’attuale proprietario Silvano Genta, che vorrebbe portare fino in fondo la sua speculazione sulla pelle degli operai.

Ma ad accogliere l’arrivo della polizia con le sue ruspe c’erano gli operai e tanti militanti di partiti e organizzazioni politiche comunisti, centri sociali, delegazioni operaie di altre fabbriche del Milanese: una forza sufficiente a respingere anche questa volta l’attacco dei padroni e dei loro servi.

I padroni, sostenuti dal loro governo di borghesi speculatori, imbroglioni, fascisti e prelati al seguito, cercano di far pagare agli operai l’accanimento terapeutico per tenere in vita questo putrescente ordinamento sociale: purtroppo spesso i padroni hanno la meglio. Forti del loro denaro, delle loro armi, dei loro partiti, del sostegno della chiesa e dei fascisti, i capitalisti riescono spesso a vincere la resistenza dei lavoratori e delle masse popolari.

Ma non è sempre stato cosi e anche oggi accade che a vincere è che la determinazione degli operai a non farsi mettere i piedi in testa. La lotta paga! Paga soprattutto se a condurla insieme agli operai vi siano anche il movimento comunista e anticapitalista e i sinceri democratici.

La vittoria degli operai della INNSE è “solo” la vittoria di una delle tante battaglie. Fino a che la società sarà diretta dai padroni e dai loro servi, per gli operai e per tutte le masse popolari non vi sarà pace. Ma ogni vittoria degli operai dimostra che è possibile vincere, che il nemico non è invincibile, che l’unità fa la forza, che per tutelare gli interessi dei proletari e di tutti gli sfruttati non c’è altra via che prendere in mano la direzione della società.

La classe operaia lo ha già dimostrato: senza i padroni si vive molto meglio!

Per vincere le numerose battaglie che oggi deve combattere, ma soprattutto per vincere definitivamente la guerra contro i padroni e prendere nelle sue mani la direzione della società, la classe operaia ha bisogno del suo partito comunista.

Avanti nella lotta contro lo sfruttamento e contro la crisi dei capitalisti!

Operai e compagni che lottate per fare dell’Italia un nuovo paese socialista: avanti nella lotta per ricostruire il partito comunista della classe operaia!

 

Solidarietà agli operai della INNSE!

  

Coordinamento dei Collettivi Comunisti

 

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30.07.09

Ronde della GNI !? Faremo come i compagni di Massa !!

Altro che i City Angels del sindaco Chiamparino !

 

Nei giorni scorsi, alcuni quotidiani locali piemontesi hanno dato la notizia della possibile discesa in campo delle GNI (Guardia Nazionale Italiana) che dovrebbero, se autorizzate dagli organi competenti, svolgere il “servizio” di ronda in “difesa della legalità e della sicurezza” dei cittadini. Crediamo necessario ricordare che la GNI è un emanazione del nuovo MSI il cui segretario è quel tale SAIA, fascista dichiarato di vecchia data impelagato con i servizi segreti “deviati” e per nulla reticente non solo nel dichiararsi fascista, ma attivo anche nel fare apologia di fascismo e nel tentare di riorganizzare il partito che fu dei torturatori e degli assassini, che emanò le leggi razziali e che contribuì direttamente alla deportazione e allo sterminio degli oppositori politici e degli ebrei.

La GNI, anche se le loro divise non saranno più decorate con simboli dichiaratamente fascisti (come lo erano prima che qualche politico, spinto dalla mobilitazione popolare, denunciasse la questione opponendosi all’ostentazione di tali simboli) è diretta dallo stesso Saia e dal suo manipolo di fascisti (ex colonnelli dei Carabinieri ed ex Marescialli dell’esercito) e costituita dagli stessi sostenitori e fiancheggiatori del nuovo partito fascista di Saia e consorte.

Torino, città medaglia d’oro della Resistenza che tante giovani vite ha sacrificato per abbattere il fascismo e cacciare i nazisti dal nostro Paese; Torino, città dell’eroe partigiano Dante Di Nanni che sacrificò la vita combattendo contro i nazifascisti, non può e non deve accettare che i fascisti in camicia color kaki (o comunque addobbati) possano scorrazzare per le sua vie alla ricerca di chissà quale “nemico della società e dell’ordine pubblico”. Il sindaco di Torino e tutti gli amministratori e i consiglieri devono prendere chiaramente le distanze da questi fascisti e invece di valutarne l’idoneità rispetto al così detto “servizio di ronda” inserito nel pacchetto sicurezza del governo, devono impedire che possano circolare per i nostri quartieri!

Se queste squadracce fasciste saranno autorizzate dagli organi competenti a scendere in strada in “servizio di ronda”, la risposta a queste squadracce nere non saranno certo i City Angels, anche se, nonostante tutto, un minimo di servizio sociale loro lo svolgono. La risposta a queste squadracce fasciste saranno le ronde popolari proletarie. Gli antifascisti torinesi faranno come hanno fatto quelli di Massa: le contrasteremo e le combatteremo sul territorio, nei quartieri e nelle vie della nostra città!!

Gli antifascisti torinesi sapranno organizzarsi e fare fronte comune, al di la delle differenti impostazioni politiche e di partito, contro le ronde nere e sapranno riprendere in mano il testimone degli “Arditi del Popolo” e proseguire dove essi avevano interrotto!

Facciamo quindi appello a tutte le forze antifasciste, comuniste, anarchiche e sinceramente democratiche, affinché venga, al più presto, indetta un assemblea organizzativa che abbia lo scopo di mettere in campo gli strumenti necessari a combattere e contrastare le squadracce fasciste e unisca in un fronte comune tutte le forze antifasciste presenti sul territorio.

f.i.p 30.07.09

 

 

Coordinamento dei Collettivi Comunisti  -  27/07/09

I compagni del Partito dei CARC e dell’ASP nella notte tra sabato 25 e domenica 26 luglio a Marina di Massa hanno contrastato le ronde fasciste che pretendono di scorrazzare per la città indisturbate e protette dalla polizia.

I fascisti non tollerano l’opposizione alla loro riabilitazione e al loro tentativo di riorganizzarsi e di reprimere le masse popolari immigrate e non.

Innervositi dalla giusta opposizione dei compagni che non volevano lasciare la città nelle loro mani, i fascisti e la polizia si sono presentati provocatoriamente davanti alla festa di Resistenza.

Negli scontri con i fascisti e con la polizia che li difendeva sono stati arrestati due compagni e fermati altri due.

Esprimiamo solidarietà ai compagni del Partito dei CARC e dell’ASP che sono stati colpiti dalla repressione della polizia in combutta con i fascisti.

Esprimiamo solidarietà a tutti i compagni che si battono contro il regime borghese e contro i fascisti che lo sostengono.

Le ronde fasciste si combattono soprattutto con le ronde proletarie!

Li abbiamo battuti allora, li batteremo ancora!

 

Coordinamento dei Collettivi Comunisti - tel. 3336411102

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21.07.09

UN FANTASMA SI AGGIRA PER L’EUROPA DEI PADRONI

 

Nella lotta per la difesa del posto del lavoro, nell’Europa dei padroni spunta con sempre maggiore frequenza una forma di lotta inaspettata e insolita: il sequestro dei manager. In poco meno di un mese sono già 7 i casi di registrati in Europa.

Questi episodi di lotta si sono svolti quasi tutti in Francia. Il 12 marzo un manager della Sony France viene sequestrato dai dipendenti e costretto a passare la notte nella fabbrica di Pontonx-sur-l’Adour, a sud di Bordeaux, che dovrebbe chiudere in aprile. Il 23 marzo, il direttore dello stabilimento della 3M di Pithiviers viene sequestrato e liberato dopo l’impegno a riprendere i negoziati sulle condizioni di allontanamento di 110 dipendenti. Il 30 marzo vengono sequestrati cinque manager della Caterpillar France. Il giorno dopo tocca al patron della PPR, Francois Henry-Pinault bloccato per un’ora a Parigi da un centinaio di dipendenti che avevano circondato la sua auto. Il primo aprile, a Milano, i dipendenti dell’Omnia Network, che si occupa di call center, hanno “sequestrato” l’amministratore delegato costringendolo ad assistere a un’assemblea a rispondere alle loro domande. Il 7 e l’8 aprile, a Bellegarde-sur-Valersine, non lontano dalla frontiera svizzera, quattro dirigenti dell’azienda britannica Scapa sono sequestrati dai dipendenti in sciopero che protestano contro la chiusura della filiale, annunciata a febbraio. Il 9 aprile in Belgio tre dirigenti della Fiat della sede di Chaussèe de Louvain sono stati rinchiusi nel centro vendite per alcune ore. I lavoratori del centro, 90 in tutto, hanno preso la decisione durante una trattativa sindacale per convincere il vertice dell’azienda a desistere dalla riduzione del personale. I tagli in discussione sono 24. Martedì 14 aprile la tv francese ha messo in onda le immagini dell’assalto degli uffici della sotto-prefettura di Compiegne, da parte degli operai dell’azienda tedesca di pneumatici Continental che vuole licenziare 1120 lavoratori. Sempre nella stessa giornata due dirigenti di una azienda americana, la Molex, che entro maggio vorrebbe licenziare gran parte dei 283 dipendenti, hanno dovuto passare più di 24 ore in fabbrica guardati a vista dagli operi: all’uscita sono stati presi a fischi e urla.

 Un esempio per tutte le reazioni a queste azioni di lotta: G. Centrella, la segretaria della UGL, ha dichiarato: “La rabbia dei lavoratori FIAT in Belgio, seppure espressa in una modalità che non condividiamo, rappresenta purtroppo il fortissimo disagio che tutti i lavoratori stanno vivendo e che ci auguriamo non diventi contagioso”.

Noi al contrario speriamo che questo contagio ai allarghi a tutti i lavoratori d’Europa e del mondo.

Ora, dopo i sequestri di manager, gli operai minacciano di far saltare le fabbriche.

I lavoratori della New Fabris di Châtellerault, nell’Ovest della Francia, una fabbrica proprietà della veneta Zen che da giugno è in liquidazione, sono pronti a un gesto estremo: se i gruppi Psa, Peugeot, Citroen e Renault ex clienti dell’azienda non verseranno 30.000 € a ogni dipendente, faranno esplodere la fabbrica. L’ultimatum scade il 31 luglio[1].

Gli esempi sono contagiosi, due giorni dopo alla Nortel France, azienda della regione parigina in fallimento, dove un gruppo di lavoratori in sciopero minacciano di far saltare lo stabilimento con una decina di bombole a gas che sono state già piazzate nei locali, secondo quanto verificato da giornalisti sul posto[2]. La richiesta è di 100.000 € per ogni licenziato. Il motto dei lavoratori della Nortel è: “Se per noi finisce il 20, finirà per tutti”.

Tutti questi fatti sono importanti, perché dimostrano che ci sono in Europa settori di lavoratori che stanno superando la rassegnazione, la confusione e la disorganizzazione e cominciano a lottare senza farsi legare le mani dalle regole imposte dai padroni. Ma non c’è solo questo. Questi lavoratori non si limitano a dire “non pagheremo la vostra crisi”, ma giocano d’attacco: trasformano una rivendicazione sindacale in un problema di ordine pubblico, in altre parole politico. Non si limitano a rivendicare una sorta di salario per vivere ma lo pretendono e giustamente non si pongono il problema delle compatibilità economiche tra loro e i padroni. Se questa società non garantisce da vivere, al diavolo questa società!

Oggi gli operai francesi sono di esempio a tutti gli operai di ogni paese imperialista.

La rinascita del movimento comunista avanzerà tanto più velocemente quanto meglio le sue componenti sapranno cogliere la lezione degli operai francesi.

Nuovi partiti comunisti sorgeranno come effettivi rappresentanti della classe operaia, quanto più i loro ricostruttori sapranno legarsi con questi operai.

 

Collettivo Comunista Milanese

 

[1] Link http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/economia/operai-francia/operai-francia/operai- -

[2] Link http://repubblica